Enel, non solo rinnovabili il futuro passa per il nucleare
di Giovanni PonsTre reattori della centrale nucleare di Edf a Cattenom, in Francia ANSA/NICOLAS BOUVY
Milano — Enel è il più grosso produttore mondiale di energie da fonti rinnovabili, con circa 65 GW di capacità installata, ma ritiene che per arrivare agli obbiettivi di decarbonizzazione fissati al 2050 e a un auspicabile ribasso dei prezzi dell’energia, non si possa fare a meno del nucleare. Lo ha detto a chiare lettere Flavio Cattaneo, ceo di Enel, in un breve intervento al Gruppo Mondiale per l’Energia da Fusione che si è riunito ieri per la prima volta a Roma, alla Farnesina, su iniziativa dell’Italia e dell’Aiea.
«In Italia la produzione di energia generata con l’acqua, il sole e il vento non è sufficiente a raggiungere gli obbiettivi di decarbonizzazione - ha spiegato Cattaneo - e per completare l’uscita dalla produzione a carbone e ridurre quella da gas occorre per forza far ricorso all’energia nucleare che considero verde».
Milano — Enel è il più grosso produttore mondiale di energie da fonti rinnovabili, con circa 65 GW di capacità installata, ma ritiene che per arrivare agli obbiettivi di decarbonizzazione fissati al 2050 e a un auspicabile ribasso dei prezzi dell’energia, non si possa fare a meno del nucleare. Lo ha detto a chiare lettere Flavio Cattaneo, ceo di Enel, in un breve intervento al Gruppo Mondiale per l’Energia da Fusione che si è riunito ieri per la prima volta a Roma, alla Farnesina, su iniziativa dell’Italia e dell’Aiea.
«In Italia la produzione di energia generata con l’acqua, il sole e il vento non è sufficiente a raggiungere gli obbiettivi di decarbonizzazione - ha spiegato Cattaneo - e per completare l’uscita dalla produzione a carbone e ridurre quella da gas occorre per forza far ricorso all’energia nucleare che considero verde».
Altrimenti bisognerà aumentare la quota di importazioni, che è già al 10-15% della domanda complessiva e non lamentarsi se in Italia il prezzo dell’energia è molto più alto dei paesi confinanti come Francia, Spagna e anche Germania, che ha riaperto ben 13 centrali a carbone dopo aver detto addio al nucleare in seguito all’incidente di Fukushima. «Enel è a favore della ricerca in tutta la filiera del nucleare - ha ricordato Cattaneo -. Considero la fusione una sorta di Sacro Graal che risolve tutti i problemi di sicurezza ma bisogna essere pragmatici e considerare anche le altre tecnologie in una sorta di staffetta per arrivare alla fusione».
E dunque spazio anche agli Smr (reattori a fissione di terza generazione avanzata) e Amr (di quarta generazione) che hanno il vantaggio di essere pronti in tempi più brevi.
In questo quadro si inseriscono le trattative che Enel sta portando avanti con Leonardo e Ansaldo Nucleare per una nuova società che si occupi della ricerca per le centrali di nuova generazione. «Il soggetto dovrebbe avere un ruolo importante nel sistema», ha confermato il ministro Pichetto Fratin.
La strategia dell’Enel è in piena sintonia con le idee che sta cercando di diffondere il governo: «Lo scopo è quello di portare avanti una transizione energetica sostenibile e non ideologica - ha sottolineato in un messaggio alla conferenza di ieri la premier Giorgia Meloni -. Per farlo saranno usate tutte le tecnologie, quelle già in uso, quelle che stiamo sperimentando, quelle che dobbiamo ancora scoprire. La fissione di quarta generazione può fare da ponte dall’idrocarburo alla futura fusione».
L’Enel opera da tempo in alcuni impianti di produzione nucleare di vecchia generazione in Spagna e in Slovacchia, paesi dove il costo dell’energia si mostra più contenuto rispetto all’Italia. Nel Belpaese, inoltre, è difficile ottenere nuovi permessi per impianti rinnovabili, come dimostra il caso della Sardegna che ha bloccato tutti i progetti. Ciò non toglie che i buoni risultati del terzo trimestre di Enel e quindi quelli dei primi nove mesi del 2024 siano stati ottenuti grazie alle rinnovabili la cui capacità installata è salita di 3 GW nel corso dell’anno. Il margine operativo lordo (Ebitda ordinario) si è attestato a 17,4 miliardi di euro, in crescita del 6% rispetto al dato del 2023. L’utile netto ordinario è anch’esso in crescita del 16% a 5,8 miliardi e ciò ha permesso al direttore finanziario Stefano De Angelis di confermare alla comunità finanziaria i target previsti per il 2024. E cioé 22,1-22,8 miliardi di Ebitda e 6,6- 6,8 miliardi di utile netto. L’indebitamento scenderà a circa 56 miliardi considerando che entro la fine dell’anno dovrebbero concludersi alcune dismissioni già annunciate portando in casa 2 miliardi di cash. Così a fine anno il rapporto tra debito netto e Ebitda scenderà a 2,4 volte.