Bombardieri: “Dalla premier sorrisi ma ci hanno trattato da fondamentalisti”
di Rosaria AmatoIl leader della Uil Pierpaolo Bombardieri regala alla premier Giorgia Meloni una calcolatrice
ROMA — La foto che ritrae Pierpaolo Bombardieri mentre consegna la calcolatrice a Giorgia Meloni, tra i sorrisi generali, sembra l’anticamera di un confronto sereno. Ma invece, assicura il segretario della Uil, quello di ieri mattina tra governo e sindacati «è stato un confronto in alcuni momenti anche aspro».
Non per tutti, una buona parte dei sindacati presenti all’incontro ha mostrato apprezzamento per le misure della legge di Bilancio. C’è un tentativo di delegittimare chi invece protesta?
«Mi pare che ci sia una voglia da parte di molti esponenti della maggioranza di fare passare questo come uno sciopero politico, ma sono i fatti che dimostrano il contrario: mi riferisco alle pensioni, al lavoro, al fisco, alla sanità. Al vicepremi…
ROMA — La foto che ritrae Pierpaolo Bombardieri mentre consegna la calcolatrice a Giorgia Meloni, tra i sorrisi generali, sembra l’anticamera di un confronto sereno. Ma invece, assicura il segretario della Uil, quello di ieri mattina tra governo e sindacati «è stato un confronto in alcuni momenti anche aspro».
Non per tutti, una buona parte dei sindacati presenti all’incontro ha mostrato apprezzamento per le misure della legge di Bilancio. C’è un tentativo di delegittimare chi invece protesta?
«Mi pare che ci sia una voglia da parte di molti esponenti della maggioranza di fare passare questo come uno sciopero politico, ma sono i fatti che dimostrano il contrario: mi riferisco alle pensioni, al lavoro, al fisco, alla sanità. Al vicepremier Tajani, che ci ha definito fondamentalisti, abbiamo spiegato che fare gli interessi dei lavoratori e chiedere migliori servizi sanitari, o di andare in pensione prima e a condizioni migliori, non significa essere fondamentalisti, sono i temi del sindacato. A questo tentativo di politicizzare lo scontro io rispondo però anche rivendicando il diritto di fare politica, ma nel senso originario di polis: i sindacati non sono entità astratte, noi agiamo nell’interesse del bene comune. E dovrebbero farlo anche i politici».
E non lo fanno?
«Chi ci accusa di fare politica in questo Paese dovrebbe piuttosto porsi il problema del perché il 60% della popolazione non va a votare. Forse dovrebbero fare più attenzione alle rivendicazioni di chi rappresenta i lavoratori, perché sentirsi dire da un vicepresidente del Consiglio che i sindacati che proclamano lo sciopero sono ridicoli, o estremisti, non è tanto un’offesa a me o a Landini, ma alla Costituzione, che riconosce il diritto di scioperare. Salvini è il vicepresidente di tutti gli italiani, non rappresenta solo quelli che lo hanno votato. Ma preferiscono metterla in caciara, per evitare di affrontare i motivi per i quali si fa sciopero».
Da parte della premier ci sono state invece aperture? Come ha reagito quando lei le ha regalato la calcolatrice?
«E’ stata al gioco. E’ tornata indietro quando ha visto che avevo un pacchetto, si è pure lamentata che la calcolatrice era in una busta fosforescente blu, che non era chiusa alla perfezione. Io le ho detto che la macchina serviva a fare un calcolo più complicato di quello che ha fatto il governo sulla sanità, perché se è vero che in termini assoluti ha messo più soldi, in Europa il raffronto va fatto rispetto al Pil, è quello il criterio. E comunque, al netto di quella disquisizione, io le ho chiesto se fosse contenta della sanità pubblica. Non dico che la responsabilità dello stato delle cose sia tutta di questo governo, ma adesso siamo in una situazione di emergenza drammatica».
Anche sul contratto degli statali vi siete scontrati con il governo. Vi hanno accusati di ritardare gli aumenti per i lavoratori pubblici.
«Per un sindacato è naturale chiedere il rinnovo dei contratti, ma se qualcuno arriva al tavolo e dichiara di accontentarsi che le condizioni dei lavoratori si limitino a non peggiorare non è un sindacato, è un’altra cosa. Il contratto appena siglato nel pubblico impiego entrerà in vigore non prima di aprile, e il governo ha già stanziato le risorse per il 2025. Non sarebbe stato naturale siglare a gennaio, e includere anche quelle risorse, anziché fare aspettare chissà quanto i lavoratori? Mi pare che il livello del dibattito sia andato oltre quello tollerabile in un Paese democratico».
Con l’incontro di ieri si è chiuso qualunque spiraglio di dialogo?
«Rispetto ad alcune nostre proposte il presidente del Consiglio si è mostrata interessata, per esempio per la detassazione degli aumenti contrattuali (però ci ha detto che costerebbe due miliardi) o per le misure per la sicurezza sul lavoro. Non basta l’interesse, però ci vuole la sostanza economica. Noi abbiamo in programma uno sciopero, che confermiamo, ma se ci dovesse essere un confronto non ci sottrarremo».