Economia

Il Sud cresce ancora più del Nord ma si riduce il distacco. In 10 anni 200 mila laureati in fuga

Il Sud cresce ancora più del Nord ma si riduce il distacco. In 10 anni 200 mila laureati in fuga
(fotogramma)

I dati del rapporto Svimez: crescita dello 0,9% contro lo 0,7 del resto del Paese. Decisivo il ruolo del Pnrr

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MILANO – Il Mezzogiorno continua a crescere a passo più spedito, in termini percentuali, del Centro-Nord ma riducendo il suo vantaggio. È quanto mette in evidenza il Rapporto Svimez secondo cui il Pil al Sud è previsto in aumento dello 0,9% nel 2024 contro lo 0,7% del resto del Paese. "Decisivo", secondo il rapporto, il ruolo del Pnrr. Il piano vale 1,8 punti di Pil nel 2024-2026. Come detto si riduce tuttavia lo scarto di crescita favorevole al Sud rispetto al 2023 e dal prossimo anno, l'Associazione evidenzia i rischi di un ritorno alla "normalità" di una crescita più stentata rispetto al resto del Paese nel 2025 e 2026, a causa del rientro dalle politiche di stimolo agli investimenti e di sostegno ai redditi delle famiglie.

In 10 anni 200 mila neolaureati hanno lasciato il Sud per il Centro-Nord

Continua a destare preoccupazione però la fuga dei giovani verso le regioni più ricche o verso l’estero. Negli ultimi 10 anni quasi 200 mila giovani laureati hanno lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord e in 138mila si sono trasferiti dall'Italia all'estero. Tra gli altri fattori, questa scelta è legata secondo lo studio alle basse retribuzioni: dal 2013 le retribuzioni reali lorde per dipendente sono calate di 4 punti percentuali in Italia e del doppio (-8) nel Mezzogiorno, contro una crescita di 6 punti in Germania. Il rapporto parla di "degiovanimento e fuga dei giovani", tanto che le scuole primarie sono a rischio chiusura in 3 mila comuni per mancanza di bambini e dice: "l'emergenza è l'emigrazione".

Lavoro in ripresa ma crollano i salari nel Sud

La ripresa dell'ultimo triennio ha riportato nel Mezzogiorno l'occupazione sui livelli di metà 2008 ma i salari reali sono crollati ed è cresciuta la povertà anche tra chi ha un impiego, tanto che ci sono 1,4 milioni di lavoratori poveri. Tra il quarto trimestre 2019 e la prima metà del 2024, i salari reali si sono ridotti del 5,7% al Sud e del 4,5% nel Centro-Nord, rispetto al -1,4% della media dell'eurozona. "Un vero e proprio crollo al Sud - si legge in una nota - causato da una più sostenuta dinamica dei prezzi e dai ritardi nei rinnovi contrattuali, in un mercato del lavoro che ha raggiunto livelli patologici di flessibilità" con più di un lavoratore su cinque assunto con contratti a termine.

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