✕

La squadra sovranista e anti Cina del tycoon

Ascolta l'audio

In economia prevalgono le scelte verso l’isolazionismo e la deregulation con meno tasse per imprese e ricchi
2 minuti di lettura

Probabilmente neanche Milton Friedman, padre del monetarismo neoliberista più sfrenato, ispiratore di Ronald Reagan e Margaret Thacther e nemico giurato dell’invadenza statale nell’economia perché deve fare tutto il mercato, se lo sarebbe mai immaginato. Donald Trump investe Elon Musk, funambolico imprenditore nell’hi-tech, del compito di tagliare la spesa pubblica a ritmi forsennati: 2mila miliardi di dollari (su 6.800 di totale di spesa nel 2024), decine di migliaia di posti di lavoro soppressi, intere istituzioni del livello dell’Fbi, del dipartimento dell’Istruzione, forse addirittura della Fed, ridotte a larve di se stesse. Trump può farlo perché controlla entrambi i rami del Congresso, e Musk ha quest’incarico in quanto capo del “Doge” (Department of government efficiency).

La barriera dei dazi

Quale substrato ideologico-culturale si può vedere in un programma del genere? Ferma restando l’imprevedibilità del presidente eletto, altrettanto inquietante è l’isolazionismo in econom…

Probabilmente neanche Milton Friedman, padre del monetarismo neoliberista più sfrenato, ispiratore di Ronald Reagan e Margaret Thacther e nemico giurato dell’invadenza statale nell’economia perché deve fare tutto il mercato, se lo sarebbe mai immaginato. Donald Trump investe Elon Musk, funambolico imprenditore nell’hi-tech, del compito di tagliare la spesa pubblica a ritmi forsennati: 2mila miliardi di dollari (su 6.800 di totale di spesa nel 2024), decine di migliaia di posti di lavoro soppressi, intere istituzioni del livello dell’Fbi, del dipartimento dell’Istruzione, forse addirittura della Fed, ridotte a larve di se stesse. Trump può farlo perché controlla entrambi i rami del Congresso, e Musk ha quest’incarico in quanto capo del “Doge” (Department of government efficiency).

La barriera dei dazi

Quale substrato ideologico-culturale si può vedere in un programma del genere? Ferma restando l’imprevedibilità del presidente eletto, altrettanto inquietante è l’isolazionismo in economia al limite dell’autarchia protetta da una barriera di dazi, deregulation, taglio alle tasse sulle corporation e sui redditi più alti. Allargando lo sguardo, è coerente aver nominato “Border Czar” uno come Tom Homan, che già nei precedenti incarichi si è dimostrato spietato deportatore di clandestini, oppure Lee Zeldin, convinto negazionista climatico che già l’altra volta convinse Trump a uscire dall’accordo di Parigi, all’Ambiente. È trasparente, sulla base dei proclami (e dei riferimenti al “Project 2025” del think-tank di destra Heritage Foundation alla cui redazione non è estraneo il vice JD Vance) la scelta di fondo iperliberista e sovranista. Che si rispecchia in queste parole tratte da “The Road to Serfdom” (la via della schiavitù) dell’economista austriaco Friedrich von Hayek, premio Nobel 1974 e antagonista di Keynes: «Il paternalistico Stato sociale riduce il senso di responsabilità, la propensione a mettersi in gioco, il gusto per le sfide personali. Il cittadino è indotto a scaricare la soluzione dei problemi sullo Stato: quel soggetto indefinito, padre, tutore, padrone, che dirige, protegge, controlla, giudica. Ecco la via della schiavitù». Ma nel Pantheon del trumpismo svetta soprattutto il nome del già ricordato Friedman, che predicava che solo se mettiamo i ricchi in grado di produrre più reddito ne uscirà qualche vantaggio per i poveri (trickle-down). Un’ideologia che ha peraltro influenzato una lunga serie di politici in tutto il mondo, ma con Trump arriva alla massima esaltazione. Così come viene esasperato la concorrenza con Paesi esteri perfino amici come l’Europa, figurarsi la Cina.

I posti chiave

Trump ha piazzato in due posti chiave due falchi anti-Cina: al Dipartimento di Stato andrà Marco Rubio, avvocato e senatore conservatore, mentre National security adviser (l’incarico che fu di Kissinger) sarà Mike Waltz, il primo Berretto verde (pluridecorato in Afghanistan e Medio Oriente) a essere eletto al Congresso. Eppure che la via dei dazi sia pericolosa dovrebbe insegnarlo la storia: quando fu varato lo Smoot-Hawley Tariff Act nel 1930 per proteggere gli agricoltori americani dagli albori della Grande Depressione (con dazi fino al 59%) scoppiò una guerra commerciale così brutale che il primo atto di Franklin Delano Roosevelt appena eletto presidente nel 1933 fu abolirlo e sostituirlo con le misure del New Deal.

Tornando ai giorni nostri, Robert Kennedy Jr, ministro in pectore della Sanità e capopopolo no-vax, ha già chiarito il suo modello: lo “Stato minimo” teorizzato negli anni Novanta dal filosofo dell’individualismo Robert Nozick, che prevede la radicale privatizzazione del sistema di welfare.

Leggi i commenti