MILANO – "La realtà economica e sociale del nostro Paese, che va guardata in faccia, senza infingimenti: il Pil cresce dello zero virgola; la produzione industriale cala da 19 mesi consecutivi; la domanda interna ristagna, mentre l'export - ad agosto - ha perso il 6,7% in valore (e il 10,7 in volume) sull'anno precedente; precarietà, lavoro nero e sommerso colpiscono 6 milioni di lavoratrici e lavoratori; l'evasione fiscale e contributiva è a quota 82,4 miliardi; l'inflazione cumulata nel triennio 21/23 è stata del 17,3%".Così Christian Ferrari, segretario confederale Cgil, in audizione di fronte alle Commissioni Bilancio congiunte sulla manovra, critica i risultati economici del governo, alle prese con l’iter parlamentare della legge di Bilancio.
"La manovra finanziaria si inserisce in questo quadro - ha aggiunto - e non certo in quello decantato dal Governo, che continua a celebrare record immaginari. E alla domanda su quanto la legge di bilancio possa cambiare questo stato di cose …
MILANO – "La realtà economica e sociale del nostro Paese, che va guardata in faccia, senza infingimenti: il Pil cresce dello zero virgola; la produzione industriale cala da 19 mesi consecutivi; la domanda interna ristagna, mentre l'export - ad agosto - ha perso il 6,7% in valore (e il 10,7 in volume) sull'anno precedente; precarietà, lavoro nero e sommerso colpiscono 6 milioni di lavoratrici e lavoratori; l'evasione fiscale e contributiva è a quota 82,4 miliardi; l'inflazione cumulata nel triennio 21/23 è stata del 17,3%".Così Christian Ferrari, segretario confederale Cgil, in audizione di fronte alle Commissioni Bilancio congiunte sulla manovra, critica i risultati economici del governo, alle prese con l’iter parlamentare della legge di Bilancio.
"La manovra finanziaria si inserisce in questo quadro - ha aggiunto - e non certo in quello decantato dal Governo, che continua a celebrare record immaginari. E alla domanda su quanto la legge di bilancio possa cambiare questo stato di cose è lo stesso esecutivo a rispondere certificando - per i prossimi anni - un impatto della sua politica economica sul Pil tra 0,3 e 0,0 punti percentuali".
La Cgil individua nella legge di bilancio una "vera e propria fiera dei tagli agli investimenti e ai servizi pubblici - decisa per rispettare il nuovo Patto di stabilità, cui anche il governo italiano ha dato via libera - che condanna il nostro Paese a 7 anni di austerità", ha aggiunto Ferrari.
"A pagare il prezzo più salato di questa impostazione saranno lavoratori, pensionati, ceti popolari che - sono le sue parole - dopo aver subito una brutale perdita del potere d'acquisto causata da un'inflazione da profitti lasciata libera di consumarsi a loro danno, verranno colpiti anche nel cosiddetto salario indiretto o sociale. Noi sosteniamo che c'era, e c'è, un'alternativa: all'ulteriore diminuzione dei dipendenti pubblici; all'ennesimo taglio per istruzione, ricerca, regioni ed enti locali; alla programmazione di una riduzione delle risorse per la sanità pubblica tale da raggiungere, nel 2027, il livello più basso mai registrato in rapporto al Pil, pari al 5,91%. Si potevano - e si possono - recuperare molte risorse da profitti, extraprofitti (decine e decine di miliardi di euro), rendite, grandi patrimoni, evasione fiscale e contributiva.
Secondo la Cisl, invece, la manovra risponde alle esigenze dei lavoratori. "Sul piano macroeconomico, la manovra ha rivisto in senso migliorativo il percorso di aggiustamento dei saldi indicato dalla Commissione europea con l'obiettivo programmatico di un deficit al 3,3% del Pil nel 2025 e sotto il 3% del Pil già nel 2026, uscendo così dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo. La manovra, nei limiti finanziari imposti dal Patto di Stabilità europeo, presenta diversi interventi in linea con le rivendicazioni avanzate da mesi dalla Cisl e di conseguenza, pur riscontrando, a nostro giudizio, alcuni aspetti migliorabili e da modificare, riteniamo che il disegno di legge risponda in modo significativo a diverse urgenze dei lavoratori, delle famiglie e del sistema socio-economico nel suo complesso". Lo scrive la Cisl nella memoria sulla manovra depositata per le audizioni di fronte alle Commissioni Bilancio congiunte.
"In particolare, sul fronte del sostegno ai redditi da lavoro dipendente, la Cisl - prosegue il testo - apprezza la decisione di rendere strutturale e di elevare la soglia del taglio del cuneo fiscale e contributivo, intervento che sosteniamo da anni e che coinvolge oltre 14 milioni di lavoratori con reddito fino a 40.000 euro. E' un impegno significativo del valore di 12,8 miliardi di euro che si aggiunge ai 4,8 miliardi relativi all' accorpamento delle prime aliquote Irpef".
La Uil
Per la Uil, la legge di Bilancio "è totalmente insufficiente per rispondere alle attuali sfide del Paese e per migliorare le condizioni di vita delle persone". È quanto ha dichiarato la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, in audizione sulla manovra presso le commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato.
"Le politiche in materia di fisco, previdenza, sanità e welfare non garantiscono un reale sostegno alle famiglie e non affrontano i problemi reali del precariato, della povertà lavorativa e delle diseguaglianze territoriali. La conferma del taglio del cuneo fiscale e dell'Irpef a tre aliquote - ha sottolineato Buonomo - che la Uil aveva chiesto venissero rese strutturali, non incrementa il netto in busta paga rispetto a quest'anno. Anzi, la nuova formulazione, che trasforma l'esonero contributivo in una detrazione fiscale, in alcuni casi, determinerà addirittura una perdita".
Inoltre, ha proseguito Buonomo, "l'aumento delle pensioni minime, di soli tre euro, è incommentabile. La sanità, poi, viene definanziata, si taglia in modo sistematico sui ministeri e sulla spesa pubblica, si incentiva l'evasione, si ignora la piaga dei morti sul lavoro e gli unici investimenti previsti sono quelli del Pnrr. E ancora, l'extratassa sugli extraprofitti è semplicemente un prestito che verrà restituito entro due anni".
"Oggi, quindi - ha concluso Buonomo - abbiamo espresso i motivi per cui siamo nettamente contrari a questa manovra e abbiamo spiegato le ragioni per cui abbiamo deciso di avviare la nostra mobilitazione sindacale, che porterà allo sciopero generale del 29 novembre".
Confindustria
Gli industriali auspicano "una manovra incisiva" e avverte che "al momento non offre risposte adeguate ai problemi e ai rischi segnalati", quelli di "perdere base produttiva", "soprattutto perché non appare in grado di invertire quella tendenza a livelli di crescita da zero virgola". Il dg Maurizio Tarquini lo indica in audizione alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato. "Apprezziamo, e riteniamo che sia un bene da preservare, l'attenzione sui conti pubblici" ma "il punto è che sono sostanzialmente assenti il sostegno agli investimenti e alle imprese che li realizzano", dice. E sottolinea: il Paese è "di fronte a un bivio", "avvertiamo la necessità e l'urgenza di segnali chiari e di misure coraggiose".
"Pur con alcuni caveat", Confindustria apprezza "la riduzione strutturale dell'imposizione fiscale per i redditi di lavoro dipendente fino a 40 mila euro" che "sostituisce e migliora la misura temporanea di taglio del cuneo contributivo sperimentata negli ultimi anni". Ma, avverte il dg Tarquini, il contributo alla domanda interna che questa misura potrebbe generare "rischia di essere vanificato dal parallelo riordino degli oneri detraibili, previsto per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75 mila euro".
Soffermandosi sulle misure fiscali Confindustria sottolinea più in generale quanto oggi "occorra dare un segnale forte" per "rendere più attrattivo il Paese" rilanciando la richiesta di "un meccanismo di Ires premiale". I vincoli di bilancio possono essere rispettati - sottolinea - intervenendo "già solo nelle pieghe della manovra" con "una diversa e più produttiva, composizione degli interventi": un esempio è "l'accorpamento da quattro a tre degli scaglioni di reddito rilevanti a fini Irpef e il taglio delle detrazioni per i redditi superiori a 75 mila euro annui. Misure che, nel primo caso, apporteranno un contributo poco significativo e, quindi, poco percepibile per i soggetti interessati e che, nel secondo caso, rischiano di produrre effetti macroeconomici negativi". Ed "anche gli interventi di sostegno al reddito che sostituiscono il taglio del cuneo contributivo potrebbero essere rimodulati, per destinare risorse ad altri capitoli e limare ulteriormente alcuni effetti distorsivi di disincentivo al lavoro. In questo modo si potrebbero recuperare circa 1,7 miliardi".
"E non dobbiamo dimenticare - aggiunge Tarquini - che ogni anno destiniamo solo il 50% dei proventi delle aste Ets alla finalità prevista dalle norme europee, cioè la transizione energetica. Si tratta di circa 1,7 miliardi di euro sottratti alla competitività delle imprese".
I costruttori
La manovra targata Meloni rischia di assestare un colpo duro all’edilizia e quindi alla crescita italiana, già in deciso rallentamento. È l’allarme lanciato dai costruttori italiani, nel corso delle audizioni in Parlamento, che parlano di "forte preoccupazione per gli effetti negativi che la Legge di bilancio rischia di avere sul settore delle costruzioni e quindi sulla crescita italiana". A parlare è la presidente dell'Ance Federica Brancaccio secondo cui "fermare l'edilizia significa fermare il Paese".
A preoccupare l’Ance è in particolare l'assenza della proroga al 2025 delle misure relative al caro materiali per i lavori pubblici in corso di realizzazione: secondo le stime dell'Ance, infatti, sono a rischio più di 10 miliardi di investimenti nel 2025. "Un pericolo 'blocco cantieri' di cui il governo non ha tenuto conto nelle sue stime e che rischia di azzerare la crescita prevista nel 2025 e di determinare un taglio delle rate del Pnrr".
"Nuove aliquote rischio impulso a lavoro nero”
Ma i costruttori si si soffermano anche sulla riduzione dei bonus edilizi. Le nuove aliquote di agevolazione fiscale previste per le ristrutturazioni, con una percentuale di agevolazione inferiore al 50%, come quelle previste al 36% e al 30%, secondo l’Ance rischiano "di dare impulso al lavoro in nero, innescando un circolo vizioso a danno della sicurezza dei lavoratori, dell'efficacia degli interventi, della qualità dell'abitare, della competitività delle imprese regolari e anche delle stesse entrate erariali".
Inoltre, la manovra appare "deficitaria sul tema della riqualificazione energetica e strutturale degli edifici per l'assenza di una politica di medio termine, necessaria per attuare le previsioni della direttiva case green e un piano serio di decarbonizzazione degli edifici".
Gimbe: “Su sanità mancano 19 miliardi”
I rilievi sulla manovra non riguardano però solo l’edilizia. Il presidente di Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta ha posto l’accento sui pochi soldi - insufficienti anche a coprire le misure già varate dal Governo - e sull’assenza di interventi cruciali per la tenuta del servizio sanitario. Senza "adeguate risorse e coraggiose riforme di sistema diremo definitivamente addio all'universalismo, all'uguaglianza e all'equità, princìpi fondanti del servizio sanitario nazionale”, ha detto Cartabellotta in audizione. Le risorse, inoltre, sottolinea Fondazione Gimbe, sono ampiamente insufficienti per finanziare anche le misure già previste dal Governo. All'appello mancano 19 miliardi da qui al 2030.
Per Cartabellotta, il tema delle risorse è cruciale. "L'incremento di 2,5 miliardi di euro per il 2025 aumenta il Fondo sanitario nazionale a 136,5 miliardi di euro, di fatto solo dell'1% rispetto a quanto già fissato nel 2024". La situazione si fa ancora più allarmante se si guarda alla spesa sanitaria in rapporto al Pil: la quota del Prodotto interno lordo destinata alla sanità scende dal 6,12% del 2024 al 6,05% nel 2025 e 2026, fino ad arrivare al 5,7% nel 2029. "L'aumento progressivo del Fondo sanitario nazionale in valore assoluto, sempre più sbandierato come un grande traguardo, è in realtà una mera illusione", ha aggiunto Cartabellotta.
"Calcolatrice alla mano le misure previste dalla manovra per il periodo 2025-2030 hanno un impatto complessivo di oltre 29 miliardi di euro, mentre le risorse stanziate ammontano a circa 10,2 miliardi di euro", ha rimarcato. Ciò costringerà anche Regioni più virtuose a "tagliare i servizi e/o aumentare le imposte regionali".