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L’impero Red Bull guarda al calcio italiano

(reuters)

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Il colosso dei drink punta ancora sullo sport Il primo obiettivo è la sfida al Psg. Ma piace anche la Serie A: accostato a Toro e Genoa
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Il Torino o il Genoa in Italia, e il Paris Fc in Francia. Sono i club di calcio nel mirino di Red Bull, la multinazionale austriaca che vent’anni fa ha capito che vincere negli sport era più conveniente - e divertente - che limitarsi a produrre bevande energetiche. Urbano Cairo, proprietario della società granata, smentisce la trattativa. Gli americani del fondo 777 Partners, in crisi, non commentano l’ipotesi di un passaggio di mano del loro Grifone. Bernard Arnault, quinto uomo più ricco del mondo secondo Forbes, si diverte a leggere sulla stampa francese dell’operazione che lo porterebbe a essere l’azionista di riferimento del secondo club di calcio parigino, in condominio con l’azienda delle lattine.

Per Red Bull l’acquisto di società in Serie A e Ligue 1 sarebbe un ulteriore passo nell’espansione del proprio impero sportivo, che oggi, oltre ad atleti di discipline estreme come il paracadutismo, comprende le scuderie Red Bull Racing e Alpha Tauri in Formula 1, squadre di hockey i…

Il Torino o il Genoa in Italia, e il Paris Fc in Francia. Sono i club di calcio nel mirino di Red Bull, la multinazionale austriaca che vent’anni fa ha capito che vincere negli sport era più conveniente - e divertente - che limitarsi a produrre bevande energetiche. Urbano Cairo, proprietario della società granata, smentisce la trattativa. Gli americani del fondo 777 Partners, in crisi, non commentano l’ipotesi di un passaggio di mano del loro Grifone. Bernard Arnault, quinto uomo più ricco del mondo secondo Forbes, si diverte a leggere sulla stampa francese dell’operazione che lo porterebbe a essere l’azionista di riferimento del secondo club di calcio parigino, in condominio con l’azienda delle lattine.

Per Red Bull l’acquisto di società in Serie A e Ligue 1 sarebbe un ulteriore passo nell’espansione del proprio impero sportivo, che oggi, oltre ad atleti di discipline estreme come il paracadutismo, comprende le scuderie Red Bull Racing e Alpha Tauri in Formula 1, squadre di hockey in Austria e Germania, e 5 club di calcio: il Red Bull Salisburgo e l’Fc Liefering in Austria, i New York Red Bulls negli Stati Uniti, il Red Bull Bragantino nel Brasilerao, e la squadra ammiraglia, l’RB Lipsia, dove RB sta però per RasenBallsport (“sport con la palla su erba”), visto che in Germania gli sponsor non possono dare il nome ai club, con eccezioni fra cui lo storico Bayer Leverkusen.

La galassia Red Bull

La storia

Red Bull è stata fondata nel 1984 dall’austriaco Dietrich Mateschitz e Chaleo Yoovidhya, uomo d’affari thailandese, per commercializzare in Europa una versione meno dolce della bevanda energetica orientale Krating Daeng. Partendo dal lancio della bibita in Austria nel 1987, Red Bull ha conquistato il pianeta, arrivando a vendere nel 2023 oltre 12 miliardi di lattine, per un fatturato di 10,5 miliardi di euro. Opera in 177 paesi, con quasi 18mila dipendenti. L’uomo forte è Mark Mateschitz, figlio di Dietricht, morto nel 2022. Il 32enne, che ha in mano il 49 per cento delle quote, sembra determinato a continuare il percorso del padre.

Lo scorso agosto Red Bull ha acquistato l’Omiya Ardija, club giapponese promosso in seconda divisione. E ha fatto quello che già fece con l’Austria Salzburg, quando ne prese il controllo nel 2005, all’inizio dell’avventura nel calcio: nuovo nome e nuovi colori sociali. A Salisburgo i tifosi si opposero, dando vita all’esperienza romantica di un nuovo club, iscritto a campionati minori, con il nome la maglia di un tempo. Nel caso della trattativa per il Torino, di cui per prima ha dato notizia la Stampa, il cambio di logo non sarebbe necessario, per ovvi motivi. E a rendere appetibile l’affare sarebbe il fatto che nel 2025 il club potrebbe acquisire lo stadio dal Comune di Torino. Analogamente, i colori sociali del Genoa, rosso e blu, sarebbero già Red Bull-compatibili. Ma prima, l’azienda austriaca vuole chiudere l’affare Paris Fc. Red Bull acquisirebbe il 15% del club fondato nel 1969 dalla federcalcio francese. Arnault, e non Lvmh, sarebbe in maggioranza con il 55%. Pierre Ferracci, attuale presidente, manterrebbe il 30%, almeno fino al 2027. Lo scopo è creare una squadra in grado di sfidare il ricchissimo Psg qatarino, sfruttando i vantaggi del modello Red Bull: costi condivisi, accesso a giovani di valore cresciuti nelle giovanili degli altri club del gruppo, condivisione dei dati di performance e una rete di scouting centralizzata. Tutto sotto il cappello del programma per lo sviluppo del calcio di Red Bull, che da gennaio sarà affidato a Jurgen Klopp, ex Liverpool maestro del “gegenpressing” – la riaggressione del pallone subito dopo averlo perso – e della valorizzazione del talento.

I rischi per il club

Tutto rose e fiori, quindi? Non proprio. Uno dei rischi per i club del gruppo Red Bull è la partecipazione di squadre con la stessa proprietà alla stessa competizione europea, vietata dalle norme Uefa. Finora Red Bull ha aggirato il problema risultando tecnicamente sponsor, e non proprietaria, di alcuni club. Salisburgo e Lipsia hanno così potuto giocare entrambe la Champions. Ma nessuno può assicurare che le norme sulle doppie proprietà continueranno a consentire un meccanismo simile.

Altro aspetto critico: alcuni club della galassia Red Bull hanno come scopo fare da vivaio per altri, almeno nella percezione dei tifosi. È successo nella stagione 2016/17, quando il calciatore Naby Keita passò dal Salisburgo al Lipsia. E di nuovo nell’estate 2021, quando lo stesso percorso toccò a Dominik Szoboszlai. Se il club tedesco ha visto i suoi ricavi crescere del 1.172% in pochi anni, conquistando la prima Coppa di Germania nel 2022, è anche grazie all’apporto di calciatori dal Salisburgo, cannibalizzato per il bene del team capogruppo. E questo non può fare felici i sostenitori della squadra austriaca, che tifano Salisburgo, non Red Bull.

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