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Northvolt, la grande speranza europea delle batterie è in bancarotta: il ceo Carlsson si dimette

Lo stabilimento di Northvolt a Skelleftea, nel Nord della Svezia 

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La svedese Northvolt doveva essere il “campione” dell’Unione contro i produttori cinesi, ma la crisi del mercato elettrico ed errori in serie l’hanno portata a un passo dal fallimento. Avviato il Chapter 11 negli Stati Uniti, per tentare una disperata ristrutturazione
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ROMA – Northvolt era la grande speranza europea delle batterie, oggi dominate dai produttori asiatici. Giovedì ha ufficialmente aperto la procedura di bancarotta. Per l’azienda svedese non è ancora la fine: la richiesta di Chapter 11 presentata negli Stati Uniti serve proprio a proteggersi (dai creditori) e guadagnare un po’ tempo. Ma è un ultimo disperato tentativo di ristrutturare quel che resta della startup più “ricca” e strategica del Vecchio Continente, dopo che la crisi del settore elettrico ed errori in serie l’hanno portata sull’orlo del baratro, e dopo che gli investitori hanno rifiutato di lanciarle una ciambella di salvataggio. Dopo l’avvio della procedura il ceo e cofondatore della società svedese Peter Carlsson ha lasciato il timone dell’azienda: assumerà il ruolo di senior advisor e rimarrà anche membro del consiglio di amministrazione.

ROMA – Northvolt era la grande speranza europea delle batterie, oggi dominate dai produttori asiatici. Giovedì ha ufficialmente aperto la procedura di bancarotta. Per l’azienda svedese non è ancora la fine: la richiesta di Chapter 11 presentata negli Stati Uniti serve proprio a proteggersi (dai creditori) e guadagnare un po’ tempo. Ma è un ultimo disperato tentativo di ristrutturare quel che resta della startup più “ricca” e strategica del Vecchio Continente, dopo che la crisi del settore elettrico ed errori in serie l’hanno portata sull’orlo del baratro, e dopo che gli investitori hanno rifiutato di lanciarle una ciambella di salvataggio. Dopo l’avvio della procedura il ceo e cofondatore della società svedese Peter Carlsson ha lasciato il timone dell’azienda: assumerà il ruolo di senior advisor e rimarrà anche membro del consiglio di amministrazione.

Negli ultimi mesi però la situazione industriale e finanziaria è precipitata. Mentre il mercato dell’auto elettrica si inchiodava, sono emersi gravissimi ritardi produttivi dello stabilimento svedese di Skellefteå, l’unico a oggi operativo, al margine del Circolo polare artico. Clienti come Bmw hanno ritirato i loro ordini e Northvolt è entrata in una crisi di liquidità che l’ha costretta a licenziare il 20% della forza lavoro. Il management ha tentato di contrattare con i soci e i creditori un nuovo finanziamento, senza successo. L’apertura del Chapter 11 negli Stati Uniti – come possono fare le aziende straniere che operano nel Paese, e di recente ha fatto la compagnia aerea svedese Sas – è un modo per i dirigenti di avviare un piano di ristrutturazione mantenendo il controllo della società, che la procedura fallimentare svedese avrebbe invece affidato a un curatore. Permetterà a Northvolt di accede a 145 milioni di dollari di liquidità e a 100 milioni di nuovi finanziamenti dal suo cliente Scania. Le filiali tedesca e canadese – altro Paese in cui la società dovrebbe costruire uno stabilimento e da cui ha ricevuto altri sussidi miliardari – dovrebbero continuare ad operare regolarmente. Ma la vera sfida, per un impresa che ha voluto fare troppe cose troppo in fretta, è ristrutturare quello che oggi già esiste e non funziona, cosa che deve fare entro il primo trimestre del prossimo anno. L’impianto di Skellefteå ha prodotto finora una frazione di quanto previsto (appena l’1% lo scorso anno) e fonti interne hanno riferito di problemi strutturali enormi: disorganizzazione, mancanza di competenze chiave, difficoltà con i fornitori (cinesi) dei macchinari, oltre alla morte di un dipendente in una esplosione su cui le autorità svedesi stanno ancora indagando. La società ha già chiuso tutti i progetti secondari, dalla lavorazione delle materie prime al riciclo delle batterie, oltre a licenziare un quinto dei dipendenti. Sono arrivati nuovi manager che dovranno occuparsi della ristrutturazione, ma dare un futuro a Northvolt appare un’impresa disperata. Un campanello d’allarme per le ambizioni di rinascita industria e autonomia strategica dell’Europa.

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