La crisi Volkswagen si allarga all’indotto: Schaeffler taglia 4.700 posti e chiude due stabilimenti in Europa
di Diego LonghinROMA – La crisi dell’auto in Germania si fa sentire in modo pesante sulla catena dell’indotto. Il fornitore tedesco Schaeffler, una multinazionale da oltre 100mila dipendenti, ha annunciato la soppressione di 4.700 posti di lavoro in Europa, oltre alla chiusura di due siti. E non è l’unica notizia negativa. Anche Michelin in Francia, entro l’inizio del 2026, chiuderà due stabilimenti. Una scelta che interesserà 1.254 dipendenti. Mossa che fa parte di un piano di riorganizzazione pensato per rispondere alla scarsa domanda in Europa e all’agguerrita concorrenza dei produttori asiatici a basso costo. Il gruppo del Bibendum chiuderà prima i siti di Cholet e Vannes, causa "crollo" delle vendite degli pneumatici per camion e furgoni. La società francese ha già chiuso, in venti anni, sei stabilimenti Oltralpe.
ROMA – La crisi dell’auto in Germania si fa sentire in modo pesante sulla catena dell’indotto. Il fornitore tedesco Schaeffler, una multinazionale da oltre 100mila dipendenti, ha annunciato la soppressione di 4.700 posti di lavoro in Europa, oltre alla chiusura di due siti. E non è l’unica notizia negativa. Anche Michelin in Francia, entro l’inizio del 2026, chiuderà due stabilimenti. Una scelta che interesserà 1.254 dipendenti. Mossa che fa parte di un piano di riorganizzazione pensato per rispondere alla scarsa domanda in Europa e all’agguerrita concorrenza dei produttori asiatici a basso costo. Il gruppo del Bibendum chiuderà prima i siti di Cholet e Vannes, causa "crollo" delle vendite degli pneumatici per camion e furgoni. La società francese ha già chiuso, in venti anni, sei stabilimenti Oltralpe.
Quello che preoccupa di più in Italia è la decisione di Schaeffler, che ha tra i suoi clienti principali Volkswagen e che ha appena chiuso la fusione con un altro gruppo tedesco, Vitesco. E proprio da questa operazione, mirata ad accelerare nel campo dell’elettrico, il gruppo specializzato nella produzione di cuscinetti e altri componenti meccanici per l’industria automobilistica si aspetta sinergie importanti. Che forse non sono sufficienti a superare il momento no, visti i nuovi annunci di tagli. La riduzione del personale si rende necessaria, secondo il gruppo, perché “si tratta della risposta dell'azienda a un ambiente di mercato difficile, alla crescente concorrenza globale e alla trasformazione in corso, in particolare nell'industria degli equipaggiatori automobilistici".
Il piano di risparmio corrisponde al 3% della massa salariale del gruppo, che impiega 120.000 persone dalla fusione. Dovrebbe consentire di ridurre i costi di circa 290 milioni di euro all'anno entro la fine del 2029. Dei 4.700 dipendenti tagliati, 2.800 saranno nei dieci siti produttivi in Germania, ma Schaeffler che è presente in 55 Paesi, e considera di intervenire anche sulle altre sedi europee, di cui due saranno chiuse. Quali, però, non è chiaro. Saranno scelte entro la fine dell’anno. E si teme che uno possa essere in Italia. Ad esempio lo stabilimento di Momo del Novarese, vicino alle due sedi di Novara e Milano. Poi parte della produzione verrà delocalizzata in Paesi dove i costi sono inferiori.
Le misure di Michelin
Le contromisure messe in atto dall’azienda convincono il mercato e la Borsa reagisce con un rimbalzo dello 0,6% a 31,3 euro. "Tutti i dipendenti colpiti beneficeranno di un sostegno individuale per aiutarli a costruire un nuovo futuro", assicura Michelin. Alcuni potranno accedere al pensionamento anticipato, altri potrebbero scegliere un sostegno per i trasferimenti interni o essere ricollocati e, secondo la società, questa sarà la soluzione per la maggior parte con "un indennizzo per eventuali gap retributivi fino a 400 euro lordi al mese per tre anni".
Michelin inoltre si impegna "alla creazione di almeno altrettanti posti di lavoro dello stesso tipo a livello locale" come ha fatto con altri impianti. Per quanto riguarda la produzione, la società "si è impegnata attivamente nell'ammodernamento dei suoi siti produttivi, quando possibile, per orientarli su attività ad altissimo valore aggiunto, consolidando così i suoi siti produttivi nel Paese".