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Tutto pronto per il concordato bis, il centrodestra insiste. Il Pd: “Condonaccio”

 Maurizio Leo 

 

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Maggioranza d’accordo sulla riapertura anche se i nuovi incassi saranno utilizzabili nel corso del 2025. Mandato a Perrotta. I dubbi del viceministro Leo che vuole aspettare i risultati definitivi. Le opposizioni accusano: “È la resa del Fisco”
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Roma - Il mandato sarà affidato alla Ragioneria nelle prossime ore. Saranno i tecnici coordinati da Daria Perrotta, al ministero dell’Economia, a disegnare la riapertura del concordato preventivo biennale. A tenere allineate le nuove scadenze con i tempi di utilizzo delle risorse che il governo punta ad incassare dalla tornata bis. E quindi a stabilire se il “tesoretto” aggiuntivo potrà essere utilizzato con la legge di bilancio. Oppure se, al contrario, potrà finanziare un nuovo taglio delle tasse solo nel corso del 2025, con un altro provvedimento, rendendo quindi inutile la rincorsa che l’esecutivo punta ad avviare intorno al 10 novembre, quando l’Agenzia delle Entrate quantificherà l’incasso del primo round.

Questioni tecniche che si i…

Roma - Il mandato sarà affidato alla Ragioneria nelle prossime ore. Saranno i tecnici coordinati da Daria Perrotta, al ministero dell’Economia, a disegnare la riapertura del concordato preventivo biennale. A tenere allineate le nuove scadenze con i tempi di utilizzo delle risorse che il governo punta ad incassare dalla tornata bis. E quindi a stabilire se il “tesoretto” aggiuntivo potrà essere utilizzato con la legge di bilancio. Oppure se, al contrario, potrà finanziare un nuovo taglio delle tasse solo nel corso del 2025, con un altro provvedimento, rendendo quindi inutile la rincorsa che l’esecutivo punta ad avviare intorno al 10 novembre, quando l’Agenzia delle Entrate quantificherà l’incasso del primo round.

Questioni tecniche che si intrecciano con le fibrillazioni politiche dentro la maggioranza. Fosse stato per il mittente del mandato - il viceministro dell’Economia Maurizio Leo - la decisione di riaprire le adesioni delle partite Iva al patto con il Fisco avrebbe avuto un iter più lento. Farlo subito, all’indomani della chiusura dei termini e senza conoscere l’entità del gettito - è il timore - significherebbe ammettere che la riforma fiscale meloniana è stata un insuccesso.

Aprire la questione tra dieci giorni, con un primo incasso già al sicuro - è il ragionamento del viceministro - cambierebbe decisamente il tono della motivazione con cui annunciare la riapertura dei termini. Come a dire: un primo risultato è stato raggiunto, adesso si da un’altra possibilità a chi non si è affacciato al tavolo delle Entrate entro la deadline del 31 ottobre. Soprattutto a chi non è riuscito ad aderire al ravvedimento speciale, la sanatoria per i periodi d’imposta 2018-2022 che è stata agganciata al concordato.

Ma l’idea della riapertura, anticipata ieri da Repubblica, non è rimasta sotto traccia. E una volta venuta a galla ha imposto a Leo un cambio di strategia. Per questo la ricerca di una sponda con la Ragioneria: l’obiettivo è farsi “bollinare” preventivamente il perimetro dell’intervento.

Ma è anche un modo per tenere a bada la maggioranza che preme per l’allungamento del concordato. "Siamo assolutamente sensibili al richiamo dei commercialisti, sulla riapertura valuteremo una volta guardati i dati”, dice il deputato Alessandro Cattaneo. I forzisti sono rimasti già scottati dalla mancata proroga della scadenza del 31 ottobre, che proprio Leo ha negato. Ma si schierano di nuovo con i commercialisti, che hanno salutato l’idea della riapertura dei termini con gran favore. Non solo. Il leader di FI, Antonio Tajani, è tornato a ribadire che le risorse del concordato devono andare alla riduzione dell’Irpef per il ceto medio.

Alla luce delle prime stime sulle adesioni, l’incasso rischia di rivelarsi però molto più basso di quello atteso, mettendo a rischio il taglio delle imposte. Un gettito aggiuntivo, dato proprio da una seconda tranche del concordato, riabiliterebbe il tentativo. Lo stesso ragionamento vale per Fratelli d’Italia. E anche la Lega è d’accordo per la riapertura, seppure con un’idea diversa: i soldi del concordato, ragionano i parlamentari del Carroccio, devono finanziare l’estensione della flat tax.

Nel frattempo, il Pd attacca il governo. "Siamo al ridicolo, è già una pantomima tutta la vicenda del concordato fiscale: ora siamo alla sbracatura totale con un pessimo condonaccio, figuriamoci una riapertura dei termini”, chiosa Antonio Misiani, senatore del Pd e responsabile economico del partito. E la collega Maria Cecilia Guerra rincara la dose: “Siamo alla fase disperata della respirazione bocca a bocca”.

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