Roma - I fondi per la difesa aumenteranno, ma l’asticella si fermerà sotto il 2% del Pil. È quando si sofferma sul capitolo della manovra dedicato agli investimenti pubblici che Giancarlo Giorgetti tira la linea dell’impegno che l’Italia è in grado di garantire. A Montecitorio, davanti ai parlamentari delle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro dell’Economia rivendica lo stanziamento di 35 miliardi nei prossimi quattordici anni: la spinta farà salire la spesa all’1,57% nel 2025, per poi passare all’1,58% l’anno successivo e all’1,61% nel 2027.
Ecco perché nel giorno in cui il segretario della Nato, Mark Rutte, sprona i Paesi dell’Alleanza Atlantica “a mettere molto di più del 2%”, Giorgetti può assicurare “un potenziamento degli investimenti”. Ma allo stesso tempo deve prendere atto che l’obiettivo del 2% “risulta molto ambizioso e non del tutto compatibile, sotto il profilo in particolare delle coperture, con il quadro vigente della governance europea”.
I margini sono …
Roma - I fondi per la difesa aumenteranno, ma l’asticella si fermerà sotto il 2% del Pil. È quando si sofferma sul capitolo della manovra dedicato agli investimenti pubblici che Giancarlo Giorgetti tira la linea dell’impegno che l’Italia è in grado di garantire. A Montecitorio, davanti ai parlamentari delle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro dell’Economia rivendica lo stanziamento di 35 miliardi nei prossimi quattordici anni: la spinta farà salire la spesa all’1,57% nel 2025, per poi passare all’1,58% l’anno successivo e all’1,61% nel 2027.
Ecco perché nel giorno in cui il segretario della Nato, Mark Rutte, sprona i Paesi dell’Alleanza Atlantica “a mettere molto di più del 2%”, Giorgetti può assicurare “un potenziamento degli investimenti”. Ma allo stesso tempo deve prendere atto che l’obiettivo del 2% “risulta molto ambizioso e non del tutto compatibile, sotto il profilo in particolare delle coperture, con il quadro vigente della governance europea”.
I margini sono stretti, riflesso dei nuovi vincoli europei e della "incertezza che caratterizza il contesto internazionale”. Ma il titolare del Tesoro si dice sicuro che l’Italia può ancora crescere più di quanto prevedono l’Istat, la Banca d’Italia e l’Ufficio parlamentare di bilancio. “Non sarei stupito da eventuali revisioni al rialzo delle stime preliminari del Pil 2024”, sono le parole che fissano l’ottimismo. Indotto anche dall’andamento dell’ultimo trimestre dell’anno che, sottolinea, “dovrebbe tornare in espansione”, dopo la crescita zero nel terzo trimestre certificata dall’Istituto nazionale di statistica.
Fiducia, ma anche tanta cautela: la traccia della gestione “prudente e responsabile della finanza pubblica” rimarrà tale. Non per questo, è il ragionamento di Giorgetti, la manovra è da considerare blindata. È pronto ad accogliere alcune modifiche. E a rispondere, così, alle sollecitazioni che arrivano dalla maggioranza.
Apre alla modifica della norma sui revisori del Mef nelle società che ricevono contributi pubblici. Ma non sarà cancellata, come chiede Forza Italia: i tecnici sono al lavoro per sostituire la soglia transitoria dell’aiuto di 100 mila euro con una, definitiva, molto più alta. Il principio del "comportamento parsimonioso” non è in discussione.
Mano tesa alla Lega, il suo partito, che vuole rivedere l’aumento della tassazione, dal 26% al 42%, sulle criptovalute. La soluzione immaginata dal titolare dell’Economia punta su forme di tassazione diverse rispetto alla permanenza in portafoglio degli investimenti.
Al Carroccio e a FI promette aperture sul blocco del turnover nella Pubblica amministrazione: lo stop parziale, dice, "non si giustifica” per alcuni comparti come la sicurezza. Il Parlamento potrà anche intervenire sulle agevolazioni edilizie per le ristrutturazioni, a patto però di non violare la distinzione tra la prima e la seconda abitazione che è “un principio irrinunciabile”. Aperture, modifiche, ritocchi. Ma niente stravolgimenti. La maggioranza è avvisata.