FIRENZE – All’industria del farmaco non piace la manovra del governo Meloni. Si sono già mossi, in senso critico, alcuni rappresentanti delle aziende italiane, ha poi detto la sua il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, e ora interviene anche Valentino Confalone, country president di Novartis Italia e chairman di EuniPharma, l’associazione dei produttori europei.
Dottor Confalone, cosa pensa della manovra?
“Siamo coscienti della complessità del momento storico, dei vincoli di bilancio e degli sforzi fatti per preparare la legge, in particolare di quelli messi in atto dal ministro della Salute per ottenere risorse aggiuntive. Ci sono punti da apprezzare, come il tentativo di allargare l’utilizzo del fondo per i farmaci innovativi. Ciononostante, si tratta di una manovra fortemente penalizzante”.
FIRENZE – All’industria del farmaco non piace la manovra del governo Meloni. Si sono già mossi, in senso critico, alcuni rappresentanti delle aziende italiane, ha poi detto la sua il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, e ora interviene anche Valentino Confalone, country president di Novartis Italia e chairman di EuniPharma, l’associazione dei produttori europei.
Dottor Confalone, cosa pensa della manovra?
“Siamo coscienti della complessità del momento storico, dei vincoli di bilancio e degli sforzi fatti per preparare la legge, in particolare di quelli messi in atto dal ministro della Salute per ottenere risorse aggiuntive. Ci sono punti da apprezzare, come il tentativo di allargare l’utilizzo del fondo per i farmaci innovativi. Ciononostante, si tratta di una manovra fortemente penalizzante”.
Come mai?
“Innanzitutto, perché le risorse per la farmaceutica, per quanto riguarda le terapie per patologie più gravi, non hanno avuto un incremento. La spesa per i medicinali vale sempre il 15,3% rispetto al fondo sanitario. Da anni i soldi non sono sufficienti per il fabbisogno degli ospedali”.
Da tempo in Italia è in vigore il sistema del payback. Se si sfora il tetto di spesa per gli acquisti diretti dei medicinali, fissato all’8,3%, l’industria si fa carico della metà dello sfondamento. Cosa ci aspettate per l’anno prossimo?
“Stimiamo nel 2024 uno sforamento del tetto di oltre 4 miliardi, con un conseguente payback vicino ai 2,4 miliardi di euro, quando pochi anni fa la cifra era un miliardo. Significa che la spesa farmaceutica aumenta. E il rapporto della spesa sanitaria rispetto al Pil si riduce ulteriormente dal 6,4% nel 2024 al 6,3% nel 2025. È un problema per le aziende farmaceutiche, tra l’altro il pagamento del payback sulla spesa diretta è a carico di poche aziende che fanno innovazione in ambito ospedaliero. Per loro vale fino al 18-20% del fatturato. E il non adeguato finanziamento della spesa farmaceutica limita l’innovazione che porterà a un limitato accesso alle terapie per i pazienti”.
Le risorse per i farmaci ospedalieri innovativi non si potrebbero reperire anche risparmiando sulle spese inutili?
“Il meccanismo del secondo tetto di spesa, quello sulla convenzionata (che riguarda i medicinali venduti in farmacia, ndr), ha avuto questo effetto. Ha posto un vincolo e disciplinato un contesto, con l’aiuto dei medici di base. E c’è stata più appropriatezza. Infatti, il fondo per la convenzionata non sfora, anzi, la spesa è diminuita. In quella ospedaliera il meccanismo che disciplina la spesa è legato ai budget delle strutture: parliamo di patologie o di pazienti gravi, per i quali non abbiamo scelta, non si possono non fornire i farmaci. In quel contesto il meccanismo del payback è distorcente e inadeguato. E infatti si sfora, ogni anno di più”.
L’industria ha protestato anche perché è stato aumentato il margine dei grossisti sui medicinali a carico del sistema sanitario ed è stato ridotto dell’1%, 235 milioni, quello dei produttori.
“Non siamo d’accordo. Lo spostamento dei margini di retribuzione dello 0,65% va a penalizzare ulteriormente le aziende, rappresentando una tassa ulteriore a chi investe in ricerca e innovazione".
Vorreste alzare il tetto della spesa ospedaliera, intanto vanno bene altri incassi, visto che gli italiani spendono in due anni hanno speso il 20% in più per medicinali di fascia C. Come mai?
“Il fatto che ci sia oggi una spesa out of pocket alta è un problema per tutti, ma certamente non è una scelta di chi fa innovazione. Anzi, da questo punto di vista il farmaco che non ottiene rimborsabilità, perché non si trova un accordo sul prezzo, è un problema. Il fatto che paghino i cittadini non va bene”.
Cosa chiedete al governo?
“Intanto una serie di misure di breve termine e a costo zero. Si potrebbe intervenire già nella legge di bilancio. Abbiamo un meccanismo assolutamente senza senso, con un avanzo sulla spesa convenzionata, perché come dicevo non si raggiunge mai il tetto di spesa, e un disavanzo sulla diretta, quella ospedaliera, con risorse che vengono perse dall’innovazione. I 600 milioni di euro che si risparmiano sulla convenzionata andrebbero spostati sulla diretta, così da garantire un minimo di compensazione di quel disavanzo. Questo non costa niente al sistema. Altra cosa sarebbe avere un cap sull’importo totale di payback. Mettere un massimo pagabile dall’industria, partendo magari dagli 1,7 miliardi dell’ultimo payback. Se si supera quella soglia dovrebbero scattare dei meccanismi di compensazione diversi”.
E per il lungo periodo?
“Va rivisto il meccanismo dei tetti di spesi e del payback, creando un modello diverso che elimini i silos di spesa e si incentri sui percorsi di cura, usando i dati per valutare gli esiti di salute degli interventi. Un intervento che magari aumenta la spesa in terapie ma la riduce in altre aree, perché ad esempio fa calare le ospedalizzazioni. I dati per valutare gli effetti dei farmaci nel sistema esistono, vanno usati. C’è anche la volontà di fare un tavolo tra ministeri della Salute e Finanze e aziende. Inoltre, bisogna completare la riforma dell’Aifa per dare un accesso rapido ai farmaci più innovativi, che impattano su pazienti che non hanno adeguate terapia alternative. Va dato accesso immediato a quei prodotti con caratteristiche uniche, prima di negoziare il prezzo. Quando poi il costo è stabilito, si fanno conti e compensazioni”.