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“Accusati di contrabbando per un semplice errore”: parte la rivolta contro la riforma doganale

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Le associazioni che si occupano di import-export insorgono contro la nuova legge che prevede la confisca della merce e l’invio del fascicolo al tribunale europeo per dichiarazioni infedeli con valore superiore ai 10mila euro. Per il sistema-Paese, denunciano gli addetti ai lavori, si rischia un autogol da quasi 3 miliardi
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ROMA – Chi lavora nell’import-export lo definisce un disastro, un autogol per la reputazione e le stesse finanze dello Stato. A mandare su tutte le furie spedizionieri, agenti doganali e imprese è il decreto legislativo 141/2024, in attuazione della riforma fiscale, che avrebbe dovuto allineare l’ordinamento italiano a quello europeo, nel tentativo di arrivare - un giorno, ma questo non dipende solo da Roma - a regole e sanzioni uguali per tutti all’interno dell’Unione europea.

Invece, accusano gli addetti ai lavori, dopo questa legge l’Italia è diventata un caso unico a livello unionale e il timore è che adesso i traffici possano spostarsi verso altri Stati costieri, con regole meno rigide. Soprattutto per i carichi di maggior valore, infatti, le az…

ROMA – Chi lavora nell’import-export lo definisce un disastro, un autogol per la reputazione e le stesse finanze dello Stato. A mandare su tutte le furie spedizionieri, agenti doganali e imprese è il decreto legislativo 141/2024, in attuazione della riforma fiscale, che avrebbe dovuto allineare l’ordinamento italiano a quello europeo, nel tentativo di arrivare - un giorno, ma questo non dipende solo da Roma - a regole e sanzioni uguali per tutti all’interno dell’Unione europea.

Invece, accusano gli addetti ai lavori, dopo questa legge l’Italia è diventata un caso unico a livello unionale e il timore è che adesso i traffici possano spostarsi verso altri Stati costieri, con regole meno rigide. Soprattutto per i carichi di maggior valore, infatti, le aziende potrebbero preferire uno sbarco - ad esempio - a Rotterdam, più oneroso, ma almeno privo di rischi.

La confisca a tempo indeterminato

La legge modifica le sanzioni per il reato di contrabbando, che scatta quando il mancato incasso di dazio e Iva è superiore ai 10mila euro. In tal caso c’è il sequestro della merce in attesa che il Pm del tribunale europeo si pronunci. In sostanza, il pm deve poi stabilire se c’è o non c’è il dolo. Se non c’è, si libera la merce e la sanzione diventa “solo” amministrativa.

Solo che il sequestro può facilmente scattare “anche in caso di semplici errori, che nell’import-export sono quotidianamente dietro l’angolo” spiega un doganalista iscritto all’albo professionale che preferisce non usare il proprio nome, “perché le classificazioni doganali sono estremamente complesse e, peggio ancora, opinabili”. L’esperto fa un esempio concreto: “Mettiamo che io stia importando un carico di portachiavi: questi oggetti contengono tessuto, metallo e plastica. Ognuno dei tre materiali ha un codice doganale diverso e un dazio diverso, ma ne va dichiarato uno soltanto. In base a cosa scegliere, al valore? Al peso? All’utilizzo principale? Questi dilemmi sono all’ordine del giorno e gli errori sono frequenti”.

Il problema della soglia

C’è un altro tema: quello della soglia. Diecimila euro sono considerati “spiccioli” quando si parla di carichi che si misurano in container. Massimo De Gregorio è presidente di Anasped, la Federazione nazionale spedizionieri doganali: “Una nave con un carico di metalli può valere oltre venti milioni di euro. Se dovesse sfuggire una fattura da 15mila euro scatterebbe il sequestro su tutta la merce, che può durare mesi.

Oltretutto il sequestro in banchina di una nave di questa stazza costa circa 30mila dollari al giorno. Davvero si pensa che un importatore voglia prendersi un rischio di questa portata per rubare poco più di diecimila euro all’erario? Con questa legge, il messaggio che passa all’estero è che tutti gli operatori, per lo Stato, sono dei potenziali contrabbandieri: non è una bella immagine. E dire che avevamo auspicato una legge che punisse in modo severo le frodi e i comportamenti dolosi: ma non scritta in questo modo”.

La soglia dei diecimila euro, sostengono le imprese del settore, si raggiungerebbe ancora più facilmente perché il nuovo provvedimento considera l’Iva come un diritto di confine. In altri termini, in caso di dichiarazione errata, il mancato introito per l’erario non è solo il dazio (come negli altri Paesi europei) ma la somma di dazio più Iva, che avendo un’aliquota del 22% va lievitare il conto.

Tenere la merce parcheggiata per mesi, in attesa che il tribunale europeo si pronunci, in alcuni casi può essere un problema più grave che in altri. De Gregorio parla di un caso già avvenuto: due container di capi di abbigliamento invernali bloccati in dogana per un contenzioso da 13mila euro: “Un carico che verrà probabilmente liberato solo a maggio-giugno”. Quando è probabile che non avranno più mercato, almeno in Europa.

C’è chi ha fatto due calcoli. Il presidente di Fedespedi Alessandro Pitto dice che “la riforma rischia di generare una distorsione dei traffici a favore degli altri Paesi europei. Dalle nostre stime, se l’Italia perdesse anche solo il 10% dei traffici, l’Agenzia delle Dogane incasserebbe circa 2,7 miliardi di euro in meno all’anno tra dazio e Iva”.

La circolare “riparatrice”

Per questo motivo Conftrasporto, Assocad (l’associazione nazionale dei centri di assistenza doganale), il Consiglio nazionale degli spedizionieri doganali e Anasped (la federazione nazionale) il 30 ottobre hanno inviato un “manifesto” al governo Meloni per chiedere la revisione di queste norme “che colpirebbero in modo del tutto sproporzionato tutti quegli operatori corretti che, in modo involontario, violano la norma doganale”.

Nel documento le associazioni specificano che “le sanzioni devono essere, sulla base della stessa legge delega, effettive, proporzionate e dissuasive”, ma che “la tutela penale deve scattare solo quale extrema ratio del sistema”. Finora dalla politica non ci sono state risposte “e sarebbe stato meglio intervenire prima, piuttosto che adesso che il testo è già stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. Il Mef ci dice che i casi di denuncia alla procura europea saranno poche decine l’anno, ma allora perché mettere in piedi quest’impianto così punitivo?” si chiede Pitto di Fedespedi.

Anche in seguito alle proteste degli operatori, nei giorni scorsi l’Agenzia delle dogane ha fatto uscire due circolari, dirette agli uffici territoriali, per chiarire meglio il quadro. Una in particolare sembra attenuare l’impatto della nuova norma: “Si prevede che, in caso di dichiarazione infedele per un errore formale, si possa estinguere il reato di contrabbando pagando una sanzione amministrativa” dice De Gregorio, aggiungendo però che “la merce può comunque essere confiscata. Somiglia a un patteggiamento”.

Secondo Pitto “la circolare è apprezzabile, perlomeno perché tenta di mitigare l’impatto della legge, ma non si capisce perché rimanga la possibilità di confisca, lasciando un’alea di incertezza sulla sua applicazione o meno, caso per caso”.

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