Lavoro, un nuovo assunto su quattro è straniero. Le donne guadagnano il 28% in meno degli uomini
di Valentina ConteROMA – Oltre un quarto dei nuovi occupati in Italia l’anno scorso era rappresentato da lavoratori stranieri. Lo rivela il Civ Inps nel suo secondo Rendiconto sociale. Il Comitato di indirizzo e vigilanza dell’Istituto - un organo composto da sindacati e associazioni di impresa, presieduto da Roberto Ghiselli - dice anche che la crescita dell’occupazione è proseguita nel 2023. Ma ha «invertito la tendenza» tra le assunzioni stabili scese di 54 mila e quelle precarie salite di 81 mila. Per quanto riguarda le nuove pensioni, continua il calo per la stretta del governo Meloni: 41 mila in meno.
Riparte il lavoro precario e povero
Il mercato del lavoro va ancora bene. Ma qualche scricchiolio viene colto dai dati riferiti al 2023. …
ROMA – Oltre un quarto dei nuovi occupati in Italia l’anno scorso era rappresentato da lavoratori stranieri. Lo rivela il Civ Inps nel suo secondo Rendiconto sociale. Il Comitato di indirizzo e vigilanza dell’Istituto - un organo composto da sindacati e associazioni di impresa, presieduto da Roberto Ghiselli - dice anche che la crescita dell’occupazione è proseguita nel 2023. Ma ha «invertito la tendenza» tra le assunzioni stabili scese di 54 mila e quelle precarie salite di 81 mila. Per quanto riguarda le nuove pensioni, continua il calo per la stretta del governo Meloni: 41 mila in meno.
Riparte il lavoro precario e povero
Il mercato del lavoro va ancora bene. Ma qualche scricchiolio viene colto dai dati riferiti al 2023. A fronte di 523 mila occupati in più, quelli a tempo indeterminato decrescono e ripartono quelli a tempo. Il 72% nelle nuove assunzioni viene dal settore terziario. Solo il 15% alla manifattura e il 13% alle costruzioni. Oltre il 25% dei nuovi contratti fa capo ai lavoratori stranieri che rappresentano il 10,7% degli assicurati Inps: «Una parte importante e imprescindibile della forza lavoro del nostro Paese, anche per il conseguimento dell’equilibrio finanziario dell’Inps».
Per quanto riguarda la maggiore occupazione, si tratta in molti casi di lavoro povero. Lo dimostrano le maggiori entrate da contributi previdenziali versati – spiega il Rendiconto – aumentate solo del 5% in termini nominali: «Non proporzionali alla crescita occupazionale e alla dinamica inflattiva registrata nel periodo». Questo fa supporre «un ulteriore calo della produttività e la creazione di attività lavorative mediamente a basso reddito».
Aumenta poi la Cassa integrazione ordinaria, «la più sensibile agli andamenti congiunturali»: beneficiari saliti da 525 mila del 2022 a 582 mila del 2023. Crescono anche i titolari di Naspi, il sussidio di disoccupazione: da 3 milioni e 146 mila a 3 milioni 246 mila.
Il gender gap dal lavoro alle pensioni
Il gender pay gap, la differenza nella paga tra uomini e donne, continua e si manifesta a tutte le età, dal lavoro alle pensioni. Le retribuzioni medie settimanali lorde degli uomini nel 2023 sono state in media pari a 643 euro, superiori del 28,34% rispetto ai 501 euro medi percepiti dalle donne.
C’è poi una differenza significativa tra la media delle retribuzioni dei lavoratori comunitari (uomini e donne), pari a 582 euro a settimana e quella degli extracomunitari, pari a 385 euro a settimana (+51%). Anche tra gli extracomunitari c’è il gender gap: le donne prendono in media 309 euro a settimana e 432 euro gli uomini.
Per i dipendenti privati la retribuzione media giornaliera è di 77,6 euro per le donne e 104,4 euro per gli uomini (+34,54%). Tra le meno pagate, le lavoratrici del settore immobiliare (75,1 euro). Se si guarda al lavoro pubblico, le donne prendono in media 110,5 euro al giorno e gli uomini 141,2 euro (+28%). Tra le meno pagate, le lavoratrici della scuola (96,4 euro).
La stretta su pensioni e Rdc
L’anno scorso l’Italia ha speso per le pensioni 304 miliardi contro i 283 miliardi del 2022. Una crescita del 7,4%, «dovuta principalmente all’indicizzazione» degli assegni all’inflazione. Per via della stretta normativa operata dal governo Meloni sulle forme di flessibilità in uscita, le nuove pensioni liquidate sono state 837 mila, quasi 41 mila in meno sul 2022 (-5%) e 69 mila in meno sul 2021. I beneficiari di Quota 103 sono stati 23 mila (erano 113 mila quelli di Quota 100 nel 2021). Le lavoratrici uscite con Opzione donna sono scese da 26 mila del 2022 a meno di 13 mila dell’anno scorso. E quest’anno il calo sarà ancora più consistente. Crescono invece le prestazioni assistenziali e sociali: da 584 mila a 613 mila.
I beneficiari di Reddito e pensione di cittadinanza tra 2022 e 2023 sono crollati del 57%, passando da poco più di un 1 milione a 446 mila: nel luglio dello scorso anno il governo ha fermato il sussidio e l’ha sostituito con lo Strumento per la formazione e il lavoro (da settembre 2023) e poi con l’Assegno di inclusione (da gennaio 2024).
Vola l’assegno unico
Un «rilevante incremento» si osserva nelle misure a favore della famiglia. L’Assegno unico per i figli l’anno scorso è arrivato a 6,5 milioni di famiglie per una spesa di 18,8 miliardi (che ricomprende anche i vecchi assegni e le detrazioni). Nel 2021, al suo esordio, il sostegno andava a 2 milioni di famiglie per una spesa di 6,6 miliardi.
Contributi evasi record
Nel bilancio Inps del 2023 c’erano 127 miliardi di crediti contributivi che l’Inps vanta nei confronti di imprese e datori di lavoro che non li hanno versati: una cifra in crescita rispetto ai 124 miliardi del 2022 e per l’81% «considerati inesigibili».
Di fronte a un buco nero così gigantesco, le ispezioni nel biennio si sono ridotte passando da 10.576 a 9.202 a fronte di un calo di ispettori dell’Inps passati da 884 a 828. Anche i verbali sono diminuiti (da 2.015 a 1.873). Ma l’evasione accertata è passata da 719 a 821 milioni. Crescono invece le verifiche della vigilanza documentale: da 103 mila a 162 mila.
Il Civ lamenta «il drastico calo del numero di ispettori Inps a seguito del blocco delle assunzioni vigente dal 2015», anche se il decreto 63 di quest’anno prevede l’assunzione di 403 nuovi ispettori. Ma, osserva il Comitato, «bisogna rivedere complessivamente il sistema». C’è «troppa incertezza» che «penalizza l’attività di contrasto all’evasione contributiva e al lavoro irregolare».
Tempi lunghi per le invalidità civili
Ancora lunghissimi i tempi per il riconoscimento dell’invalidità civile: dai 142 giorni del 2022 ai 144 giorni del 2023. Ma con «notevoli differenziazioni territoriali e medie regionali che oscillano da 53 a 248 giorni». Il Civ reputa sia «necessario predisporre interventi straordinari nelle realtà particolarmente critiche e complesse».
Bilancio Inps in attivo
Le maggiori uscite correnti dell’anno scorso (25 miliardi) a fronte di un incremento delle entrate più basso (18 miliardi) dimezzano l’avanzo finanziario: da quasi 14 a 7,6 miliardi. Aumentano i trasferimenti dalla fiscalità generale, quindi dallo Stato – da 157 a 164 miliardi – per «gli interventi di natura non previdenziale come la decontribuzione». In parte corretta dal governo: dal prossimo anno il taglio del cuneo non sarà più contributivo, ma fiscale.