Zangrillo: “Lavorare nella Pa motivo di orgoglio”. Ma il salario è 1000 euro in meno della media Ue
di Rosaria AmatoROMA – "I dipendenti pubblici devono avere consapevolezza che il loro lavoro è dedicato all'interesse della collettività. E io credo che questo debba essere anche motivo di orgoglio". Al congresso nazionale del sindacato Flp il ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo assicura che "anche nei prossimi anni il ritmo di assunzioni sarà serrato", precisando che "lo scorso anno abbiamo inserito 170mila persone, altrettanto faremo quest'anno". Sembra difficile però pensare che anche l’anno prossimo si mantengano i ritmi attuali, visto che la legge di Bilancio ha posto un tetto del 75% al turnover nella Pubblica Amministrazione. Inoltre i concorsi procedono comunque a fatica, con un elevato tasso di rinunce.
ROMA – "I dipendenti pubblici devono avere consapevolezza che il loro lavoro è dedicato all'interesse della collettività. E io credo che questo debba essere anche motivo di orgoglio". Al congresso nazionale del sindacato Flp il ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo assicura che "anche nei prossimi anni il ritmo di assunzioni sarà serrato", precisando che "lo scorso anno abbiamo inserito 170mila persone, altrettanto faremo quest'anno". Sembra difficile però pensare che anche l’anno prossimo si mantengano i ritmi attuali, visto che la legge di Bilancio ha posto un tetto del 75% al turnover nella Pubblica Amministrazione. Inoltre i concorsi procedono comunque a fatica, con un elevato tasso di rinunce.
Ad accendere un faro sulle difficoltà persistenti della Pubblica Amministrazione, che non riesce a diventare veramente attrattiva per i giovani, è un’indagine presentata nel corso dello stesso congresso, che si è concluso ieri a Salerno. Le retribuzioni medie pubbliche in Italia nel 2023 erano arrivate a 1.978 euro: nonostante un aumento significativo del 23% messo a segno negli ultimi dieci anni (tra il 2014 e il 2023), c’è ancora un divario molto consistente con la media Ue, che è di 2.937 euro. Se poi si guarda ai singoli Paesi, in Germania la media è a 4.562 euro, in Danimarca a 3,992, in Austria a 3,701, in Belgio a 3.386.
Nonostante i concorsi siano ripartiti negli ultimi anni, i dipendenti della Pa hanno ancora un’età media molto elevata, decisamente al di sopra delle medie degli altri Paesi. Solo il 2,5% dei dipendenti ha tra i 18 e i 34 anni, contro un record europeo del 48,5% degli over 55. Un tasso elevatissimo e molto lontano dal 27,7% della Francia o dal 26% della media Ocse. Mentre i giovani, anche in un Paese che ha forti problemi d’invecchiamento della popolazione come il Giappone, costituiscono il 27% della forza lavoro della Pa.
Il problema, emerge dall’indagine della Flp, è anche che ai concorsi partecipano pochi giovani: il 41,3% dei candidati ai concorsi pubblici ha tra i 30 e i 40 anni e solo il 29,2% è under 30, "un dato che ancora una volta ha a che fare con la scarsa attrattività del settore e che dimostra chiaramente che per la Gen Z il posto pubblico non è la prima scelta dopo la laurea", spiegano i ricercatori. E tra i giovani che si presentano c’è probabilmente anche un alto tasso di rinuncia: "Una parte, sicuramente, non supera il concorso – osserva il segretario della Flp Marco Carlomagno – ma un’altra parte, altrettanto significativa, lo supera e rinuncia al posto".
"Molto è stato fatto in questi ultimi mesi nel campo delle assunzioni, della semplificazione, della conciliazione vita lavoro, ma purtroppo sullo stato attuale delle pubbliche amministrazioni da noi fotografato, – conclude Carlomagno – ancora incide negativamente il blocco decennale delle retribuzioni e dei contratti nazionali, il blocco delle assunzioni e del turnover, della formazione il permanere di una cultura burocratica e formalistica".
Per ovviare almeno a una parte di questi problemi, la Flp chiede al ministro "di promuovere un protocollo di intesa con le organizzazioni sindacali, che prosegua il percorso avviato in materia di continuità e tempestività dei rinnovi contrattuali, di superare anche gradualmente i tetti di produttività, bloccati al 2016, al fine di incentivare il raggiungimento degli obiettivi e il merito, e di detassare il salario accessorio in analogia con il privato".