Anac: 200 giorni per un appalto, l’obiettivo Pnrr resta lontano
di Filippo SantelliI lavori in una scuola di Torino finanziati con i fondi del Pnrr
Oltre duecento giorni, quasi sette mesi per aggiudicare un appalto. I tempi delle gare pubbliche in Italia migliorano rispetto a quelli biblici del recente passato, ma restano comunque molto più lunghi che negli altri Paesi europei: oltre il doppio rispetto a Francia e Germania, dove per designare un vincitore bastano tre mesi o poco più, e superiori anche a quelli della Spagna, dove ne servono circa cinque. Le ragioni sono note, dalla pesantezza normativa alla scarsità di personale qualificato dentro la Pubblica amministrazione: sono le stesse che spiegano perché i fondi del Pnrr stiano facendo così tanta fatica a diventare cantieri. Ma tagliare la durata delle gare di appalto è anche uno degli obiettivi del Piano di ripresa, che impegna l’Italia a scendere a 115 giorni entro la fine del 2025: il traguardo si avvicina, ma resta difficile da raggiungere.
Oltre duecento giorni, quasi sette mesi per aggiudicare un appalto. I tempi delle gare pubbliche in Italia migliorano rispetto a quelli biblici del recente passato, ma restano comunque molto più lunghi che negli altri Paesi europei: oltre il doppio rispetto a Francia e Germania, dove per designare un vincitore bastano tre mesi o poco più, e superiori anche a quelli della Spagna, dove ne servono circa cinque. Le ragioni sono note, dalla pesantezza normativa alla scarsità di personale qualificato dentro la Pubblica amministrazione: sono le stesse che spiegano perché i fondi del Pnrr stiano facendo così tanta fatica a diventare cantieri. Ma tagliare la durata delle gare di appalto è anche uno degli obiettivi del Piano di ripresa, che impegna l’Italia a scendere a 115 giorni entro la fine del 2025: il traguardo si avvicina, ma resta difficile da raggiungere.
Tempi degli appalti, i numeri dell’Anac
I numeri dell’ennesimo divario di competitività italiano li ha elaborati l’Anac, l’Autorità nazionale contro la corruzione, che vigila sugli appalti pubblici. L’analisi si limita alle sole gare di rilevanza europea condotte con il metodo “dell’offerta più vantaggiosa”, cioè le più ricche e complesse, e si ferma al 2022, ultimo anno con dati completi. L’Italia partiva da un divario abissale, visto che tra il 2018 e il 2020 i tempi tra la presentazione delle offerte e la firma del contratto con il vincitore hanno sempre superato i 300 giorni, tre volte peggio di Francia e Germania. Dal 2021 la situazione ha iniziato a migliorare, 243 giorni, e così nell’anno successivo, 201 giorni, anche per effetto di una norma che ha stabilito un limite massimo di sei mesi e una responsabilità a carico dell’amministrazione nel caso venga sforato.
Appalti, l’obiettivo del Pnrr
«Il miglioramento c’è stato - dice il presidente dell’Anac Giuseppe Busia - ma il divario con il resto d’Europa rimane ancora molto alto e c’è ancora da fare. Resta poco più di un anno per realizzare quello che era un obiettivo primario del Pnrr». Fin dall’inizio il target di riduzione dei tempi degli appalti era apparso come uno dei più ambiziosi dell’intero Piano, vista la cronicità dei problemi italiani. Non a caso nella revisione condotta dal ministro Fitto e portata a termine alla fine dello scorso anno il governo ha chiesto uno “sconto” a Bruxelles, ottenendone uno molto limitato: l’obiettivo - misurato su tutte le gare oltre la soglia “europea” - si è alzato da 100 a 115 giorni, tempo che porterebbe comunque l’Italia a livello dei Paesi più virtuosi. Mentre un secco no è arrivato alla richiesta di rivedere un altro target legato agli appalti, la riduzione dei tempi tra l’aggiudicazione e la realizzazione dei lavori, che devono scendere del 12% alla fine di quest’anno e del 15% alla fine del prossimo.
L’effetto delle gare digitali
Le speranze di raggiungere questi obiettivi, e non dover di nuovo tentare di ammorbidirli in una futura ulteriore revisione del Pnrr, sono legate anche agli effetti del nuovo Codice degli appalti, che tra le altre cose ha previsto la completa digitalizzazione delle gare dall’inizio di quest’anno. Una novità che però ha richiesto alle amministrazioni, nella fase più calda del Piano di ripresa, un ulteriore sforzo di adattamento. «Occorre andare avanti per abbattere tempi, senza però rinunciare ai controlli - dice Busia - grazie all’informatizzazione possiamo farlo».