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Pochi soldi per abbassare l’Irpef, la maggioranza dirotta il concordato. Forza Italia vuole la quinta rottamazione

Maurizio Leo (s) e il ministro dell'Economia e Finanze Giancarlo Giorgetti alla Camera durante il voto del DEF, Roma, 28 Aprile 2023. ANSA/GIUSEPPE LAMI (ansa)

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I dubbi sull’utilizzo del gettito. La Lega preme per il taglio del canone Rai. Ira di Salvini contro i forzisti: “Ci hanno votati per tagliare le tasse”
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Roma - I mugugni montano persino dentro Fratelli d’Italia, il suo partito. E anche il resto della maggioranza inizia a dubitare. Lui, Maurizio Leo, il viceministro dell’Economia che ha ideato il concordato preventivo biennale, tira dritto: la riapertura, va ripetendo ai suoi, permetterà di aumentare l’incasso. E quindi avere a disposizione quei due miliardi che servono per tagliare l’aliquota Irpef del ceto medio, dal 35% al 33%, per un anno.

Una rincorsa fino al 10 dicembre, quando si chiuderà la nuova finestra per le adesioni delle partite Iva al patto con il Fisco che congela le tasse e i controlli per due anni. In soccorso potrebbe arrivare la sanatoria, collegata al concordato, per i debiti 2018-2022, ma le risorse saranno disponibili solo dopo il 15 marzo.

Ecco, la scollatura che nelle ultime ore sta prendendo forma dentro la maggioranza nasce proprio qui. Ruota intorno a una domanda che ieri ha animato i ragionamenti di alcuni deputati: con le risorse recuperate fino ad ora, in…

Roma - I mugugni montano persino dentro Fratelli d’Italia, il suo partito. E anche il resto della maggioranza inizia a dubitare. Lui, Maurizio Leo, il viceministro dell’Economia che ha ideato il concordato preventivo biennale, tira dritto: la riapertura, va ripetendo ai suoi, permetterà di aumentare l’incasso. E quindi avere a disposizione quei due miliardi che servono per tagliare l’aliquota Irpef del ceto medio, dal 35% al 33%, per un anno.

Una rincorsa fino al 10 dicembre, quando si chiuderà la nuova finestra per le adesioni delle partite Iva al patto con il Fisco che congela le tasse e i controlli per due anni. In soccorso potrebbe arrivare la sanatoria, collegata al concordato, per i debiti 2018-2022, ma le risorse saranno disponibili solo dopo il 15 marzo.

Ecco, la scollatura che nelle ultime ore sta prendendo forma dentro la maggioranza nasce proprio qui. Ruota intorno a una domanda che ieri ha animato i ragionamenti di alcuni deputati: con le risorse recuperate fino ad ora, in tutto 1,3 miliardi, ha senso intervenire sull’Irpef, riuscendo al massimo a tagliare l’aliquota in questione di un punto percentuale? La considerazione vale a maggior ragione se il secondo tempo del concordato dovesse chiudersi, ancora una volta, con un risultato al di sotto delle attese.

La risposta a questi dubbi è stata già abbozzata: il gettito del concordato può essere utilizzato per altre misure. I 181 emendamenti presentati da FdI, Lega e Forza Italia al decreto fiscale sono lì a dire che la maggioranza preme per avere risorse da spendere. Cambiare destinazione all’incasso del concordato richiederebbe una correzione al provvedimento collegato alla manovra: una norma, infatti, fa confluire le risorse nel Fondo per l’attuazione della delega fiscale, con l’obiettivo di "essere prioritariamente destinate alla riduzione delle aliquote Irpef”. In modo prioritario, ma non esclusivo. È questo il gancio che può svincolare il concordato dal taglio dell’Irpef.

Il terminale delle frizioni che agitano la maggioranza è la legge di bilancio. Al di là dell’utilizzo che se ne farà, è lì dentro che il governo vuole far confluire l’incasso del concordato. In attesa di contendersi il “tesoretto”, i partiti che sostengono l’esecutivo misurano il loro peso con gli emendamenti al decreto fiscale.

La Lega punta a incassare il via libera alla proroga del taglio del canone Rai, da 90 a 70 euro: nell’emendamento, anticipato da Repubblica, è previsto anche un contributo di 430 milioni per risarcire Viale Mazzini, che nel 2025 incasserebbe meno soldi dal prelievo in bolletta. Forza Italia resta contraria. E suscita l’irritazione di Matteo Salvini, che tira una stoccata agli alleati: "Ci hanno votati per tagliare le tasse”.

Gli azzurri marcano i leghisti anche sulla rottamazione. Il senatore Claudio Lotito chiede una nuova edizione, la quinta, per le cartelle dal primo luglio 2022 al 31 dicembre 2023: il pagamento in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2025 o in 18 rate, con un interesse del 2% a partire dalla seconda. Tocca a Leo, in questo caso, decidere se essere d’accordo con la maggioranza.

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