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Richard Baldwin: “Presto gli aumenti, gli esportatori si preparino. Bruxelles eviti un’escalation”

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Il professore di Economia internazionale all’Imd di Losanna, tra i maggiori esperti di globalizzazione, racconta cosa potrebbe accadere dopo l’elezione di Trump
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«Mi aspetto che i dazi di Trump arrivino molto velocemente, con il primo atto da presidente», dice Richard Baldwin, professore di Economia internazionale all’Imd di Losanna, tra i maggiori esperti di globalizzazione.

Quindi non sono solo una minaccia per aprire una trattativa commerciale?
«Ama i dazi, pensa portino solo benefici, li ha promessi, li può imporre senza passare dal Congresso e odia i deficit commerciali: la sua idea è che Cina ed Europa rubino agli Stati Uniti. Con Pechino potrebbe mettere le tariffe e poi trattare, con l’Europa prima trattare e poi mettere le tariffe. Ma l’escalation è la sua strategia negoziale, è nel suo libro».

I dazi non farebbero male anche a consumatori e imprese americani?
«Non ridurrebbero neanche il defi…

«Mi aspetto che i dazi di Trump arrivino molto velocemente, con il primo atto da presidente», dice Richard Baldwin, professore di Economia internazionale all’Imd di Losanna, tra i maggiori esperti di globalizzazione.

Quindi non sono solo una minaccia per aprire una trattativa commerciale?
«Ama i dazi, pensa portino solo benefici, li ha promessi, li può imporre senza passare dal Congresso e odia i deficit commerciali: la sua idea è che Cina ed Europa rubino agli Stati Uniti. Con Pechino potrebbe mettere le tariffe e poi trattare, con l’Europa prima trattare e poi mettere le tariffe. Ma l’escalation è la sua strategia negoziale, è nel suo libro».

I dazi non farebbero male anche a consumatori e imprese americani?
«Non ridurrebbero neanche il deficit, lo sposterebbero solo verso altri Paesi. Ma Trump è un illetterato di economia».

L’Europa come risponderà?
«Sarebbe sotto grande pressione perché ribilanciare il surplus con gli Stati Uniti è difficile. Sembra che la Commissione abbia preparato un’offerta, comprare più gas americano. Potrebbe funzionare, altrimenti applicherà dazi ritorsivi ma come la Cina sarà moderata, per non far precipitare la situazione».

Germania e Italia sono grandi esportatori, con ampi surplus verso gli Usa. Sarebbero i più colpiti?
«Chi ha una quota maggiore di esportazioni verso gli Usa sarà più colpito, anche se il rincaro del dollaro attenuerà l’effetto».

Un muro contro le merci cinesi ne devierà di più verso l’Europa?
«Sì e la costringerà a sua volta a proteggersi. Si creerà un effetto domino al contrario, dove anziché cadere le barriere si alzano».

Il governatore della Bundesbank ha detto che l’impatto sul Pil tedesco potrebbe arrivare all’1%. È una cifra plausibile pure per l’Italia?
«Se ci si fermasse a dazi del 10% sarebbe un colpo pesante per alcune aziende, ma trascurabile a livello complessivo. Se invece si innescasse una spirale e si arrivasse a una frammentazione radicale l’impatto sarebbe molto maggiore, ma ci vorrebbero tanti errori».

Cosa potrebbe innescarla?
«Siamo arrivati qui perché molti elettori hanno deciso che la globalizzazione li ha rovinati, le forze populiste potrebbero alimentare il conflitto per guadagnare consenso».

C’è un populista alla Casa Bianca e ci è arrivato così…
«Non è lui l’adulto, sono gli altri che devono essere ragionevoli. Ma non sono così pessimista, i populisti europei non sono illetterati dell’economia. E Trump alla fine è un pragmatico. Potrebbe accontentarsi di accordi per vendere più prodotti americani. Con la Cina fece così».

Insomma l’economia globale sopravviverà?
«In assenza di escalation sì. Il commercio globale rallenterà la sua crescita, ma non vedo una recessione. Certo il mondo ha smesso di integrarsi e nei prossimi anni sarà questa la realtà». —

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