Economia

Senza lavoratori stranieri non c’è crescita di occupazione: i dati Bankitalia

Senza lavoratori stranieri non c’è crescita di occupazione: i dati Bankitalia
(fotogramma)

Dal 2007 al 2023 il contributo dei “nativi” è stato negativo. Il Sud soffre particolarmente perché attrae meno da fuori

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MILANO – Senza lavoratori stranieri non c’è crescita dell’occupazione. E’ uno degli aspetti che emergono da un focus prodotto dalla Banca d’Italia nell’ambito della indagine sull’Economia delle Regioni, presentata mercoledì dagli economisti di via Nazionale. Rapporto nel quale, in linea generale, il Sud Italia ha mostrato una crescita post pandemica superiore al resto d'Italia, grazie anche alle misure pubbliche espansive e alle risorse del Pnrr. Però la demografia gioca contro il Mezzogiorno.

Nel rapporto si dettaglia che tra il 2007 e il 2023 la crescita dell’occupazione nella media dell’Unione europea e nei principali paesi centro-settentrionali è stata superiore a quella negli Stati meridionali: “A fronte di un aumento generalizzato degli occupati stranieri, la più modesta dinamica osservata in Spagna e in Italia ha riflesso il calo del numero dei lavoratori nativi”.

In Italia, questo differente apporto tra stranieri e non cambia a seconda delle aree del Paese. L’occupazione è salita al Centro Nord ed è diminuita nel Mezzogiorno e se “il contributo dei nativi è stato negativo pressoché ovunque (quasi nullo al Centro)”, d’altra parte “l’apporto dei lavoratori stranieri è risultato positivo, maggiore al Centro Nord rispetto al Sud e alle Isole”.

Nel commento ai dati, gli economisti di via Nazionale hanno spiegato che il contributo degli stranieri al Sud è stato minore perché è un territorio meno attrattivo per questo genere di lavoratori; di contro nel Centro-Nord il peso degli stranieri è maggiore. Per altro le proeizioni demografiche sul futuro parlano di un saldo naturale negativo soprattutto nel Mezzogiorno, su cui insiste un deflusso di lavoratori verso il Nord e un minore afflusso di stranieri: un mix che porta alla previsione di un calo della popolazione molto più forte al Sud che nel resto del Paese.

Nel lungo periodo d’analisi, che arriva fino a prima della grande crisi finanziaria, è d’altra parte chiaro l’impatto demografico sul mercato del lavoro: “La dinamica negativa dell’occupazione dei nativi è dipesa in tutte le macroaree italiane soprattutto dalla contrazione della popolazione, nettamente superiore a quella della media europea”, si legge nel rapporto. “Ha inciso anche, in misura più contenuta al Centro Nord e più ampia nel Mezzogiorno, il calo del rapporto fra occupati e forze di lavoro, il cui contributo è stato invece positivo nella media europea”.

Quanto alla crescita dell’occupazione straniera in Italia e nelle diverse aree, è interamente attribuibile all’incremento della popolazione, superiore a quello medio della Ue. In ogni caso, ancora nel 2023 la quota di popolazione straniera in Italia rimaneva tuttavia più bassa (12,7 per cento) sia della media della Ue (14,2) sia di quella di Germania (22,2), Francia (14,3), Spagna (19,9) e Paesi Bassi (16,3).

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