Dopo il Pil frena anche l’occupazione a settembre. E l’Italia è fanalino di coda in Europa. Volano gli inattivi
di Valentina ConteIl ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti
ROMA — Dopo il Pil a zero nel terzo trimestre, anche l’occupazione frena. L’Istat registra il primo calo a settembre, dopo tre mesi di rialzi. Quest’anno era già successo tra aprile e maggio. Ora però con un impatto quasi doppio: 63 mila occupati in meno rispetto ad agosto che portano l’asticella di nuovo sotto il massimo dei 24 milioni di occupati festeggiato in estate. «Un record dai tempi di Garibaldi», esultava la premier qualche giorno fa.
L’impennata degli inattivi
Il bilancio rimane comunque positivo, se misurato sull’anno: 301 mila occupati extra nei dodici mesi da settembre 2023 a settembre 2024. Per la prima volta però la crescita degli inattivi, ovvero gli scoraggiati che hanno smesso di cercare un lavoro, supera la crescita degli occupati: 337 mila. Un dato c…
ROMA — Dopo il Pil a zero nel terzo trimestre, anche l’occupazione frena. L’Istat registra il primo calo a settembre, dopo tre mesi di rialzi. Quest’anno era già successo tra aprile e maggio. Ora però con un impatto quasi doppio: 63 mila occupati in meno rispetto ad agosto che portano l’asticella di nuovo sotto il massimo dei 24 milioni di occupati festeggiato in estate. «Un record dai tempi di Garibaldi», esultava la premier qualche giorno fa.
L’impennata degli inattivi
Il bilancio rimane comunque positivo, se misurato sull’anno: 301 mila occupati extra nei dodici mesi da settembre 2023 a settembre 2024. Per la prima volta però la crescita degli inattivi, ovvero gli scoraggiati che hanno smesso di cercare un lavoro, supera la crescita degli occupati: 337 mila. Un dato che sorprende per l’entità.
Difficile per il momento dire se questo rallentamento rappresenta la fine di una lunga cavalcata dell’occupazione, rimbalzata all’indomani del Covid e cresciuta in modo continuo dal secondo trimestre del 2021 in poi. Crescita che ha premiato gli occupati a tempo indeterminato, saliti al massimo storico di 16 milioni. Asciugato il bacino dei precari, da 3 milioni a 2,8 milioni. E riportato gli autonomi oltre i 5 milioni.
Il calo degli stabili
Nel mese di settembre a calare in misura maggiore sono stati proprio gli occupati stabili: 55 mila in meno. Di misura anche quelli a termine (-6 mila) e gli autonomi (-2 mila). Le due fasce d’età penalizzate risultano quelle dei giovani under 24 (- 6 mila), ma soprattutto quelle tra 35 e 49 anni (-75 mila). Avanzano gli occupati tra 25 e 34 anni (+14 mila). E anche gli over 50, come ormai avviene da un paio di anni, anche per effetto della stretta sulle pensioni anticipate (+4 mila).
Il tasso di occupazione rimane tra i più alti della storia d’Italia, al 62,1%. In calo però dal 62,3% di agosto. E comunque l’ultimo d’Europa, perché la Grecia da qualche mese ci ha superati lasciandoci fanalino di coda. Il tasso di disoccupazione si conferma al 6,1%, tra i più bassi dal 2007 (era attorno al 10% nel pre-Covid). Il tasso di inattività invece si alza dal 33,6 al 33,7%.
Significa che oltre un terzo della popolazione attiva non cerca neanche più un posto. «Preoccupa l’aumento degli inattivi che supera la crescita degli occupati», dice Francesco Seghezzi, presidente di Adapt. «A settembre gli inattivi sono aumentati di 56 mila unità e i disoccupati diminuiti di 14 mila». Forse confluiti, i senza lavoro, tra gli scoraggiati. L’aumento degli inattivi e il calo dei lavoratori stabili «sono segnali che meritano particolare attenzione».
Niente panico, dice il governo
Come pure l’altro dato sul fatturato dell’industria, in discesa per il 19esimo mese consecutivo (-4,6% in agosto sull’anno). Spia di un’economia non certo spumeggiante. Tuttavia il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non sembra preoccupato da un Pil che difficilmente crescerà dell’1% quest’anno e dell’1,2% il prossimo, come da lui stimato. «Abbiamo messo in conto anche lo scenario meno favorevole e quindi non cambiamo la strategia del governo», osserva. «Speriamo che nell’ultimo trimestre ci sia una ripresa. Contiamo anche su una spesa per interessi sul debito inferiore alle previsioni».
L’inflazione rialza la testa
L’inflazione intanto rialza la testa. E non è una buona notizia per i consumatori e le famiglie, visto che il carrello della spesa con i prodotti più venduti sale in ottobre al 2,2% tendenziale (sul 2023) dall’1% del mese prima. In generale, tra settembre e ottobre i prezzi sono rimasti stabili. Ma rispetto a un anno fa, la febbre è tornata a ruggire: da 0,7 a 0,9%. Poco rispetto alla crisi del gas. Ma l’ennesima erosione del potere d’acquisto.