Meloni blinda la manovra. Forza Italia in pressing sulla sanatoria fiscale
di Giuseppe ColomboLa premier Giorgia Meloni (al centro) con i due vice Antonio Tajani (a sinistra) e Matteo Salvini (a destra)
Roma - La prescrizione per blindare la manovra è pronta. Così stringente da indicare tempi e soglie. Inderogabili, è la conclusione dell’avvertimento che Giorgia Meloni lancia ai suoi deputati attraverso un messaggio veicolato su WhatsApp dal capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti. Entro mercoledì, “ogni deputato potrà inviare al massimo 2 proposte emendative” all’ufficio legislativo del partito. Sapendo già che le circa 200 potenziali proposte di modifica saranno ridotte ancora. Tra due settimane, infatti, tutta la maggioranza, non solo FdI, dovrà indicare i cosiddetti “segnalati”: solo i correttivi superstiti andranno al voto.
La premier prova a giocare d’anticipo, ma Forza Italia e Lega rigettano il metodo della tagliola preventiva. Per questo non hanno fissato un tetto alle modifiche dei loro parlamentari. Liberi tutti. Nessun dubbio sulla scrematura che andrà in scena il 18 novembre, ma anche in questo caso - è la richiesta - bisognerà decidere tutti insieme, n…
Roma - La prescrizione per blindare la manovra è pronta. Così stringente da indicare tempi e soglie. Inderogabili, è la conclusione dell’avvertimento che Giorgia Meloni lancia ai suoi deputati attraverso un messaggio veicolato su WhatsApp dal capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti. Entro mercoledì, “ogni deputato potrà inviare al massimo 2 proposte emendative” all’ufficio legislativo del partito. Sapendo già che le circa 200 potenziali proposte di modifica saranno ridotte ancora. Tra due settimane, infatti, tutta la maggioranza, non solo FdI, dovrà indicare i cosiddetti “segnalati”: solo i correttivi superstiti andranno al voto.
La premier prova a giocare d’anticipo, ma Forza Italia e Lega rigettano il metodo della tagliola preventiva. Per questo non hanno fissato un tetto alle modifiche dei loro parlamentari. Liberi tutti. Nessun dubbio sulla scrematura che andrà in scena il 18 novembre, ma anche in questo caso - è la richiesta - bisognerà decidere tutti insieme, nello specifico il numero totale delle modifiche da votare. Sanno, i forzisti e i leghisti, che poi si procederà con le quote legate al numero dei parlamentari, quindi Fratelli d’Italia avrà più risorse da spendere, ma non vogliono arrivare alla fine della spartizione senza poter dire la loro.
Ecco perché, nelle ultime ore, le liste delle richieste si stanno allungando. La prima mossa la fa il leader degli azzurri, Antonio Tajani. Sul concordato preventivo biennale, la misura identitaria della riforma fiscale targata FdI. La riapertura dei termini per il patto tra le partite Iva e l’Agenzia delle Entrate è “una scelta di buon senso” perché - scrive su X - “più sono gli incassi e più si tagliano le tasse al ceto medio, a cominciare dall’Irpef”. Forza Italia è pronta a presentare un emendamento al decreto fiscale, che accompagna la manovra, per aprire la nuova finestra del concordato. Una forzatura rispetto alla prudenza del viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, fedelissimo di Meloni, che vuole conoscere l’incasso del concordato prima di sdoganare la riapertura.
L’arrembaggio non finisce qui. Alle modifiche ipotizzate negli scorsi giorni, dal rinvio della sugar tax al ridimensionamento della tassa sui colossi del web, se ne aggiungono altre. Tutte molto delicate per gli equilibri della maggioranza. Come il ripristino, in tutto o in parte, dei 4,6 miliardi che il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, casacca FdI, ha tagliato al Fondo per l’automotive. "L’abbiamo presa molto male perché nessuno ci ha avvisati”, dicono fonti di FI. Il partito ha affidato al suo ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, il compito di recuperare quante più risorse possibili dal capitolo della transizione ecologica.
Altra modifica: via l’obbligo di integrare, con un rappresentante del Mef, i collegi sindacali delle imprese che ricevono contributi dallo Stato. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, lavora alla cancellazione della soglia provvisoria (100 mila euro), ma Tajani vuole la soppressione della norma. Ad alimentare la tensione con via XX settembre è l’attacco del senatore Maurizio Gasparri alla Ragioneria: "Devono ragionare, non strafare”.
Anche la Lega non vuole stare a guardare. I parlamentari del Carroccio insistono per rivedere l’aumento delle tasse sulle criptovalute, ma puntano anche ad allargare il perimetro della rateizzazione delle tasse per gli autonomi. Matteo Salvini vuole essere della partita. Anche con lui dovrà fare i conti la premier, che intanto ha cerchiato in rosso il giorno auspicato per il via libera del Parlamento alla sua terza legge di bilancio: il 21 dicembre. Ma la sua maggioranza si muove in modo scomposto. Il lucchetto della manovra vacilla già.
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