MILANO — Con mossa inattesa, e che percuote l’architettura bancaria italiana recente, Unicredit punta altri 10 miliardi di euro sulla roulette delle fusioni, per annettersi Banco Bpm con offerta “carta contro carta”. Il secondo gruppo creditizio del Paese offrirà azioni, con un premio quasi nullo pari allo 0,5% sui prezzi della vigilia, agli azionisti del terzo gruppo per acquistarlo, e toglierlo dalla Borsa «entro il giugno 2025». Poco importa, almeno a Unicredit, se attorno a Banco Bpm il governo stava da settimane erigendo il già celebrato “terzo polo bancario italiano”, che a inizio novembre ha avuto un tassello di rilievo con l’acquisto dal Tesoro del 15% di Mps, per mano del gruppo nato sull’asse Milano-Verona, che ora ha il 9% a Siena.
L’intento, non nuovo per i vertici di Unicredit, è annettersi un gruppo che è tra i più forti nella ricca Lombardia, dove Banco Bpm ha il 13% degli sportelli bancari, oltre il doppio rispetto al 6% di Unicredit. E, più in generale, accorciare la distanza con Intesa Sanpaolo, leader nazionale con una quota di mercato del 20% dei depositi e dei crediti, salendo con il nuovo polo al 15% dei crediti italiani, e al 14% dei depositi. Ma l’operazione consentirebbe anche ai compratori di rafforzarsi nelle fabbriche prodotto, di cui Banco Bpm è dotata: specie nei fondi con Anima Sgr, nel credito al consumo con Agos, nei pagamenti con Numia.
Va in pausa il dossier Commerzbank
A quel punto, dall’estate 2025, la banca di Andrea Orcel tornerebbe a concentrarsi sul dossier Commerzbank, rivale tedesca sotto scacco, che di miliardi ne vale 20: «Per il momento è un investimento, che ci metterà tempo a maturare. Possiamo aspettare e speriamo che la nostra presenza porti a un miglioramento delle sue performance», ha detto ieri il banchiere in sella da tre anni. Con le elezioni tedesche in agenda il 23 febbraio 2025, e la volontà più volte ribadita di convincere il futuro governo di Berlino che integrare la seconda banca tedesca con le attività di Unicredit in loco (a marchio Hvb), l’intenzione del vertice Unicredit è di ripartire con le trattative in Germania solo dopo la nascita del nuovo esecutivo; intanto la banca italiana resta prima forza in Commerz, con un 9,2% in azioni e un 11% in derivati, esercitabili dopo il nulla osta Bce a salire al 29,9%.
«L’Europa ha bisogno di banche più forti e più grandi che la aiutino a sviluppare la propria economia e a competere contro gli altri principali blocchi economici. – ha detto ancora Orcel agli investitori -. Grazie al lavoro svolto negli ultimi tre anni, Unicredit è ora ben posizionata per rispondere anche a questa sfida. Non credo che la scelta dei partner sia una grande sorpresa: non avrebbe dovuto esserlo Commerzbank, e ancor meno Banco Bpm». Mentre ieri Orcel ha detto: «Non abbiamo ambizioni su Mps», il cui futuro a questo punto torna incerto (il Tesoro ha ancora l’11,7% da vendere a Siena).
L’offerta in arrivo «punta a costituire un grande soggetto bancario in Italia con un largo utilizzo della tecnologia e integrazione fra i due gruppi. Abbiamo dimostrato nel tempo cosa sappiamo fare in termini di sinergie e efficienza», ha aggiunto il banchiere, che ha stimato 300 milioni lordi di maggiori ricavi e 900 milioni di minori costi nel polo aggregato. Unicredit ha posto un obiettivo ideale al 66,67% del capitale Banco Bpm, ma potrebbe accontentarsi «del 50% più un’azione».
L’offerta delude gli investitori in Borsa
La Borsa non ha gradito gli annunci. Spiazzati sulle tempistiche e delusi dall’assenza di un premio, gli operatori hanno venduto il compratore e acquistato la preda: Unicredit è scesa subito fino a -4,77%, mentre Banco Bpm è salita, chiudendo a +5,48%. Uno schiaffo lo ha preso pure Commerz a Francoforte: da settembre la sua azione è sorretta a dalle ambizioni italiane, ieri è scesa del 4,92%, perché il mercato vede più remota l’integrazione. «La fusione Unicredit-Banco Bpm presenta indubbia valenza industriale, però il premio risulta limitato», ha scritto Equita. Per Intermonte l’offerta è perfino «a sconto», se si conta che Unicredit pagherà ricche cedole ai soci poco prima di lanciare l’Ops. «Il premio limitato rende, al momento, difficile per Unicredit raggiungere il 67% delle quote e così controllare l’assemblea straordinaria», scrive Deutsche Bank, per cui i costi di fusione, stimati in 2 miliardi, rendono l’affondo su Commerz «almeno rinviato, se non abortito».
Mediobanca scrive che l’Ops «potrebbe avere lo scopo di evitare l’ulteriore crescita di Banco Bpm» a Siena. Il tempo dirà: ed è stretto. Entro 20 giorni Unicredit presenterà a Consob il documento d’offerta, poi chiederà le autorizzazioni di legge, attese verso la primavera. E il 10 aprile è convocata l’assemblea dei soci, per approvare l’emissione di 266 milioni di azioni Unicredit da offrire ai soci di Banco Bpm. Intanto oggi è stato convocato un cda in cui la banca guidata da Giuseppe Castagna dovrà decidere quali difese attuare. Appare scontato che la proposta di Unicredit sarà ritenuta inadeguata: ma non basterà per fermarla. Tra l’altro ora Banco Bpm è soggetta alla passivity rule, norma che limita le sue mosse difensive a quelle che non danneggino l’operazione annunciata.