Cambia il 2 per mille, i partiti si raddoppiano il finanziamento pubblico. Ma il Colle blocca
di Flavio Bini , Giuseppe ColomboROMA – I partiti si raddoppiano il finanziamento pubblico. Tutto parte da una coppia di emendamenti presentati da Pd e Avs al decreto fiscale, volti a incrementare le risorse del due per mille destinate ai partiti. Le proposte prevedevano un contributo di 3 milioni in più per assicurare una copertura integrale delle scelte effettuate dai contribuenti. Scelte che quest’anno, raggiungendo i 28 milioni di euro, rischiavano di superare i 25,1 milioni di tetto previsto dalla legge. L’emendamento al decreto fiscale, però, è stato stoppato dal Colle.
Lo stop del Quirinale
Tre sono i profili su cui si sarebbero registrati i rilievi del Colle, come scrive anche il Sole24 Ore: le modifiche alla normativa vigente contenute nell'emendamento sono disomogenee rispetto al testo del decreto, che deve avere le caratteristiche di necessità e urgenza, una riforma necessiterebbe di un provvedimento ad hoc più articolato e l'emendamento ha un impatto sulle finanze pubbliche. Per questo dopo aver studiato…
ROMA – I partiti si raddoppiano il finanziamento pubblico. Tutto parte da una coppia di emendamenti presentati da Pd e Avs al decreto fiscale, volti a incrementare le risorse del due per mille destinate ai partiti. Le proposte prevedevano un contributo di 3 milioni in più per assicurare una copertura integrale delle scelte effettuate dai contribuenti. Scelte che quest’anno, raggiungendo i 28 milioni di euro, rischiavano di superare i 25,1 milioni di tetto previsto dalla legge. L’emendamento al decreto fiscale, però, è stato stoppato dal Colle.
Lo stop del Quirinale
Tre sono i profili su cui si sarebbero registrati i rilievi del Colle, come scrive anche il Sole24 Ore: le modifiche alla normativa vigente contenute nell'emendamento sono disomogenee rispetto al testo del decreto, che deve avere le caratteristiche di necessità e urgenza, una riforma necessiterebbe di un provvedimento ad hoc più articolato e l'emendamento ha un impatto sulle finanze pubbliche. Per questo dopo aver studiato la formulazione del testo, il capo dello Stato ha fatto sapere alla presidenza del Senato che in caso di via libera all'emendamento potrebbero esserci difficoltà al momento della firma.
La proposta del governo
La riformulazione definitiva del governo delle proposte modifica però in maniera sostanziale e molto più decisa le modalità di ripartizione delle risorse. A cambiare è quindi il meccanismo stesso del due per mille, attualmente in vigore da fine 2013: con gli emendamenti si fissa ora una soglia garantita dello 0,2 per mille sull’intero gettito Irpef, da ripartire tra le forze politiche, anche se il contribuente non esprime preferenze, con un tetto massimo da distribuire a 25,1 milioni.
In sostanza i partiti a regime, dal 2026, potranno contare su circa 42,3 milioni di euro all’anno. Quasi il doppio di quanto incassano ora, se si pensa che con le ultime dichiarazioni Irpef hanno ricevuto circa 24 milioni. Di fatto è un contributo forzoso perché il contribuente che non destina lo 0,2 per mille a un partito si trova comunque a sostenere le forze politiche. Oggi invece il meccanismo del due per mille prevede che le somme non espressamente indicate dai contribuenti, il cosiddetto inoptato, finisca nelle casse dell’erario.
Gli effetti del nuovo meccanismo sui partiti
Il nuovo meccanismo “premia” i partiti più grandi, cioè farà crescere maggiormente i loro incassi, perché prevede che lo 0,2 per mille sull’intera Irpef sia destinato in proporzione alle scelte effettuate dai contribuenti. Il Partito democratico lo scorso anno ha ricevuto il 30,45% delle preferenze, con 8,1 milioni incassati. Con l’attuale ripartizione salirebbe oltre i 12,6. Il Movimento 5 Stelle, da 1,8 milioni di euro passerebbe a 4,2. Fratelli d’Italia da 4,8 a 8,4, la Lega da 1,1 a 2,22 milioni.
Patuanelli (M5s): “Inaccettabile l’aumento dei fondi”
La riformulazione però incontra già le critiche di alcune forze di opposizione. "È inaccettabile l'aumento dei fondi, non è più l'opzione dei cittadini ma un finanziamento pubblico ai partiti", attacca il capogruppo del M5s in Senato Stefano Patuanelli. Contraria anche Avs. Pd e maggioranza daranno invece parere favorevole. "Così si applicherà - osserva Daniele Manca del Pd - lo stesso metodo che si applica alla chiesa cattolica per l'otto per mille. Il governo ha deciso di sfruttare l'occasione per mettere a posto la norma e dare seguito alle indicazioni dei cittadini. Ricordo che la legge di bilancio già elimina le detrazioni fiscali sulle erogazioni liberali".