Incognita Trump sulla Ue e Bce verso tagli più forti: “Per l’Europa è l’ora di agire”
di Raffaele RicciardiMILANO – Una Eurozona in crescita dello 0,8% quest’anno e dell’1,2% in prossimo, zavorrata dalla Germania, con la Spagna a fare da lepre e l’Italia che si muove un po’ sotto la media. Uno scenario complesso, in cui la Bce potrebbe accelerare il ritmo dei tagli dei tassi. Ma su cui pesano molte incertezze, a cominciare dalle prossime leadership che arriveranno a Berlino e Washington. Donald Trump, con i suoi dazi incrementati del 10% per tutti i partner, potrebbe rappresentare un colpo pari allo 0,2% del Pil dell’Eurozona, con la Germania ancora una volta a pagare più di altri.
S&P Global Ratings ha appena aggiornato le sue previsioni sull’economia dell’area con la moneta unica.
Sylvain Broyer, chief economist Emea, come si comporta l’Italia?
Crescerà meno dell'Eurozona quest'anno (0,5%) con l'affievolirsi degli effetti del superbonus e anche a causa delle revisioni al ribasso del PIL per il 2023, ma rimbalzerà l'anno prossimo (0,9%) perché la domanda interna dovrebbe beneficiare d…
MILANO – Una Eurozona in crescita dello 0,8% quest’anno e dell’1,2% in prossimo, zavorrata dalla Germania, con la Spagna a fare da lepre e l’Italia che si muove un po’ sotto la media. Uno scenario complesso, in cui la Bce potrebbe accelerare il ritmo dei tagli dei tassi. Ma su cui pesano molte incertezze, a cominciare dalle prossime leadership che arriveranno a Berlino e Washington. Donald Trump, con i suoi dazi incrementati del 10% per tutti i partner, potrebbe rappresentare un colpo pari allo 0,2% del Pil dell’Eurozona, con la Germania ancora una volta a pagare più di altri.
S&P Global Ratings ha appena aggiornato le sue previsioni sull’economia dell’area con la moneta unica.
Sylvain Broyer, chief economist Emea, come si comporta l’Italia?
Crescerà meno dell'Eurozona quest'anno (0,5%) con l'affievolirsi degli effetti del superbonus e anche a causa delle revisioni al ribasso del PIL per il 2023, ma rimbalzerà l'anno prossimo (0,9%) perché la domanda interna dovrebbe beneficiare di un mercato del lavoro robusto, della disinflazione e di tassi di interesse più bassi.
Cosa aspettarsi da Trump?
In base ai precedenti aumenti dei dazi, possiamo stimare che un aumento universale del 10% delle tariffe statunitensi ridurrebbe il Pil reale dell'Eurozona di circa lo 0,2%, con la Germania probabilmente più colpita (-0,3%) rispetto all'Italia (-0,2%). Lo shock tariffario potrebbe essere ampiamente compensato da un apprezzamento duraturo del dollaro rispetto all'euro.
Alcuni sostengono che se Trump userà un approccio duro con la Cina, i prodotti cinesi invaderanno l'Europa: come prepararsi?
Le ritorsioni non sono nel Dna dell’Unione europea. Il negoziato è la prima (e preferita) linea di difesa: i dazi possono essere una contromisura, ma solo come ultima ratio.
Oltre a Trump, tra i fattori determinanti che individuate per il 2025: la nuova leadership europea e le elezioni tedesche in un contesto in cui tornano i vincoli alle politiche di bilancio per i Paesi membri. Come possono influire sullo scenario macro?
Il 2025 non sarà di chiacchiere, ma di azioni per l’Europa. Un'azione coraggiosa, soprattutto in termini di spesa per la difesa, potrebbe migliorare le prospettive economiche. Non si sa fino a che punto e con quale rapidità l'Ue attuerà le raccomandazioni contenute nei rapporti di Letta e Draghi, soprattutto in termini di unione dei mercati dei capitali. Anche questo potrebbe contribuire a sostenere la crescita.
La manovra di bilancio ha tranquillizzato i mercati e i Btp hanno bene performato. Quali sono i punti di forza dell'Italia agli occhi degli investitori?
L'economia italiana si è ripresa più rapidamente dallo shock dei prezzi dell'energia rispetto agli altri paesi e i Bto beneficiano certamente delle incertezze politiche in Francia e Germania. Soprattutto se si considera che hanno una base di investitori domestici più ampia rispetto alla Francia e alla Germania.
Quali sono le vostre previsioni sui tassi Bce?
Prevediamo che taglierà i tassi fino al livello neutrale prima dell'estate. In sostanza, ci aspettiamo che il tasso sui depositi raggiunga il 2,5% tra marzo e giugno. Si tratta di un anticipo di 3 mesi rispetto a quanto ritenuto in precedenza. La fiducia rimane sorprendentemente debole nell'Eurozona, nonostante la ripresa della crescita. Ciò potrebbe ostacolare la trasmissione all'economia dei tagli dei tassi effettuati in passato e compromettere la ripresa. In questo contesto, ci sono meno ragioni rispetto al passato perché la politica monetaria della Bce rimanga restrittiva più a lungo.