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Il governo non convince Cgil e Uil. “Manovra pessima, lo sciopero resta”

L'incontro a Palazzo Chigi tra governo e sindacati sulla manovra

 

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Confronto di sei ore a Palazzo Chigi con 12 sigle. Meloni non apre a modifiche: “Protestate perché ci sono io”. Landini attacca sulle pensioni: “Volevate abolire la Fornero e l’avete peggiorata”. Giorgetti: “Non capisco dove”
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ROMA — Sciopero generale confermato. Cgil e Uil escono da sei ore di confronto con la premier Meloni, sette ministri e altre dieci sigle sindacali. Ma non cambiano idea: «Nessun passo avanti», chiosa Maurizio Landini. «La manovra è pessima, non dà futuro al Paese. E gli spazi di modifica sono marginali». Così Pierpaolo Bombardieri. I regali portati dai due leader a Meloni – il libro di Camus, “L’uomo in rivolta” da Landini e una calcolatrice da Bombardieri – strappano solo un sorriso. «Lei non mi ha portato niente?», scherza la premier con Luigi Sbarra, segretario Cisl, che alla fine definisce l’incontro «importante, accolte molte nostre richieste».

Sindacati spaccati

Sindacati spaccati, governo chiuso. L’esito del confronto non pot…

ROMA — Sciopero generale confermato. Cgil e Uil escono da sei ore di confronto con la premier Meloni, sette ministri e altre dieci sigle sindacali. Ma non cambiano idea: «Nessun passo avanti», chiosa Maurizio Landini. «La manovra è pessima, non dà futuro al Paese. E gli spazi di modifica sono marginali». Così Pierpaolo Bombardieri. I regali portati dai due leader a Meloni – il libro di Camus, “L’uomo in rivolta” da Landini e una calcolatrice da Bombardieri – strappano solo un sorriso. «Lei non mi ha portato niente?», scherza la premier con Luigi Sbarra, segretario Cisl, che alla fine definisce l’incontro «importante, accolte molte nostre richieste».

Sindacati spaccati

Sindacati spaccati, governo chiuso. L’esito del confronto non poteva essere più scontato. La premier lo trasforma, all’inizio, nella rivendicazione delle misure inserite nella sua terza legge di bilancio. Voleva farlo in una conferenza stampa, all’indomani dell’approvazione in Consiglio dei ministri, poi saltata. Lo fa ora (e diffonde la nota alla stampa) davanti a Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Usb, Cida, Cisal, Confedir, Confintesa, Confsal, Ciu e Cse. Una rappresentanza troppo larga e per Cgil e Uil anche “finta”. Un’occasione in più per i due confederali di chiedere una legge per stabilire chi rappresenta chi ai tavoli col governo. Si spiegano anche così le sei ore di confronto.

Le rivendicazioni di Meloni

Davanti a questa platea divisa – molti sindacalisti criticano apertamente i colleghi di Cgil, Uil e Usb per il no alla manovra – parla di cuneo fiscale («Lo rendiamo strutturale e lo ampliamo a 1,3 milioni di lavoratori»), bonus bebè («Finanziato con il taglio alle detrazioni per i figli a carico sopra i 30 anni»), sanità («Aumentiamo il fondo sanitario di 10,5 miliardi in due anni: anche Bombardieri può verificarlo con la sua calcolatrice»).

Tocca solo di striscio il tema pensioni: «Le minime saranno rivalutate oltre l’inflazione». Ricorda con orgoglio di «far partecipare banche e assicurazioni alle coperture»: non una tassa, ma un prestito. Apre solo alla possibilità di «intervenire ancora sull’Irpef», per tagliare le tasse al ceto medio con «le risorse fresche» dal concordato. Per il resto il confronto non entra mai davvero nel merito.

Il battibecco su pensioni e sciopero

Secondo Cgil e Uil, Meloni nega i problemi: tagli alla spesa, Pil a zero, liste di attesa in sanità, blocco del turn over nella pubblica amministrazione, stipendi affondati dall’inflazione, produzione industriale a picco da venti mesi. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ricorda i «vincoli» europei che limitano la manovra. E «la serietà, il rigore, l’affidabilità» del governo «che ci farà risparmiare sugli interessi del debito pubblico».

Landini lo stuzzica sulle pensioni: «Avete peggiorato la legge Fornero, proprio voi che volevate abolirla». E lui: «Non capisco dove e come». Ma alla fine tocca a Meloni tirare una riga. Lo fa all’attacco, più da leader politica che da premier: «Le cose vanno bene: l’occupazione cresce, il Paese cresce. Scioperate adesso solo perché ci sono io. Solo per pregiudizialità politica».

Muro contro muro

Cgil e Uil ricordano che sono al quarto sciopero consecutivo, «il primo era contro Draghi». Ma è muro contro muro. Tra la premier che lavora anche malata, «perché senza diritti sindacali». E le sigle che insieme rappresentano più del 50% dei lavoratori italiani, tranne che nel pubblico impiego e nella sola categoria dei ministeriali e delle funzioni centrali.

Lì il governo è riuscito a spaccare i sindacati. Ha firmato il rinnovo del contratto solo con la Cisl e gli altri minori. «Avete dato solo il 6% di aumento contro il 17% dell’inflazione», tuona Landini. Se la prende a male il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. Ma il tempo è finito. Il 29 novembre sarà sciopero generale.

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