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Chiedimi se sono stressato, un lavoratore su tre pronto a lasciare l’occupazione

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Il primo Global Talent Barometer fotografa come il 53% delle persone è in crisi lavorativa. La Generazione Z è la più in difficoltà, e si dichiara pronta a rivoluzionare la propria vita professionale nei prossimi 6 mesi
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ROMA – Realizzare il sogno di un lavoro per essere felici? Non proprio. Se nel mondo il 63% dei lavoratori e delle lavoratrici ha una percezione positiva del proprio impiego, il 53% delle persone afferma di sentirsi stressato. Di più. Uno su tre (36%) ha in programma di abbandonare la propria occupazione entro i prossimi sei mesi. Addio sogno del posto fisso dunque. Sono queste le conclusioni del primo Global Talent Barometer di ManpowerGroup, realizzato in 16 Paesi su un campione di oltre 12.000 intervistati. La ricerca, indagando nelle aree del benessere, della soddisfazione e della fiducia, fotografa una visione olistica della percezione di lavoratori e lavoratrici rispetto al mondo in cui sono inseriti.

La situazione in Italia

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ROMA – Realizzare il sogno di un lavoro per essere felici? Non proprio. Se nel mondo il 63% dei lavoratori e delle lavoratrici ha una percezione positiva del proprio impiego, il 53% delle persone afferma di sentirsi stressato. Di più. Uno su tre (36%) ha in programma di abbandonare la propria occupazione entro i prossimi sei mesi. Addio sogno del posto fisso dunque. Sono queste le conclusioni del primo Global Talent Barometer di ManpowerGroup, realizzato in 16 Paesi su un campione di oltre 12.000 intervistati. La ricerca, indagando nelle aree del benessere, della soddisfazione e della fiducia, fotografa una visione olistica della percezione di lavoratori e lavoratrici rispetto al mondo in cui sono inseriti.

La situazione in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, il Global Talent Barometer fotografa che il 63% delle persone ha una percezione positiva del proprio lavoro, leggermente al di sotto del dato medio globale che si attesta al 67%. Questo valore deriva dall’analisi di tre indici: Benessere, Soddisfazione lavorativa e Fiducia. In Italia, in particolare, il 60% dei lavoratori e delle lavoratrici registra un livello di benessere complessivamente positivo nel proprio ambiente di lavoro (rispetto a un Indice Benessere globale del 64%). Inoltre, il 58% si ritiene soddisfatto a livello lavorativo (Indice Soddisfazione lavorativa globale 63%) e il 70% ha fiducia nelle proprie competenze e nel proprio posto di lavoro (Indice Fiducia globale 74%).

“Il rapporto tra persone e aziende si sta evolvendo rapidamente. Per trattenere le migliori collaboratrici e collaboratori, il solo stipendio non è più sufficiente. Le persone si aspettano che il lavoro offra loro qualcosa di più: maggiore equilibrio, più opportunità, più empatia”, spiega Anna Gionfriddo, Amministratrice Delegata di ManpowerGroup Italia. “Sebbene il 75% delle persone in Italia trovi uno scopo nel proprio lavoro, i dati del nostro Global Talent Barometer dimostrano che questo da solo non è sufficiente a trattenere i talenti. Le persone sono alla ricerca di ambienti di lavoro che offrano servizi su più fronti, dal supporto per la salute mentale e l'equilibrio tra vita privata e lavoro allo sviluppo della carriera e alla formazione delle competenze. Le organizzazioni che riescono a creare questi ambienti a misura d'uomo non solo tratterranno i migliori talenti, ma guideranno anche l'innovazione nel dinamico mercato odierno”.

Benessere

Elevati livelli di stress incidono sul benessere di lavoratori e lavoratrici. Per quanto riguarda l’indice relativo al benessere, in Italia la maggioranza delle persone (75%) ritiene che il proprio lavoro abbia significato e uno scopo, si sente allineata (68%) coi valori e la visione della propria azienda e ritiene di essere supportata (61%) per quanto riguarda l’equilibrio vita-lavoro. Tuttavia, ben il 53% degli intervistati afferma di sentirsi stressato sul lavoro su base quotidiana.

Soddisfazione lavorativa

L’incertezza spinge alla ricerca di nuove opportunità. Andando invece a scomporre l’indice sulla soddisfazione lavorativa, il 57% degli italiani e delle italiane confida che i propri interessi nello sviluppo della carriera siano tutelati dai manager aziendali. Un valore relativamente basso, che spinge le persone a guardarsi intorno: più di un lavoratore e lavoratrice su tre (36%) intende cambiare impiego nel prossimo semestre e il 48% è convinto di poter trovare un lavoro in linea con le proprie esigenze nell’arco di sei mesi. Inoltre, circa un italiano su quattro (27%) non si sente sicuro del proprio posto di lavoro e teme che entro sei mesi sarà costretto a lasciarlo.

Indice della fiducia

Divario emergente tra capacità dei lavoratori e opportunità di carriera. Per quanto riguarda la fiducia in sé stessi e nel proprio lavoro, l’Italia fa registrare valori molto elevati per ogni componente dell’indice: l’85% degli intervistati ritiene di avere le capacità e l’esperienza richieste dalla posizione e il 74% di avere le tecnologie e gli strumenti necessari. Tuttavia, quando si tratta di sviluppo di carriera si rileva una differenza tra potenzialità e opportunità: il 68% dei talenti sostiene di avere in azienda l’opportunità di migliorare le proprie skills per avanzare la posizione lavorativa, ma soltanto il 53% ritiene di avere effettivamente la possibilità di ottenere una promozione.

Le differenze in ambito regionale, tra generazioni e di settore

A livello territoriale, benché si registri una percezione simile lungo tutta la penisola, alcuni valori mostrano fluttuazioni rilevanti. La percentuale di persone che dichiarano di temere di dover lasciare il posto di lavoro è più alto nel Sud e Isole (30%) e nel Centro (29%) rispetto a Nordovest (24%) e Nordest (22%). Al contrario, dalle rilevazioni risulta che in Centro Italia ci sia un’alta percezione di poter migliorare le proprie competenze (77%) e la propria carriera (61%), mentre la percezione di miglioramento più bassa si registra nel Nordest sia per le competenze (63%) sia per la carriera (46%).

L’analisi registra varie differenze anche tra le diverse generazioni. In particolare, la Generazione Z si dichiara la più stressata (57%) e di gran lunga la più incline a cambiare impiego per propria scelta nei prossimi mesi (49%). Sono anche coloro che hanno più difficoltà a trovare significato e scopo nel proprio lavoro (63%). La generazione dei Millennial invece (28-43 anni) è quella che intravede più possibilità di carriera (60%). Per quanto riguarda i singoli settori, la percentuale di persone stressate più alta si registra nei beni di consumo e servizi (61%) e nella sanità e life sciences (59%), mentre la più bassa è nei trasporti, logistica e automotive con il 38%. I lavoratori e le lavoratrici di quest’ultimo settore sono anche i meno intenzionati a cambiare lavoro a breve (15%), mentre nei beni di consumo e servizi intende farlo uno su due (50%).

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