Huawei più forte delle sanzioni Usa. Volano le vendite del gruppo
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Quello dello scorso anno, il Mate 60, venne celebrato come un trionfo cinese nei confronti delle sanzioni statunitensi: uno smartphone dotato di un chip avanzato prodotto in Cina, proprio il tipo di chip che le amministrazioni Usa avevano fino ad allora cercato di impedire a Pechino di sviluppare. Oggi Huawei lancia i suoi nuovi gioiellini della serie Mate70: con un sistema operativo completamente fatto in casa, per dimostrare ai rivali del settore che il gigante tecnologico cinese sta ancora saldamente in piedi.
Nei primi nove mesi del 2024 le vendite del gruppo sono aumentate del 29,5% rispetto all'anno precedente: segno che le sanzioni Usa, concepite per indebolire l’azienda, sembrano sortire l’effett…
PECHINO - Quello dello scorso anno, il Mate 60, venne celebrato come un trionfo cinese nei confronti delle sanzioni statunitensi: uno smartphone dotato di un chip avanzato prodotto in Cina, proprio il tipo di chip che le amministrazioni Usa avevano fino ad allora cercato di impedire a Pechino di sviluppare. Oggi Huawei lancia i suoi nuovi gioiellini della serie Mate70: con un sistema operativo completamente fatto in casa, per dimostrare ai rivali del settore che il gigante tecnologico cinese sta ancora saldamente in piedi.
Nei primi nove mesi del 2024 le vendite del gruppo sono aumentate del 29,5% rispetto all'anno precedente: segno che le sanzioni Usa, concepite per indebolire l’azienda, sembrano sortire l’effetto contrario. Il negozio online ufficiale di Huawei registrava a mezzogiorno di lunedì oltre 3 milioni di preordini dei modelli Mate 70, Mate 70 Pro e Mate 70 Pro+.
Quello che già si sa sul nuovo smartphone è che la nuova serie di smartphone utilizzerà il sistema operativo HarmonyOS Next, che ha già 15mila applicazioni. E che Huawei, come sottolinea il Financial Times, “spera di imporre come terzo sistema operativo mobile principale accanto a iOS di Apple e Android di Google”.
Huawei aveva iniziato a sviluppare Harmony nel 2019. L’anno precedente Donald Trump aveva fatto pressing sugli alleati affinché sbarrassero le loro porte al colosso cinese, accusato di spionaggio per conto di Pechino. Poi, nel ’19, gli Stati Uniti inseriscono Huawei nella "entity list" del Dipartimento del Commercio. Chi ci finisce dentro deve avere l'ok del governo americano per acquistare componenti Made in Usa.
L’amministrazione Biden ha poi inasprito ancor di più quei controlli: nel gennaio dello scorso anno ha smesso di fornire alle aziende statunitensi licenze per l'esportazione a Huawei. Le sanzioni statunitensi hanno tagliato l'accesso di Huawei a Google Mobile Services e hanno spinto il gruppo a lanciare la sua prima versione di HarmonyOS, "che si basava sul codice open-source di Android, consentendo alle app Android di funzionare sui suoi telefoni. Nel frattempo, i programmatori di Huawei hanno lentamente costruito HarmonyOS Next", ricorda il Ft.
Dovendo far fronte alle restrizioni Usa, l’azienda ha spinto sulla tecnologia nazionale. Il Mate60 aveva “capacità di comunicazione simili a quelle dei telefoni di quinta generazione ad alta velocità disponibili in altri Paesi, anche se non poteva più accedere alla tecnologia 5G degli Stati Uniti. Un'altra sorpresa all'epoca fu il processore, realizzato con l'aiuto di una fabbrica di chip cinese. Pur essendo ancora inferiore ai migliori chip prodotti dalla taiwanese Tsmc, partner di Apple per l'iPhone, il chip di Huawei era più vicino a quello di Apple di quanto molti operatori del settore si aspettassero”, sostiene il Wall Street Journal.