✕

L’operazione di Orcel frena il terzo polo sul Monte dei Paschi

Ascolta l'audio

Sul Banco anche la minaccia dei francesi di Crédit Agricole: il mistero dei pacchetti acquistati sul mercato
2 minuti di lettura

Milano — Per il Paese è meglio avere due grandi poli bancari (Intesa Sanpaolo e Unicredit-Banco Bpm-Mps) o tre poli (Intesa, Unicredit e Banco Bpm-Mps)? Intorno a questo dilemma si stanno dividendo in queste ore i sostenitori e i detrattori dell’ultima operazione targata Andrea Orcel, il numero uno di Unicredit che sta giocando la sua partita su due tavoli, uno in Germania con la Commerzbank come preda e ora uno in Italia con il Banco Bpm. Fin dal suo insediamento al vertice della torre di piazza Gae Aulenti al Ronaldo dei banchieri si sono attribuite fusioni o acquisizioni in tutte le direzioni, visto che per vent’anni ha fatto il consulente di banchieri che volevano mangiare altri banchieri. Ma per tre anni è stato fermo, preferendo puntare sulla riorganizzazione e crescita interna di Unicredit dopo l’uscita di scena del francese Jean-Pierre Mustier. Poi con il rialzo dei tassi di interesse cominciato nel 2022 la banca ha messo la quarta e gli utili sono diventati stratosferici: que…

Milano — Per il Paese è meglio avere due grandi poli bancari (Intesa Sanpaolo e Unicredit-Banco Bpm-Mps) o tre poli (Intesa, Unicredit e Banco Bpm-Mps)? Intorno a questo dilemma si stanno dividendo in queste ore i sostenitori e i detrattori dell’ultima operazione targata Andrea Orcel, il numero uno di Unicredit che sta giocando la sua partita su due tavoli, uno in Germania con la Commerzbank come preda e ora uno in Italia con il Banco Bpm. Fin dal suo insediamento al vertice della torre di piazza Gae Aulenti al Ronaldo dei banchieri si sono attribuite fusioni o acquisizioni in tutte le direzioni, visto che per vent’anni ha fatto il consulente di banchieri che volevano mangiare altri banchieri. Ma per tre anni è stato fermo, preferendo puntare sulla riorganizzazione e crescita interna di Unicredit dopo l’uscita di scena del francese Jean-Pierre Mustier. Poi con il rialzo dei tassi di interesse cominciato nel 2022 la banca ha messo la quarta e gli utili sono diventati stratosferici: quest’anno Unicredit prevede di arrivare a 9 miliardi.

E così Orcel si è convinto che fosse arrivato il momento di mettere in pista un’operazione industriale, invece di continuare a restituire soldi ai propri azionisti sotto forma di riacquisto titoli. La combinazione con il Banco Bpm, bisogna dirlo, è la migliore in assoluto dal punto di vista industriale, perché le due reti di sportelli, quella di Unicredit e quella del Banco, sono perfettamente complementari. Soprattutto al Nord dove l’ottima presenza nel lombardo-veneto della banca guidata da Giuseppe Castagna va a colmare una debole presenza di Unicredit nelle stesse aree. Ma per ben due volte Orcel, negli ultimi due anni, non è riuscito ad affondare il colpo. La prima nella primavera 2022, quando una fuga di notizie fece lievitare il prezzo di Borsa del Banco e poi, a fine 2023, quando le Fondazioni azioniste allineate a Fabrizio Palenzona erano pronte a servirgli le loro azioni su un piatto d’argento. Tuttavia Orcel ha sempre trovato il prezzo poco attraente e ha perso ben due occasioni. Salvo tornare sulla preda quando ha visto che gli stava sfuggendo di mano. La scintilla si è riaccesa dopo che il Mef ha organizzato la cintura di protezione intorno al Monte dei Paschi, che non si voleva far tornare nelle mani di un gruppo vicino alla sinistra, come la Unipol controllata dalle Coop rosse. E così è stato chiesto a Castagna di dare una mano comprando il 5% delle azioni e a due imprenditori in sintonia con il governo, come Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri (presidente della Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio) di completare la blindatura. Con questa architettura un po’ d’altri tempi Giorgetti mandava un segnale ben preciso anche ai francesi del Crédit Agricole, che con il 9,2% del Banco Bpm hanno mire di crescita.

Anche sfruttando la neonata legge Capitali che gli permette di aumentare il loro peso nel cda della banca milanese. Uno spauracchio, quello dei francesi alle porte, che Orcel sta cercando di agitare a suo favore, vestendo i panni del cavaliere bianco. Indiscrezioni di mercato riferiscono infatti che c’è un pacchetto di azioni Banco Bpm messo al sicuro da JP Morgan (che dice no comment) al servizio dei francesi (no comment) una volta ottenuto dalla Banca d’Italia il via libera a salire fino al 20%. E che Unicredit si sarebbe mossa anche per questo motivo. Ma altre fonti riferiscono che il Mef è andato a fondo della vicenda francese senza trovare conferme. Un giallo che complica ancor più la partita. Se ad Orcel sfuggisse sia la preda Commerz sia il Banco Bpm, avrebbe pochi altri ambiti dove sfogare i suoi miliardi. L’unico sarebbe l’agglomerato Mediobanca-Generali dove Caltagirone e Milleri sarebbero pronti a servirgli le loro azioni con il beneplacito del governo. Ma a Trieste già studiano le contromosse. Sullo sfondo non è da dimenticare Intesa Sanpaolo, la prima banca del Paese, che preferirebbe un sistema a tre poli per non vedere la propria leadership insediata da un secondo Big. Infine, una presa del Banco Bpm da parte di Orcel rimetterebbe in discussione i destini del Monte, visto che non sembra interessato alla fusione con Siena. Mandando così in fumo la difficile costruzione di Giorgetti per un polo bancario più in sintonia con l’attuale compagine governativa.

Leggi i commenti