L’estate congela il Pil italiano. Industria ferma e meno consumi
di Valentina ConteROMA — Crescita zero. Nel terzo trimestre l’Italia si pianta. E fa peggio di tutti in Europa, nonostante la tenuta dei servizi e del turismo. Anche la Germania, data ormai in recessione, batte un colpo e registra un rimbalzino dello 0,2% nel suo Pil estivo. La Spagna invece incassa un altro 0,8%, il doppio della Francia con il traino delle Olimpiadi, e ormai vola verso un allungo del 3,4% quest’anno. Quando invece il nostro +1% a questo punto pare irraggiungibile. Mettendo in crisi anche il +1,2% del 2025.
Il governo Meloni non commenta e non modifica le previsioni. La manovra per ora non cambia. Ma tutte le prospettive economiche sono a rischio. Come pure il piano di risanamento dei conti e il rientro dal deficit in eccesso. Confesercenti, allarmata, chiede di cambiare in corsa la legge di bilancio. Confcommercio avverte del rischio di non riuscire a comprimere il deficit sotto al 3% entro il 2026.
ROMA — Crescita zero. Nel terzo trimestre l’Italia si pianta. E fa peggio di tutti in Europa, nonostante la tenuta dei servizi e del turismo. Anche la Germania, data ormai in recessione, batte un colpo e registra un rimbalzino dello 0,2% nel suo Pil estivo. La Spagna invece incassa un altro 0,8%, il doppio della Francia con il traino delle Olimpiadi, e ormai vola verso un allungo del 3,4% quest’anno. Quando invece il nostro +1% a questo punto pare irraggiungibile. Mettendo in crisi anche il +1,2% del 2025.
Il governo Meloni non commenta e non modifica le previsioni. La manovra per ora non cambia. Ma tutte le prospettive economiche sono a rischio. Come pure il piano di risanamento dei conti e il rientro dal deficit in eccesso. Confesercenti, allarmata, chiede di cambiare in corsa la legge di bilancio. Confcommercio avverte del rischio di non riuscire a comprimere il deficit sotto al 3% entro il 2026.
Crescita zero
Il comunicato dell’Istat è stringato, come sempre quando si tratta di stime preliminari. L’economia italiana nel terzo trimestre, quello che va da luglio a settembre, «è risultata stabile rispetto al trimestre precedente ed è cresciuta dello 0,4% rispetto al terzo trimestre del 2023». Crescita nulla, dunque. «La sostanziale stazionarietà del Pil lascia inalterata allo 0,4% la crescita acquisita». È il punto più critico del report perché se il fieno in cascina vale solo un +0,4%, a meno di miracoli il +1% a fine anno non esiste più.
La stima «provvisoria», prosegue Istat, «è la sintesi di una crescita del settore terziario, di una lieve contrazione del settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e di una forte riduzione dell’industria». Si registra poi «un apporto positivo della domanda nazionale al lordo delle scorte e un contributo negativo della componente estera netta». Ecco dunque la fotografia d’Italia: sta a galla grazie a un po’ di servizi. Il resto, dai consumi alle esportazioni, va male.
Manovra da cambiare in corsa
Confesercenti parla di «frenata», di «risultati del governo sempre più difficili da conseguire» in termini di Pil. Sottolinea la «debolezza della spesa delle famiglie che cresce a ritmi troppo lenti e incompatibili con variazioni pari o superiori all’1%». A sostenere il Pil, continua la Confederazione guidata da Patrizia De Luise, «ancora una volta è il turismo, grazie al buon andamento della stagione estiva, soprattutto grazie all’incremento dei visitatori dall’estero».
Pesa, in generale, la prudenza dei consumatori: «Nei primi se mesi dell’anno i consumi delle famiglie italiane sono diminuiti in termini reali di 1,5 miliardi sul 2023 e non si scorgono segnali di accelerazione. L’indicatore della fiducia è tornato a scendere in ottobre». Per questo Confesercenti dice che «sarebbe deleterio non porre correttivi alla legge di bilancio», per spingere i consumi.
A rischio la correzione del deficit
Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio, ammette che «il rallentamento c’è ed è più forte delle attese, anche sui turisti italiani». Le famiglie forse «stanno ricostituendo le scorte di risparmi, non si fidano e non consumano». Difficile arrivare al +1%, «dovremmo fare un salto congiunturale molto ampio nell’ultimo trimestre che non ho mai visto». Ma a questo punto anche l’obiettivo del deficit è a rischio: «Non usciremo così presto dalla procedura di infrazione. Non entro il 2026».