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Beko, ecco perché il Golden Power non ha fermato i turchi e cosa può fare il governo

Il tavolo Beko al Mimit 

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L’autorizzazione all’investimento in Italia della Arçelik è del 1 maggio 2023 e prevede prescrizioni che riguardano i dati e le informazioni sensibili. Ma potrebbe esserci un nuovo intervento a tutela dei livelli occupazionali
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MILANO – La Beko, azienda controllata dal gruppo turco Arçelik che ha rilevato nei mesi scorsi le attività europee della Whirlpool, ha appena presentato al Mimit un piano di ristrutturazione che prevede la chiusura di due stabilimenti in Italia, quelli di Siena e Comunanza nelle Marche, e la riduzione drastica della fabbrica di frigoriferi di Cassinetta di Biandronno in provincia di Varese. Questo piano comporta un taglio secco di 2000 dipendenti e per questo motivo è stata presentata un’interrogazione parlamentare al ministro Adolfo Urso, titolare del Mimit, per spiegare come e perché è stato autorizzato, in base alla disciplina del Golden Power, l’investimento dei turchi in Italia.

L’applicazione del Golden Power

Il Dpcm che esercita i poteri speciali del Golden Power è dell’1 maggio 2023 e prevede delle prescrizioni che devono essere monitorate dal Mimit ma che non sono state rese note. Però nella relazione sull’attività svolta nel 2023, sul caso Beko si dice che in base alle risul…

MILANO – La Beko, azienda controllata dal gruppo turco Arçelik che ha rilevato nei mesi scorsi le attività europee della Whirlpool, ha appena presentato al Mimit un piano di ristrutturazione che prevede la chiusura di due stabilimenti in Italia, quelli di Siena e Comunanza nelle Marche, e la riduzione drastica della fabbrica di frigoriferi di Cassinetta di Biandronno in provincia di Varese. Questo piano comporta un taglio secco di 2000 dipendenti e per questo motivo è stata presentata un’interrogazione parlamentare al ministro Adolfo Urso, titolare del Mimit, per spiegare come e perché è stato autorizzato, in base alla disciplina del Golden Power, l’investimento dei turchi in Italia.

L’applicazione del Golden Power

Il Dpcm che esercita i poteri speciali del Golden Power è dell’1 maggio 2023 e prevede delle prescrizioni che devono essere monitorate dal Mimit ma che non sono state rese note. Però nella relazione sull’attività svolta nel 2023, sul caso Beko si dice che in base alle risultanze dell’istruttoria compiuta, “ivi inclusa la minaccia a attivi strategici nel settore dei dati e delle informazioni sensibili, anche al fine di assicurare la tutela degli interessi pubblici relativi alla sicurezza e all’utilizzo di tecnologie ed informazioni critiche essenziali”, sono state imposte specifiche prescrizioni.

Il punto è capire se nelle prescrizioni previste dal governo sia compreso anche il mantenimento dei livelli occupazionali, cosa che a prima vista non sembra visto che si parla di “dati” e di “minaccia ad attivi strategici”, che in effetti sono gli ambiti per i quali è stata prevista la normativa del Golden Power, oltre che per difendere la sicurezza nazionale.

I poteri estesi

Ma è vero anche che negli ultimi anni, soprattutto in seguito alla pandemia, gli ambiti di applicazione di questa disciplina si sono ampliati notevolmente, soprattutto sul fronte dei settori che devono essere considerati strategici, ma anche sul quello della provenienza degli investimenti, che non ricomprende più soltanto i paesi extra Ue ma praticamente tutti i paesi, inclusi gli investimenti Italia su Italia se lambiscono i settori strategici.

I livelli occupazionali, in teoria, non dovrebbero entrare nella casistica degli ambiti da salvaguardare ma è anche vero che gli spazi di manovra dei governi sono discrezionali e ci sono stati casi in Europa dove la tutela dei livelli occupazionali è rientrata tra le prescrizioni dei governi.

Se nel caso della Beko i livelli occupazionali non sono stati previsti nelle prescrizioni del 1 maggio 2023, questi potrebbero comunque rientrare dalla finestra, in quanto il nuovo piano di ristrutturazione, appena presentato, dovrebbe essere di nuovo notificato ai fini della normativa Golden Power e quindi essere oggetto di un nuovo screening.

Il disincentivo agli investimenti

Il rovescio della medaglia è che con screening sempre più vincolanti degli investimenti esteri diretti si rischia di disincentivare gli stessi e quindi impoverire il paese.

Non a caso in un recente convegno a Milano organizzato nella sede di Mediobanca, il ministro Urso e il sottosegretario Mantovano hanno parlato di utilizzo ampio ma discreto della normativa, proprio al fine di non disincentivare troppo gli investimenti dall’estero verso l’Italia. Dati alla mano, nei primi dieci mesi del 2024 sono state analizzate 661 operazioni che hanno dato origine a 27 esercizi dei poteri speciali, di cui 25 con prescrizioni e solo 2 con veto. Ma il tema è oggetto di forte dibattito e un equilibrio tra invasività degli interventi e disincentivi agli investimenti non è ancora stato trovato.

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