G20, dagli Usa aiuti all’Amazzonia. Ma Milei fa il guastafeste per conto di Trump
dal nostro inviato Tommaso CiriacoJoe Biden al museo di Manaus, in Brasile
(reuters)RIO DE JANEIRO — Sotto il Cristo redentore che veglia sul G20, un gruppo di militari a testuggine si lascia fotografare con la pistola ben in vista. Sulla spiaggia di Copacabana sventolano invece bandiere arcobaleno. È la faglia che spacca Rio, due possibili destini del Brasile. Lula contro bolsonaristi, o allargando l’obiettivo: il mondo com’era, quello che verrà. In attesa di Donald Trump. Ecco perché Joe Biden sceglie come primo atto del summit una storica missione in Amazzonia.
È la prima volta per un Presidente in carica. Foto da conservare, testamento di una presidenza contro il surriscaldamento globale proprio mentre il tycoon preme alle porte della Casa Bianca e medita di stracciare ogni accordo sul clima, che considera un…
RIO DE JANEIRO — Sotto il Cristo redentore che veglia sul G20, un gruppo di militari a testuggine si lascia fotografare con la pistola ben in vista. Sulla spiaggia di Copacabana sventolano invece bandiere arcobaleno. È la faglia che spacca Rio, due possibili destini del Brasile. Lula contro bolsonaristi, o allargando l’obiettivo: il mondo com’era, quello che verrà. In attesa di Donald Trump. Ecco perché Joe Biden sceglie come primo atto del summit una storica missione in Amazzonia.
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È la prima volta per un Presidente in carica. Foto da conservare, testamento di una presidenza contro il surriscaldamento globale proprio mentre il tycoon preme alle porte della Casa Bianca e medita di stracciare ogni accordo sul clima, che considera un capriccio da radical chic. Il leader dei democratici si fa accompagnare dalla figlia e dalla nipote. Vengono accolti dalle popolazioni di Manaus in abiti tradizionali.
Fa caldo, l’umidità – registrano i presenti – fiacca il passo del presidente. Risuonano canti antichi e Biden annuncia un piano con nuovi fondi e infrastrutture, poi visita il museo dell’Amazzonia. Vanta di aver rispettato gli impegni, con undici miliardi di finanziamenti Usa nel 2024 per il clima. Vuole rendere chiaro che ci sarà un prima e un dopo: "Il surriscaldamento globale è una minaccia esistenziale. C’è molto di più che possiamo fare, in patria e all’estero. E non è necessario scegliere tra ambiente ed economia”. Il contrario del mondo che ha in mente Trump, che sogna Bolsonaro.
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Il presidente uscente promette altri 82,4 milioni di dollari per progetti dedicati all’Amazzonia, anche perché "le foreste sono la soluzione più potente che abbiamo a disposizione”. È uno scatto che prepara il summit di Rio. Tutto, qui, è come congelato, sospeso. La trattativa sulla dichiarazione finale è ostacolata dai negoziatori di Javier Milei. Poche ore prima del G20, il presidente argentino vola a Mar-A-Lago da Donald Trump e Elon Musk, prende nota dei loro voleri, esegue con solerzia il boicottaggio. Gli sherpa brasiliani a un certo punto fanno filtrare, disperati: “È una causa persa”.
Milei si scontra con Lula e frena la global minimum tax sui ricchi, ma è soprattutto un pretesto: deve mostrare che i potenti sono sperduti in attesa dell’avvento del Presidente eletto degli Stati Uniti.
Per dire di quanto accade a pochi passi dalle spiagge di Rio: sabato pomeriggio la moglie del presidente brasiliano Lula parla davanti a una platea del fondatore di Tesla e non si trattiene: “Non ho paura di te… Fuck you, Elon Musk”. Non serve un traduttore per pesare lo scontro. Anche perché l’altro gigante, la Cina, si muove con cautela, ma comunque mena fendenti. Di Trump, i cinesi temono la guerra doganale. Ma nel frattempo pretendono di inserire nel testo finale l’indicazione sul libero scambio commerciale. I G7 frenano, allarmati dalla concorrenza del Dragone. Incastri difficili. Anche perché Pechino contribuisce allo stallo su un altro dossier, quello ucraino: non accetta di indicare la Russia come aggressore, ma con i russi presenti sarebbe comunque improponibile.
La rivoluzione americana colpirà prima di tutto l’Europa. E infatti Giorgia Meloni prova a districarsi, cercando una collocazione nel nuovo mondo. Si prepara a incontrare oggi l’indiano Modi, volerà mercoledì a Buenos Aires, ospite di Milei a Casa Rosada. Lì ascolterà la proposta che l’argentino ha anticipato su X: “Un’alleanza con Stati Uniti e Israele per fare fronte contro il socialismo”. Cosa sceglierà la premier, stritolata tra il patto nazionalsovranista e la minaccia vitale contro l’Europa? Forse ne parlerà oggi con Emmanuel Macron. Ieri, intanto, visita guidata tra le meraviglie di Rio assieme alla figlia Ginevra: Cristo redentore, vista mozzafiato dal Pan di Zucchero, sabbia color del miele di Copacabana.