Crisi Volkswagen, i sindacati pronti alla battaglia. E Mercedes taglia i costi
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniLa protesta dei sindacati a Wolfsburg
BERLINO — Sono arrivati in massa, in seimila secondo IgMetall, e da tutti gli stabilimenti tedeschi, per difendere le loro fabbriche e i loro posti di lavoro. E a Wolfsburg, davanti al quartier generale della Volkswagen, ieri hanno issato i loro cartelli, srotolato i loro striscioni: ‘Tutte le fabbriche devono restare’ oppure ‘Futuro al posto dei licenziamenti di massa’. Alla vigilia della maratona negoziale tra i vertici della maggiore azienda automobilistica europea e il sindacato metalmeccanico più potente, il leader delle rappresentanze degli operai Thorsten Gröger aveva già annunciato che se la dirigenza insisterà sulla chiusura di tre stabilimenti, “la Germania si dovrà preparare a una mobilitazione “come non se ne vedevano da decenni”.
Nel pomeriggio, dopo il terzo round negoziale con l’a…
BERLINO — Sono arrivati in massa, in seimila secondo IgMetall, e da tutti gli stabilimenti tedeschi, per difendere le loro fabbriche e i loro posti di lavoro. E a Wolfsburg, davanti al quartier generale della Volkswagen, ieri hanno issato i loro cartelli, srotolato i loro striscioni: ‘Tutte le fabbriche devono restare’ oppure ‘Futuro al posto dei licenziamenti di massa’. Alla vigilia della maratona negoziale tra i vertici della maggiore azienda automobilistica europea e il sindacato metalmeccanico più potente, il leader delle rappresentanze degli operai Thorsten Gröger aveva già annunciato che se la dirigenza insisterà sulla chiusura di tre stabilimenti, “la Germania si dovrà preparare a una mobilitazione “come non se ne vedevano da decenni”.
Nel pomeriggio, dopo il terzo round negoziale con l’azienda sul rinnovo del contratto, Gröger ha proclamato uno sciopero d’avvertimento per il 1° dicembre. Anche se ha aggiunto che “le trattative vanno avanti”. La chiusura delle fabbriche e i licenziamenti di massa, tuttavia, “non sono ancora spariti dal tavolo”, ha ammesso. “Ci prepariamo a uno scenario di escalation a partire da inizio dicembre”.
Proprio per scongiurare la chiusura delle fabbriche e decine di migliaia di esuberi, mercoledì scorso i sindacati avevano proposto un piano di risparmi da 1,5 miliardi di euro in due anni, da ottenere attraverso un congelamento degli aumenti chiesti nell’attuale tornata negoziale – il 7% – e quello dei bonus. Daniela Cavallo, leader del Consiglio di fabbrica, aveva invitato anche i top manager di Volkswagen a rinunciare ai loro generosi bonus e a coinvolgere persino gli azionisti nel piano di razionalizzazione: “Senza questi contributi i dipendenti non saranno disponibili” ai sacrifici, ha sottolineato.
Secondo Cavallo, “ci sono molte viti che si possono stringere” per ottenere risparmi e scongiurare la chiusura di interi stabilimenti. “Non siamo contrari a esuberi”, ha aggiunto, ma solo se ammortizzati da un paracadute sociale. Da Volkswagen era trapelato un certo scetticismo sui calcoli dei sindacalisti: secondo la Süddeutsche Zeitung, qualcuno li ha bollati come ‘fumogeni’ e ‘conti della serva’. Ufficialmente, però, i vertici si sono mostrati cautamente ottimisti: “Per noi è un segnale positivo che i lavoratori si siano dichiarati disponibili a ridurre il costo del lavoro”.
Ma il piano proposto dai sindacati si proietta su un orizzonte di due anni. E il management è scettico che l’azienda nel frattempo possa riprendersi dalla profonda crisi in cui versa l’intero settore dell’auto. Fra l’altro, la casa di Wolfsburg è il maggiore azionista di Northvolt, società svedese che puntava a essere il più grande produttore europeo di batterie per auto elettriche e che invece ieri ha presentato domanda di fallimento negli Usa. Ieri, intanto, Mercedes ha annunciato a sua volta un piano di tagli «da diversi miliardi di euro all’anno».
E i dati sulle immatricolazioni di ottobre in Europa diffusi dall’Acea – l’associazione europea dei costruttori di auto – restituiscono l’immagine di un settore insabbiato. Rispetto a un anno fa sono cresciute appena dello 0,1%, a quota 1.041.672 auto; nei primi dieci mesi dell’anno l’incremento è stato dello 0,9%. Il gruppo Stellantis ha subito un crollo pesante: una contrazione del 16,7% tendenziale, a ottobre.