Roma – Sciopero generale di otto ore contro la manovra “inadeguata, ingiusta e pericolosa”. Manifestazioni e assemblee in tutta Italia Appuntamento a venerdì 29 novembre, al quarto sciopero congiunto tra Cgil e Uil: uno contro la manovra del governo Draghi e tre contro le leggi di bilancio del governo Meloni. L’annuncio arriva dai segretari generali Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri, convocati per martedì a Palazzo Chigi: “A cose fatte: manovra già in Parlamento. Disponibili a fermare lo sciopero, solo se saranno accolte le nostre richieste. Ma non ci accontentiamo di qualche emendamento”.
Spettatore invece soddisfatto della manovra, il leader della Cisl Luigi Sbarra attacca Landini: “Smetta di trainare l’opposizione e faccia il sindacalista”. Anche il vicepremier Matteo Salvini bolla Cgil e Uil come “sindacati di estrema sinistra che scioperano contro l’aumento dello stipendio per 14 milioni di lavoratori fino a 40 mila euro di reddito: ridicoli”.
Il riferimento è al taglio de…
Roma – Sciopero generale di otto ore contro la manovra “inadeguata, ingiusta e pericolosa”. Manifestazioni e assemblee in tutta Italia Appuntamento a venerdì 29 novembre, al quarto sciopero congiunto tra Cgil e Uil: uno contro la manovra del governo Draghi e tre contro le leggi di bilancio del governo Meloni. L’annuncio arriva dai segretari generali Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri, convocati per martedì a Palazzo Chigi: “A cose fatte: manovra già in Parlamento. Disponibili a fermare lo sciopero, solo se saranno accolte le nostre richieste. Ma non ci accontentiamo di qualche emendamento”.
Spettatore invece soddisfatto della manovra, il leader della Cisl Luigi Sbarra attacca Landini: “Smetta di trainare l’opposizione e faccia il sindacalista”. Anche il vicepremier Matteo Salvini bolla Cgil e Uil come “sindacati di estrema sinistra che scioperano contro l’aumento dello stipendio per 14 milioni di lavoratori fino a 40 mila euro di reddito: ridicoli”.
Il riferimento è al taglio del cuneo, diventato un taglio fiscale e non più contributivo e reso strutturale. "L’avevamo chiesto noi, il governo non può rivendersi la Fontana di Trevi come Totò per tre volte: da gennaio non si sarà un euro in più per i lavoratori”, ironizza Bombardieri. “Dai nostri calcoli non è vero che tutti ci vanno in paro rispetto a prima: qualcuno ci perderà”, aggiunge Landini. “E poi il taglio da 12 miliardi lo stanno pagando con gli interessi lavoratori e pensionati che hanno versato 15 miliardi di Irpef in più quest’anno”.
Il punto di rottura col governo si consuma sui tagli al sociale: dalla sanità alla scuola, dal blocco al turn over che svuota le pubbliche amministrazioni anche locali alle pensioni maltrattate. Scintille poi su condoni, flat tax, concordato. E sui “sacrifici” chiesti a banche e assicurazioni: “È solo un prestito, altro che solidarietà”. Non va a giù a Landini e Bombardieri di essere convocati con altre nove sigle sindacali martedì a Palazzo Chigi, quando lunedì dovranno esprimersi in audizione, alla Camera, su una legge di bilancio blindata.
Il lucchetto è ben saldo: per le modifiche in Parlamento ci sono appena 120 milioni. Troppo pochi per accontentare gli appetiti della maggioranza. E anche le speranze affidate al concordato preventivo biennale si sono fatte più miti.
Il flop del concordato
A mezzanotte scadono i termini per l’adesione delle partite Iva all’accordo con il Fisco che congela tasse e controlli per due anni: il contatore dell’incasso può partire. L’Agenzia delle Entrate avrà bisogno di una decina di giorni per estrarre i dati, ma il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, l’ideatore del concordato, sparge già prudenza: “Quello che viene è tutto ben accetto”, dice ai senatori della commissione Bilancio. Il fedelissimo di Giorgia Meloni si aspetta “notizie positive”. Per questo si spinge a dire che dal concordato “ci sarà necessariamente un aumento di gettito”. Ma ancora una volta non lo quantifica. Non è un caso
Al ministero dell’Economia, l’asticella del "buon risultato” è stata fissata a quota 150 mila. Se le adesioni saranno 200 mila, spiegano fonti di governo, “per noi sarà un ottimo traguardo perché il concordato è al debutto”. Numeri molto bassi se paragonati alla platea dei soggetti che possono aderire al concordato: in tutto 4,7 milioni, tra i 2,7 contribuenti soggetti alle pagelle fiscali e i 2 milioni di forfettari.
L’entità dell’incasso dipenderà dai redditi dei contribuenti che accetteranno la proposta delle Entrate, ma all’orizzonte non si intravedono incassi esaltanti. Un bel problema per il governo che si è impegnato ad accontentare le richieste di Forza Italia e Lega: i due partiti vogliono sfruttare il “tesoretto” del concordato per tagliare l’aliquota Irpef del 35%, di uno o due punti, ed estendere la flat tax. Ma gli appetiti rischiano di restare insoddisfatti.
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