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Unieuro, via libera all’acquisizione da parte dei francesi di Fnac: cosa cambia per consumatori

Un negozio della catena Unieuro 
La procedura di adempimento dell'obbligo di acquisto è iniziata il 18 novembre scorso e terminerà il 6 dicembre. Gli scenari
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ROMA – Nei giorni in cui Unicredit lancia la scalata a Banco Bpm, c’è un gigante francese che si è mangiato uno storico nome del retail italiano. Fnac Darty ha avuto il via libera dalla Commissione europea ad acquisire Unieuro, storico gruppo nato a Forlì nel 1937 con il nome di Sgm distribuzione. Un sì senza condizioni. Fnac, uno dei leader europei nell’elettronica di consumo, elettrodomestici, ma anche prodotti editoriali, conta su oltre 10 miliardi di euro di ricavi, 30mila dipendenti e oltre 1.500 punti vendita. L’acquisizione è già un dato di fatto, visto che la procedura di adempimento dell'obbligo di acquisto è iniziata il 18 novembre scorso e terminerà il 6 dicembre.

Ma che cosa cambia per i consumatori? Lo abbiamo chiesto a quattro esperti del settore. A oggi si poss…

ROMA – Nei giorni in cui Unicredit lancia la scalata a Banco Bpm, c’è un gigante francese che si è mangiato uno storico nome del retail italiano. Fnac Darty ha avuto il via libera dalla Commissione europea ad acquisire Unieuro, storico gruppo nato a Forlì nel 1937 con il nome di Sgm distribuzione. Un sì senza condizioni. Fnac, uno dei leader europei nell’elettronica di consumo, elettrodomestici, ma anche prodotti editoriali, conta su oltre 10 miliardi di euro di ricavi, 30mila dipendenti e oltre 1.500 punti vendita. L’acquisizione è già un dato di fatto, visto che la procedura di adempimento dell'obbligo di acquisto è iniziata il 18 novembre scorso e terminerà il 6 dicembre.

Ma che cosa cambia per i consumatori? Lo abbiamo chiesto a quattro esperti del settore. A oggi si possono solo fare alcune ipotesi, sulla scorta di quanto successo in passato e della nuova linea della Commissione europea, più aperta alle acquisizioni su vasta scala rispetto al passato. Una nuova linea che secondo Massimiliano Dona, presidente di Unione nazionale consumatori, “è positiva in linea teorica, perché i grandi soggetti industriali europei possano avere maggior forza nei confronti degli omologhi americani e cinesi”. Ma sul lato pratico è ancora tutto da vedere.

Qualità del servizio

La concorrenza nel settore dell’elettronica di consumo, continua Dona, “a oggi è più che altro concorrenza di marketing, con sottocosti farlocchi e offerte gridate di prodotti, magari disponibili in piccole quantità. L’auspicio è che il nuovo gruppo che nascerà sia in grado di fornire una migliore assistenza post vendita, perché a oggi la qualità di questo servizio è davvero bassa”. Secondo il presidente di Unc, l’assistenza e l’efficacia della garanzia sono i pochi assi nella manica dei punti vendita rispetto all’e-commerce.

E proprio di assistenza post vendita parla anche Maria Pisanò, direttrice del Centro europeo del consumatore, organo istituito proprio dalla Commissione europea. “Sul piano dei diritti dei consumatori non ci sarà un impatto negativo, visto che le tutele rimangono invariate”. Il problema semmai si potrebbe avere nella concreta applicazione di queste tutele: “Se Fnac dovesse chiudere dei punti vendita Unieuro in Italia, chi ha acquistato un prodotto e avrà bisogno di una riparazione o sostituzione potrebbe avere delle difficoltà, visto che il suo venditore non esisterebbe più”. Pisanò chiarisce che, comunque, tutti gli oneri e gli obblighi di Unieuro (compreso il rispetto delle garanzie) passerebbero alla nuova proprietà.

Sulla stessa linea anche Giovanna Capuzzo, vicepresidente di Federconsumatori: "Il Codice civile prevede che in questi casi proseguono i rapporti contrattuali già stipulati. Il consumatore avrà solamente un soggetto diverso (Fnac Darty) al quale rivolgere le sue richieste, ma dovrebbe vedersi riconosciuto il diritto alla riparazione/sostituzione/risoluzione contrattuale del bene acquistato presso Unieuro, ovviamente a meno che le parti non abbiano concordato diversamente, cosa che non auspichiamo".

I rischi di un proprietario estero

Un invito al governo affinché vigili sulle conseguenze pratiche di questa acquisizione arriva da Anna Rea, presidente di Adoc: “Queste operazioni ci vanno bene se tutelano l’occupazione e non restringono l’offerta ai consumatori. Ci piacciono meno quando rispondono a mere esigenze di economia di scala. Purtroppo, la storia ci insegna che non sempre le acquisizioni hanno portato benefici ai clienti finali: la speranza è che non ci sia l’intenzione di chiudere punti vendita ma, al contrario, si aumenti l’offerta e si garantiscano prezzi più competitivi”.

Dall’altra parte, ricorda ancora Dona, neanche un’ampia concorrenza è sempre sinonimo di vantaggi per i consumatori: “Guardiamo allo streaming tv, dove tutti gli operatori continuano ad alzare i prezzi, o alla telefonia, dove i prezzi si sono certamente abbassati ma la qualità del servizio continua a farsi desiderare”.

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