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Manovra, ecco i paletti: cripto tassate al 30%, rate per gli autonomi e tetto alle modifiche

Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti (a sinistra) e dello della Pa, Paolo Zangrillo

 (ansa)

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Saranno ammessi 250 emendamenti. Giorgetti alle imprese: “Spendere i soldi Pnrr”. Apertura su Ires e aiuti all’automotive
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ROMA — Alla fine ne rimarranno solo 250. Per tutti, maggioranza e opposizione. Non è un numero qualsiasi. È quello degli emendamenti ‘super segnalati’ che misurerà la contesa sulle modifiche alla legge di bilancio.

Il primo atto ieri, a Montecitorio. Al mattino è il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, a riunire i capigruppo di Fratelli d’Italia, Lega e FI per ridurre le proposte di modifica da 1.261 a 250. Poi tocca al presidente della commissione Bilancio, Giuseppe Mangialavori, proporre alle opposizioni lo schema che asciuga gli emendamenti di Pd, M5S, Avs, Italia Viva e Azione da 3.298 a 320, con il gruppo Misto a quota trenta.

In tutto 600 emendamenti superstiti sui 4.562 depositati dai partiti. Ma il numero è destinato a diminuire a 250, seg…

ROMA — Alla fine ne rimarranno solo 250. Per tutti, maggioranza e opposizione. Non è un numero qualsiasi. È quello degli emendamenti ‘super segnalati’ che misurerà la contesa sulle modifiche alla legge di bilancio.

Il primo atto ieri, a Montecitorio. Al mattino è il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, a riunire i capigruppo di Fratelli d’Italia, Lega e FI per ridurre le proposte di modifica da 1.261 a 250. Poi tocca al presidente della commissione Bilancio, Giuseppe Mangialavori, proporre alle opposizioni lo schema che asciuga gli emendamenti di Pd, M5S, Avs, Italia Viva e Azione da 3.298 a 320, con il gruppo Misto a quota trenta.

In tutto 600 emendamenti superstiti sui 4.562 depositati dai partiti. Ma il numero è destinato a diminuire a 250, seguendo una scala decrescente, dai gruppi che hanno più deputati in giù. Ora tocca ai partiti scegliere cosa portare avanti. Mentre le opposizioni fanno fronte comune su temi come sanità e salario minimo, la maggioranza si confronta su proposte che in alcuni casi confliggono tra di loro. Tocca al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, fare ordine. ll question time nell’aula della Camera è l’occasione per indicare la linea su alcune proposte avanzate dalla Lega, il suo partito.

"Nei limiti delle disponibilità finanziarie sussistenti”, dice il titolare del Mef, sarà valutata la possibilità di replicare, anche nel 2025, il rinvio e la rateizzazione del maxi acconto di novembre dei lavoratori autonomi, includendo anche i contributi. Un’apertura, quindi, nei confronti dell’emendamento del Carroccio al decreto fiscale che accompagna la legge di bilancio.

Sulla proroga del taglio del canone Rai, da 90 a 70 euro, Giorgetti rimanda al "Parlamento che è sovrano” e che “decide”: i leghisti insistono sull’emendamento che prevede anche un rimborso di 430 milioni per Viale Mazzini. Sempre nel perimetro delle richieste del Carroccio prende forma un’altra modifica alla manovra: l’aumento della tassazione sulle criptovalute, dal 26% al 42%, potrebbe essere drasticamente ridotto. Il punto di partenza è la proposta, a prima firma del deputato Giulio Centemero, che chiede di fermare l’asticella al 28%: la soluzione allo studio guarda al 30%.

È sempre Giorgetti a blindare l’incasso del concordato preventivo biennale che, ricorda, andrà "in via prioritaria” alla riduzione dell’Irpef: il passo in avanti auspicato è la possibilità di utilizzare le risorse attese dal patto tra le partite Iva e il Fisco, anche «nei prossimi esercizi finanziari», per aiuti alle famiglie con figli.

Mano tesa anche alle imprese. Al tavolo con le associazioni datoriali, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi, il governo “ha espresso disponibilità” ad accogliere “suggerimenti”. La conferma arriva dal direttore generale di Confindustria, Maurizio Tarquini: “C’è una maggiore convergenza rispetto a venti giorni fa”. Al centro della riunione l’Ires premiale, sollecitata proprio dall’associazione guidata da Emanuele Orsini, per chi mantiene il 70% degli utili in azienda, usandone una parte (il 30%) per investimenti in tecnologia, produttività, welfare e formazione.

Sulla proposta, annota Tarquini, "c’è apertura”. Secondo quanto riferito da uno dei partecipanti alla riunione a Palazzo Chigi, Giorgetti l’avrebbe definita un’idea “interessante”, aprendo la strada a una misura selettiva. Sul tavolo anche la riattivazione parziale del Fondo per l’automotive, che la manovra ha ridotto di 4,6 miliardi. A Chigi si è parlato anche di Pnrr.

Dal ministro dell’Economia l’invito a concentrare gli sforzi sulle opere che vanno realizzate entro il 2026. Un messaggio aggiuntivo alle rassicurazioni sulla spesa "che cresce” e che quest’anno supererà i 20 miliardi. A patto che le amministrazioni titolari degli investimenti facciano la loro parte. Anche le imprese sono chiamate a correre.

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