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Il piano di aiuti per l’auto che il governo ha tradito

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Inapplicabile l’accordo in 20 punti definito a marzo. Anfia e sindacati chiedono interventi. “Rischio licenziamenti”
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ROMA — Venti misure per rilanciare la produzione e l’indotto auto in Italia. Un piano articolato, messo a punto grazie al contributo di Anfia, l’associazione di categoria delle imprese della filiera, dei sindacati metalmeccanici e di Stellantis. Un piano che prima è finito nel dimenticatoio, visto che il ministro delle Imprese Adolfo Urso è da mesi che non convoca più riunioni del Tavolo Automotive, poi è stato rinnegato, dato che il governo ha tagliato le risorse del fondo.

Colpa anche della crisi del mercato, del peggioramento dei dati, sia di vendita sia di produzione, di Stellantis, gruppo che ha come primo azionista Exor che controlla anche Repubblica, e della scelta di Acc di mettere in stand-by la gigafactory di Termoli. L’impianto e alcune misure si sarebbero potute recuperare. «Non abbiamo più avuto notizie - sottolinea Gianmarco Giorda, direttore dell’Anfia - abbiamo provato anche a sollecitare l’avvio di alcuni interventi, prioritari, ma non abbiamo avuto reazioni». La sc…

ROMA — Venti misure per rilanciare la produzione e l’indotto auto in Italia. Un piano articolato, messo a punto grazie al contributo di Anfia, l’associazione di categoria delle imprese della filiera, dei sindacati metalmeccanici e di Stellantis. Un piano che prima è finito nel dimenticatoio, visto che il ministro delle Imprese Adolfo Urso è da mesi che non convoca più riunioni del Tavolo Automotive, poi è stato rinnegato, dato che il governo ha tagliato le risorse del fondo.

Colpa anche della crisi del mercato, del peggioramento dei dati, sia di vendita sia di produzione, di Stellantis, gruppo che ha come primo azionista Exor che controlla anche Repubblica, e della scelta di Acc di mettere in stand-by la gigafactory di Termoli. L’impianto e alcune misure si sarebbero potute recuperare. «Non abbiamo più avuto notizie - sottolinea Gianmarco Giorda, direttore dell’Anfia - abbiamo provato anche a sollecitare l’avvio di alcuni interventi, prioritari, ma non abbiamo avuto reazioni». La scelta dall’esecutivo Meloni di prosciugare il fondo automotive ereditato dal governo Draghi ha di fatto messo una pietra tombale sopra il piano: cancellati 4,6 miliardi sui quasi 6 ancora a disposizione. In pratica sono sparite le risorse che avrebbero dovuto rappresentare una solida base di partenza per il lancio tra il terzo e il quarto trimestre del 2024.

Misure che avrebbero potuto dare un sostegno al comparto nel 2025, un altro anno che si prospetta nero per l’auto. Ora Urso prova a correre ai ripari. Tira in ballo il collega dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che sotto Draghi aveva stanziato i soldi e sotto Meloni se li è ripresi, ma è difficile che il governo possa reintegrare tutto ciò che ha tolto. E Urso dice che «tutti i soldi rimasti andranno alle imprese della componentistica».

Peccato che il piano, realizzato grazie alla collaborazione tecnica di AlixPartners, si sia ormai trasformato in un libro dei sogni. «Il tavolo al ministero non è più sufficiente - sottolinea Ferdinando Uliano, segretario della Fim-Cisl - c’è bisogno di un’interlocuzione ai massimi livelli, a Palazzo Chigi. Se non si interviene subito, già dai primi mesi del nuovo anno, saranno in scadenza molti ammortizzatori con il rischio reale, entro il 2025, di licenziamento di oltre 25 mila lavoratori».

L’ultima proposta di protocollo d’intesa, datata 18 marzo 2024. Nelle venti pagine di sintesi sono elencate le misure. Si parte con l’allocazione da parte di Stellantis dei modelli sulle piattaforme esistenti, cosa che Stellantis ha fatto, così come la definizione di attività diverse, il Circular Economy Hub oppure la produzione della nuova trasmissione per motori ibridi a Mirafiori. Si ipotizza poi la realizzazione di nuovi modelli grazie ad accordi di programma e all’intervento di Cdp e Invitalia per sostenere gli investimenti. Tra i punti per sostenere la produzione ci sono gli incentivi per l’acquisto di auto che premiano chi sceglie veicoli meno inquinanti e con componentistica europea. Sussidi saltati con il taglio del fondo.

Sul fronte competitività si ipotizza la nascita di una centrale di acquisti per abbattere i costi della filiera auto, la possibilità di acquisto di energia da fonti alternative e rinnovabili, oltre al varo di incentivi e agevolazioni per ridurne il costo. Prevista l’assunzione mirata di forza lavoro più giovane e con maggiori competenze grazie anche alla decontribuzione del costo del lavoro. Nel campo attrattività investimenti e tecnologia si considerano bonus per ammodernare gli stabilimenti o costruirne di nuovi, oltre a politiche di incentivo su investimenti di capitale, tra bonus e decontribuzione in linea con il modello inglese, e sui processi di aggregazione delle imprese. Altro elemento è il supporto alla ricerca sulle tecnologie chiave, tra IA e guida autonoma. Si prevedono progetti di riconversione per le imprese e nuovi ammortizzatori sociali, oltre a programmi di reinserimento dei lavoratori da aziende in crisi a imprese in via di sviluppo, passando anche per nuovi piani di formazione. Misure che sono ormai lettera morta.

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