Meno regole su criptovalute e Ia, timori per i talenti internazionali con la stretta sui visti: cosa significa per il mondo tech la vittoria di Trump
di Alessandro LongoAspettiamoci più libertà di innovare sull’intelligenza artificiale, senza i paletti immaginati da Joe Biden ma anche meno tutele per utenti e società. E via libera alle criptovalute, che infatti hanno guadagnando punti subito dopo i risultati elettorali. Ma per il resto, tante incognite: le Big tech potrebbero soffrire sotto la nuova presidenza di Donald Trump, che storicamente è loro nemico e ha annunciato misure – come dazi e strette sui visti – che per gli esperti potrebbero fare molto male all’industria tecnologica.
Un quadro insomma pieno di incertezze, per il mondo dell’innovazione e l’economia digitale, all’indomani della vittoria di Trump.
I punti fermi sono le promesse elettorali di una regolamentazione leggera, sulle Big tech e non solo. Al tempo stesso, può fare la differenza il filo diretto creato con il mondo tech da storici veterani della Silicon valley quali Jd Vance (vicepresidente di Trump) e il repubblicano Peter Thiel. Per non parlare di Elon Musk, forte alleato e c…
Aspettiamoci più libertà di innovare sull’intelligenza artificiale, senza i paletti immaginati da Joe Biden ma anche meno tutele per utenti e società. E via libera alle criptovalute, che infatti hanno guadagnando punti subito dopo i risultati elettorali. Ma per il resto, tante incognite: le Big tech potrebbero soffrire sotto la nuova presidenza di Donald Trump, che storicamente è loro nemico e ha annunciato misure – come dazi e strette sui visti – che per gli esperti potrebbero fare molto male all’industria tecnologica.
Un quadro insomma pieno di incertezze, per il mondo dell’innovazione e l’economia digitale, all’indomani della vittoria di Trump.
I punti fermi sono le promesse elettorali di una regolamentazione leggera, sulle Big tech e non solo. Al tempo stesso, può fare la differenza il filo diretto creato con il mondo tech da storici veterani della Silicon valley quali Jd Vance (vicepresidente di Trump) e il repubblicano Peter Thiel. Per non parlare di Elon Musk, forte alleato e collaboratore di Trump, a capo di Tesla, SpaceX e X (ex Twitter), il quale però nel mondo Big tech fa storia a sé, soprattutto per idee politiche. Google, Meta e altri colossi sono sempre stati più vicini alla sinistra libertaria, anche se negli ultimi tempi la loro fede ha vacillato a causa delle strette regolatorie di Biden.
Intelligenza artificiale e criptovalute
Trump non ha fornito molti dettagli specifici sulle politiche di AI che intende perseguire, anche se ha definito la tecnologia “molto pericolosa” in merito ai deepfake. Una cosa che Trump ha promesso è di revocare l'ordine esecutivo di Biden sull'Ia, che delinea le politiche sulla governance, promuove la concorrenza e affronta le minacce correlate. Trump aveva detto che per quest’ordine era un problema la libertà di parola.
Con le mani libere sull’Ia, gli Usa potrebbero correre più veloci nel produrre modelli più potenti e con maggiore impatto sulla società, l’economia; mentre l’Europa andrebbe più piano e con più prudenza, con le regole già approvate che prevedono tutele e garanzie contro i rischi.
È un’ottima notizia invece, senza dubbio, per le criptovalute l’elezione di Trump, che già in campagna elettorale si è speso a favore di quel mondo. Laddove i democratici volevano – anche in questo caso – aumentare le tutele per i consumatori contro il rischio speculativo.
Industria tech, dazi e visti
I big tecnologici non sono sicuri però di poter gioire da questi risultati elettorali. Trump ha promesso “vendetta” a Google e Meta accusandoli di discriminare le idee repubblicane sul social e nei risultati di ricerca. Non è chiaro come potrebbe dare seguito a queste minacce: il dipartimento di Giustizia è indipendente dal presidente, infatti. Sono due però le mosse promesse da Trump che potrebbero danneggiare davvero il settore, secondo tutti gli esperti. I dati e la stretta sull’immigrazione.
A settembre Barclays aveva avvertito che il settore tecnologico sarebbe stato uno dei più colpiti dal piano di Trump per dazi ad ampio raggio, in particolare “per il conseguente aumento dell'inflazione, dei costi e il rallentamento della crescita economica”, ha affermato la banca.
Mark Lemley, professore e direttore dello Stanford Program in Law, Science & Technology, ha avvertito che il piano di Trump per l'imposizione di ingenti dazi sulle merci straniere potrebbe danneggiare le aziende tecnologiche. Per loro diventerebbe più difficile collaborare con fornitori cinesi e vendere sui mercati esteri.
Una possibilità è che aumentino i prezzi per i dispositivi tecnologici come gli smartphone.
La stretta sui visti renderebbe più difficoltoso assumere talenti tech internazionali, invece, e pure contribuirebbe a mettere una palla al piede a innovazione e crescita.