Agricoltura, Italia seconda in Europa per valore. Ma ai lavoratori restano da 1,5 a 7 euro su 100
di Rosaria AmatoROMA – Un settore di peso: l’agricoltura italiana copre poco meno del 17% dell’economia nella Ue, un’incidenza, in termini di valore aggiunto, che pone il nostro Paese al secondo posto, appena dietro alla Francia (con il 17,4%), ma davanti a Spagna (14,7%) e Germania (13,8%). Una posizione confermata anche nel 2023, nonostante la riduzione del 3,3% dovuta a un’annata agraria pesantemente condizionata dagli eventi climatici avversi. Per alluvioni e siccità il settore agricolo ha perso circa un miliardo di euro.
Al contrario, l’industria alimentare ha chiuso il 2023 con un risultato decisamente migliore: il valore aggiunto è aumentato del 16% a prezzi correnti e del 2,7% in volume, rispetto all’anno precedente, nel contesto di una dinamica molto positiva nel decennio 2014-2023, sia in termini nominali (+45%) che reali (+26%). La produzione l’anno scorso, ha registrato solo una leggera flessione (-1,7% rispetto al 2022), ma nel quadro di un trend decennale, comunque, positivo (+10,5%).
…ROMA – Un settore di peso: l’agricoltura italiana copre poco meno del 17% dell’economia nella Ue, un’incidenza, in termini di valore aggiunto, che pone il nostro Paese al secondo posto, appena dietro alla Francia (con il 17,4%), ma davanti a Spagna (14,7%) e Germania (13,8%). Una posizione confermata anche nel 2023, nonostante la riduzione del 3,3% dovuta a un’annata agraria pesantemente condizionata dagli eventi climatici avversi. Per alluvioni e siccità il settore agricolo ha perso circa un miliardo di euro.
Al contrario, l’industria alimentare ha chiuso il 2023 con un risultato decisamente migliore: il valore aggiunto è aumentato del 16% a prezzi correnti e del 2,7% in volume, rispetto all’anno precedente, nel contesto di una dinamica molto positiva nel decennio 2014-2023, sia in termini nominali (+45%) che reali (+26%). La produzione l’anno scorso, ha registrato solo una leggera flessione (-1,7% rispetto al 2022), ma nel quadro di un trend decennale, comunque, positivo (+10,5%).
Valore aggiunto per 77,2 miliardi
Questi i numeri dell’agricoltura italiana, riassunti dall’edizione 2024 del Rapporto Agroalimentare dell’Ismea: nel 2023 il valore aggiunto dell’agroalimentare“ristretto” (agricoltura e industria alimentare) ha raggiunto 77,2 miliardi, circa il 4% del Pil nazionale. La parte maggiore, 40,5 miliardi, si deve all’agricoltura, i restanti 36,7 miliardi all’industria alimentare, ma il peso del comparto è cresciuto grazie soprattutto a quest’ultima (2% del Pil rispetto all’1,8% del 2022) più che all’agricoltura(2,2%, dopo il 2,1% del 2022). Una configurazione più “estesa” dell’agroalimentare, comprendente la distribuzione e la ristorazione, porta il suo peso al 7,7% del Pil, che arriva al 15% includendo anche i servizi di logistica, trasporto e intermediazione legati alla filiera.
Distribuzione iniqua del valore
Ma dal Rapporto Agroalimentare 2024 emerge anche una iniqua distribuzione del valore lungo la filiera: su 100 euro spesi dal consumatore per l’acquisto di prodotti agricoli freschi, meno di 20 euro remunerano il valore aggiunto degli agricoltori. Sottratti gli ammortamenti e i salari, al primo anello della filiera resta solo un utile di 7 euro, contro i circa 19 euro del macro-settore del commercio e trasporto. Per i prodotti trasformati, che implicano un passaggio in più dalla fase agricola a quella industriale, l’utile dell’agricoltore si riduce a 1,5 euro, solo di poco inferiore a quello dell’industria, pari a 1,6 euro, contro i 13,1 euro del commercio e trasporto.