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Famiglie e imprese hanno perso la fiducia, obiettivi di crescita a rischio

APERTURA E INAUGURAZIONE DEL NUOVO SUPERMERCATO DI CARREFOUR DI VIALE BEZZI (Maurizio Maule, Milano - 2016-03-22) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate (fotogramma)

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I consumatori tornano a temere per l’occupazione ed evitano grandi acquisti. L’economista De Novellis: “La debolezza si allarga, stime per il 2025 da rivedere al ribasso”
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ROMA – Si fa ancora più nero l’umore dell’economia italiana. A novembre cala la fiducia delle imprese, per il terzo mese di fila e ai minimi dal 2021. E cala per il secondo mese anche la fiducia dei consumatori, che tornano a preoccuparsi per le prospettive dell’occupazione. Letti insieme, i dati pubblicati ieri dall’Istat anticipano una fine d’anno di persistente debolezza, dopo lo zero tondo del terzo trimestre, allontanando sempre di più gli obiettivi di crescita del governo: l’1% per il 2024 è di fatto irraggiungibile, e anche l’1,2% scritto sulla sabbia del 2025 inizia ad appare ottimistico.

La stagnazione dell’industria

La stagnazione è mal comune europeo, ma dopo essersi illusa di battere i vicini ora l’Italia ci è dentro fino a…

ROMA – Si fa ancora più nero l’umore dell’economia italiana. A novembre cala la fiducia delle imprese, per il terzo mese di fila e ai minimi dal 2021. E cala per il secondo mese anche la fiducia dei consumatori, che tornano a preoccuparsi per le prospettive dell’occupazione. Letti insieme, i dati pubblicati ieri dall’Istat anticipano una fine d’anno di persistente debolezza, dopo lo zero tondo del terzo trimestre, allontanando sempre di più gli obiettivi di crescita del governo: l’1% per il 2024 è di fatto irraggiungibile, e anche l’1,2% scritto sulla sabbia del 2025 inizia ad appare ottimistico.

La stagnazione dell’industria

La stagnazione è mal comune europeo, ma dopo essersi illusa di battere i vicini ora l’Italia ci è dentro fino al collo. I guai dell’industria sono un dato acquisito dopo un anno e mezzo di produzione in calo, con la locomotiva tedesca in panne e le crisi strutturali di tessile e automotive. Le stime “in tempo reale” di Confindustria parlano di un rimbalzo del fatturato ad ottobre, ma anche di un pessimismo crescente a novembre. La fiducia misurata da Istat è in lieve crescita (da 85,5 a 85,8), ma comunque lontanissima da un’inversione di tendenza. La spinta attesa dal taglio dei tassi è controbilanciata dall’incognita dazi di Trump. Ieri la presidente della Bce Christine Lagarde ha suggerito all’Europa di negoziare e comprare più prodotti americani, anziché tentare ritorsioni. Basterà a blandirlo?

I consumatori non consumano

La brutta novità, sul fronte imprese, è che ora calano anche la fiducia nelle costruzioni, a secco di droga Superbonus, e nei servizi; cresce solo nel commercio. Ma è notizia ancora peggiore il pessimismo dei consumatori (da 97,4 a 96,6), visto che nel caos globale dovrebbe essere la domanda interna a spingere la crescita: gli italiani stanno recuperando potere d’acquisto, ora che i salari aumentano più dei prezzi, ma per il momento lo usano per ricostituire i risparmi erosi dalla super inflazione più che per spendere. Di certo non nei beni più durevoli e costosi, con aspettative di acquisto in forte calo che portano associazioni dei consumatori e degli esercenti a lanciare un allarme corale in vista del Natale.

Il lavoro torna a spaventare

Ad accrescere l’incertezza delle famiglie è anche il peggioramento delle attese sull’occupazione. «Per mesi l’Italia ha vissuto una congiuntura particolare: a fronte di una frenata dell’economia la domanda di lavoro è rimasta molto vivace», dice Fedele De Novellis, economista e partner di Ref Ricerche. «Ora i consumatori hanno iniziato a percepire un raffreddamento». I tassi di disoccupazione sono ai minimi e nel complesso non ci si aspetta risalgano. Ma le domande di cassa integrazione crescono e specie nei settori in crisi le aziende la useranno.

Obiettivi di crescita a rischio

Di questo passo il 2024 si dovrebbe chiudere ben sotto l’1% a cui il governo è abbarbicato. Due stime recenti di Intesa Sanpaolo e Prometeia si fermano addirittura alla metà, +0,5, due decimi sotto anche a quelle della Commissione. Ma De Novellis allunga le ombre al 2025, dove il governo dice +1,2% e la Commissione +1%: «La frenata si sta allargando e considerato l’effetto trascinamento degli ultimi trimestri di quest’anno mi aspetto una revisione al ribasso: al momento siamo sotto al punto percentuale».

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