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Manovra, per le scuole private anche l’esenzione Imu. Salta la maxi-rottamazione delle cartelle

(ansa)

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Forza Italia, Lega e 5 Stelle vogliono abbassare l’Iva sulle ostriche dal 22% al 10%. Cancellato il 30% degli emendamenti alla manovra: resistono gli aiuti alle paritarie e la tassazione sulle cripto. Sparita la norma anti-Renzi
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Roma - La tagliola dell’ammissibilità fa fuori circa 1.300 emendamenti. Per loro la manovra finisce qui. Non saranno neppure esaminati dalla commissione Bilancio della Camera, lì dove le proposte dei deputati provano a inserirsi dentro il testo approvato dal consiglio dei ministri.

E così salta la rottamazione delle cartelle in dieci anni (120 rate) chiesta dalla Lega. La stessa sorte tocca a due richieste, una del Carroccio e l’altra di Fratelli d’Italia, che chiedevano la proroga del semestre di silenzio-assenso per trasferire il Tfr nei fondi pensione. Assieme a loro finiscono nel cestino centinaia di emendamenti sottoscritti dai deputati della maggioranza, oltre che molti di quelli presentati dalle opposizioni.

Eppure qualche parlamentare ha provato fino all’ultimo a evitare la scure. Al mattino il telefono del presidente della quinta commissione di Montecitorio, Giuseppe Mangialavori, è travolto da telefonate e messaggi bipartisan. Tutte con lo stesso oggetto: la richiesta di pre…

Roma - La tagliola dell’ammissibilità fa fuori circa 1.300 emendamenti. Per loro la manovra finisce qui. Non saranno neppure esaminati dalla commissione Bilancio della Camera, lì dove le proposte dei deputati provano a inserirsi dentro il testo approvato dal consiglio dei ministri.

E così salta la rottamazione delle cartelle in dieci anni (120 rate) chiesta dalla Lega. La stessa sorte tocca a due richieste, una del Carroccio e l’altra di Fratelli d’Italia, che chiedevano la proroga del semestre di silenzio-assenso per trasferire il Tfr nei fondi pensione. Assieme a loro finiscono nel cestino centinaia di emendamenti sottoscritti dai deputati della maggioranza, oltre che molti di quelli presentati dalle opposizioni.

Eppure qualche parlamentare ha provato fino all’ultimo a evitare la scure. Al mattino il telefono del presidente della quinta commissione di Montecitorio, Giuseppe Mangialavori, è travolto da telefonate e messaggi bipartisan. Tutte con lo stesso oggetto: la richiesta di preservare la propria proposta di modifica dalla valutazione chiamata a escludere norme di delega o di carattere ordinamentale, ma anche le micromisure e gli interventi "di natura localistica”. Inammissibili, quindi, per “materia trattata” oppure per “carenza o inidoneità di compensazione”.

Il pressing è così forte che la comunicazione del presidente in commissione slitta di quattro ore. Poi il responso: a salvarsi sono circa 3.200 emendamenti su 4.511. Fuori circa il 30%.

Tra gli esclusi eccellenti c’è anche il cosiddetto emendamento “anti-Renzi”: la deputata di FdI, Alice Buonguerrieri, si era fatta intestataria di una proposta che vieta a ministri, parlamentari, presidenti di Regione ed europarlamentari italiani di percepire compensi sopra i 50 mila euro se che derivano “dallo svolgimento di attività di qualsiasi tipo svolte nei confronti di soggetti non aventi sede legale” in Italia.

Stop anche all’emendamento, a prima firma del deputato leghista Alberto Bagnai, che avrebbe voluto la sospensione delle multe per i no vax fino al 31 dicembre 2025. A essere scartati anche gli emendamenti bipartisan che puntavano ad alzare la soglia di detrazione per le spese scolastiche da 800 a cinquemila euro. E niente soldi ai birrifici.

Non riesce a superare lo sbarramento dell’ammissibilità anche la proposta del Pd per garantire libri gratis agli alunni di tutte le scuole del sistema nazionale di istruzione. Va avanti, invece, il voucher da 1.500 euro per le scuole paritarie, che in base a quanto prevede un emendamento della Lega potranno essere esonerate anche dal pagamento dell’Imu qualora il Comune decidesse in tal senso.

Oggi l’esito dei ricorsi riabiliterà qualche emendamento, ma sono attesi pochi ripescaggi. Mercoledì scatterà una seconda tagliola, quella dei “segnalati”: ogni gruppo dovrà rinunciare a decine di emendamenti per arrivare a un numero totale di seicento. Le ostriche attendono di conoscere il proprio destino. Sì, le ostriche. Forza Italia e Lega, ma anche i 5 Stelle, vogliono ridurre l’Iva sui molluschi dal 22% al 10%. Tocca allo Stato pagare: 200 mila euro in tutto. Loro, le ostriche, un primo risultato intanto l’hanno raggiunto: non sono cadute nella rete degli emendamenti inammissibili.

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