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Bankitalia: il debito pubblico sale e resta la zavorra dell’Italia

Palazzo Koch a Roma, sede della Banca d'Italia 

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Dal Rapporto stabilità finanziaria emerge che la qualità del credito alle imprese e alle famiglie si sta deteriorando: colpa della crisi economica. Il Paese non cresce
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ROMA – Il debito pubblico era e resta la zavorra del Paese, ma il suo peso specifico sale con l’aumentare delle tensioni internazionali. Poi c’è una crescita economica ridotta allo zero virgola, che ha già aperto la porta a due criticità. La prima è la redditività delle imprese, che ha cominciato ad assottigliarsi a partire dal giugno 2023 insieme con il margine operativo lordo (Mol). La seconda è la qualità del credito concesso alle imprese, previsto in deterioramento, anche se per il momento la capacità delle aziende di rimborsare i debiti resta buona. Sono i nodi sui quali si concentra il Rapporto sulla stabilità finanziaria messo nero su bianco da Bankitalia, che naturalmente non può non tener conto delle incognite in arrivo dal resto del mondo.

Che si chiamino Putin o Trump, Ucraina o Medio Oriente, il risultato non cambia. L’Italia, secondo gli analisti di Palazzo Koch, in un quadro macroeconomico che “resta debole”, deve avere “un approccio ancora più prudente nella gestione de…

ROMA – Il debito pubblico era e resta la zavorra del Paese, ma il suo peso specifico sale con l’aumentare delle tensioni internazionali. Poi c’è una crescita economica ridotta allo zero virgola, che ha già aperto la porta a due criticità. La prima è la redditività delle imprese, che ha cominciato ad assottigliarsi a partire dal giugno 2023 insieme con il margine operativo lordo (Mol). La seconda è la qualità del credito concesso alle imprese, previsto in deterioramento, anche se per il momento la capacità delle aziende di rimborsare i debiti resta buona. Sono i nodi sui quali si concentra il Rapporto sulla stabilità finanziaria messo nero su bianco da Bankitalia, che naturalmente non può non tener conto delle incognite in arrivo dal resto del mondo.

Che si chiamino Putin o Trump, Ucraina o Medio Oriente, il risultato non cambia. L’Italia, secondo gli analisti di Palazzo Koch, in un quadro macroeconomico che “resta debole”, deve avere “un approccio ancora più prudente nella gestione delle finanze pubbliche”.

La buona notizia è che le banche – forti anche degli extraprofitti – hanno le spalle larghe per affrontare le intemperie. E che le famiglie hanno un indebitamento in rapporto al reddito “molto inferiore” alla media dell’area euro. Anche considerando l’incremento del reddito, del potere d’acquisto e della ricchezza finanziaria registrato nel primo semestre di quest’anno. La speranza che si legge tra le righe è che i tassi della Bce continuino a scendere, in modo da lasciare ai mercati finanziari le “condizioni distese” che hanno nel complesso, sull’onda di un allentamento della politica monetaria imboccata dall’Eurotower di Francoforte.

Prima di vedere da vicino l’analisi di Bankitalia, settore per settore, non resta che mettere in evidenza l’altra ragione per la quale i tecnici guidati da Fabio Panetta sono (relativamente) tranquilli: i titoli di Stato. Che hanno una “liquidità elevata” sui mercati secondari e una volatilità che si mantiene su “livelli contenuti”. Cominciamo da qui.

I titoli di Stato

La quota di titoli di Stato detenuta dalle famiglie italiane è aumentata ulteriormente, al 13 per cento; è in crescita anche quella detenuta dagli investitori esteri. E il collocamento dei titoli di Stato è proseguito con regolarità.

I mercati immobiliari

I rischi per la stabilità finanziaria associati agli sviluppi dei mercati immobiliari rimangono limitati. È proseguita la crescita moderata delle quotazioni delle case e le compravendite sono tornate ad aumentare. Nel comparto commerciale si è attenuato il calo dei prezzi e sono aumentate le compravendite.

Le famiglie

I rischi provenienti dalla situazione finanziaria delle famiglie restano contenuti, anche se la fragilità del quadro macroeconomico potrebbe condizionarne l’andamento futuro. L’indebitamento in rapporto al reddito rimane comunque molto inferiore alla media dell’area dell’euro, si diceva. E se è vero che sono diminuiti i depositi, è anche vero che sono aumentati gli acquisti di titoli di Stato, di strumenti del risparmio gestito e di azioni.

Tra i titoli di debito emessi dalle banche finiti nella cassaforte delle famiglie italiane, rilevano soprattutto i certificates, strumenti complessi, cresciuti in modo significativo a partire dal 2022. A giugno scorso rappresentavano il 12 per cento del totale dei titoli di debito nel portafoglio delle famiglie.

Le imprese

L’indebitamento finanziario ha continuato a diminuire, raggiungendo nel secondo trimestre il 59,7% del Pil, un valore molto basso rispetto alla media dell’area dell’euro. I prestiti bancari sono diminuiti. La flessione è generalizzata tra tutte le classi di rischiosità di impresa e tra settori. Il costo del debito si è lievemente ridotto.

Le banche

Le condizioni del sistema bancario si mantengono buone; gli indicatori di mercato continuano a mostrare un andamento positivo e favorevole rispetto a quello dei principali intermediari quotati dell’area euro. La qualità dei prestiti mostra alcuni segnali di peggioramento. Nel terzo trimestre il tasso di deterioramento si è mantenuto stabile; nella media dei primi tre trimestri dell’anno, tuttavia, è aumentato rispetto al corrispondente periodo del 2023. Il tasso di deterioramento è previsto in graduale aumento per i prestiti alle imprese nel 2025.

A settembre la raccolta bancaria ha continuato a diminuire, registrando una contrazione del 3,5% su base annua, riflettendo ancora il calo delle passività verso l’Eurosistema. Il costo marginale della raccolta è diminuito, ma rimane comunque elevato nel confronto storico. “Il profilo di liquidità delle banche si mantiene equilibrato, sia a breve sia a medio termine”, si legge nel dossier di Bankitalia.

Nel primo semestre del 2024, però, le banche hanno segnalato 56 incidenti cibernetici e operativi gravi. Alcuni attacchi condotti a fornitori di servizi hanno avuto ricadute su più soggetti finanziari, sebbene con conseguenze limitate. A luglio la Bce ha concluso un esercizio di stress test sulla resilienza cibernetica delle banche significative. I risultati hanno mostrato che la maggior parte degli intermediari possiede processi di “risposta e ripristino”, sebbene con alcune aree di possibile miglioramento.

Nel primo semestre dell’anno la redditività è ulteriormente migliorata. La redditività resterebbe elevata nell’anno in corso, su livelli prossimi a quelli osservati nel 2023; diminuirebbe nel biennio successivo, pur rimanendo ampiamente positiva e superiore alla media degli ultimi cinque anni. Nel primo semestre, inoltre, è migliorata anche la posizione patrimoniale.

Le assicurazioni

Nel comparto assicurativo i rischi si mantengono stabili su un livello medio. La patrimonializzazione si è lievemente ridotta dall’inizio dell’anno, ma resta comunque elevata. I rischi dell’attività di investimento restano maggiori di quelli direttamente connessi con l’attività assicurativa. La posizione di liquidità è stabile.

Le politiche per la stabilità finanziaria

Per aumentare la capacità del sistema bancario di fronteggiare eventi inattesi, la Banca d’Italia lo scorso aprile ha attivato una riserva di capitale a fronte del rischio sistemico (systemic risk buffer, SyRB) dell’1 per cento: la prima parte della riserva (0,5 per cento) dovrà essere costituita entro la fine dell’anno, la restante parte entro il 30 giugno 2025.

La Banca d’Italia ha confermato i gruppi bancari UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Bper Banca, Bnl, Mediobanca e Iccrea come istituzioni a rilevanza sistemica nazionale, lasciando invariate le relative riserve di capitale per il 2025. Palazzo Koch ha anche deciso di non riconoscere una misura macroprudenziale belga e una danese per la non rilevanza delle esposizioni delle banche italiane verso questi due paesi. A luglio si è svolta la prima riunione del Comitato per le politiche macroprudenziali, la prossima è in programma per il 13 dicembre.

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