ROMA — A novembre risale l’inflazione in Italia, all’1,4% dallo 0,9% di ottobre, tornando a farsi sentire soprattutto nel carrello della spesa. E risale in tutta l’area dell’euro, dal 2 al 2,3%. Il rimbalzo dei prezzi era atteso: non mette in discussione il progressivo rientro dall’iperinflazione, né - giudicano i mercati - il fatto che la Bce nella prossima riunione di dicembre tagli per la terza volta di fila i tassi di interesse. Ma il ritorno sopra la soglia obiettivo del 2% mostra che il residuo di infiammazione può essere ostinato da smaltire e toglie forza alle colombe come il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, che preoccupate per la debolezza dell’economia hanno chiesto nei giorni scorsi un percorso di riduzione più deciso.
Anche nel nostro Paese la situazione dei prezzi è di sostanziale stabilità, specie considerato che l’inflazione si è sgonfiata ancora più rapidamente che nel resto d’Europa. A novembre il dato “di fondo” – misurato al netto dei beni più volatil…
ROMA — A novembre risale l’inflazione in Italia, all’1,4% dallo 0,9% di ottobre, tornando a farsi sentire soprattutto nel carrello della spesa. E risale in tutta l’area dell’euro, dal 2 al 2,3%. Il rimbalzo dei prezzi era atteso: non mette in discussione il progressivo rientro dall’iperinflazione, né - giudicano i mercati - il fatto che la Bce nella prossima riunione di dicembre tagli per la terza volta di fila i tassi di interesse. Ma il ritorno sopra la soglia obiettivo del 2% mostra che il residuo di infiammazione può essere ostinato da smaltire e toglie forza alle colombe come il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, che preoccupate per la debolezza dell’economia hanno chiesto nei giorni scorsi un percorso di riduzione più deciso.
Anche nel nostro Paese la situazione dei prezzi è di sostanziale stabilità, specie considerato che l’inflazione si è sgonfiata ancora più rapidamente che nel resto d’Europa. A novembre il dato “di fondo” – misurato al netto dei beni più volatili come alimentari ed energia – è rimasto quasi invariato rispetto ad ottobre (1,9% contro 1,8%). La risalita dell’indice generale (1,4% il dato nazionale, 1,6% quello con criteri europei) si deve proprio a un aumento dei prezzi delle bollette e dei beni di prima necessità. Queste due componenti però sono anche quelle più sentite dalle famiglie e da questo punto di vista la netta accelerazione dei prezzi alimentari – con il carrello della spesa salito dal 2 al 2,6% - non va trascurata. Potrebbe portare ulteriore sfiducia a consumatori di questi tempi già poco propensi a spendere e molto attenti ai risparmi: secondo Codacons i rincari “costeranno” 460 euro in più a famiglia in un anno.
Distinguere i fattori più temporanei da quelli strutturali è importante anche per interpretare il dato complessivo dell’eurozona. La ripresa dei prezzi di novembre al 2,3% corrisponde alle attese ed è dovuta soprattutto a un effetto “comparazione” meno favorevole con lo stesso periodo del 2023. La componente di fondo è rimasta stabile per il secondo mese consecutivo al 2,7%, mentre ci si aspettava un lieve aumento. Restano però alcune “sacche” di inflazione più decisa, a cominciare dai servizi (3,9%, in lieve calo), che rappresentano un elemento di incertezza.
E qui si arriva al dibattito all’interno della Bce, a suon di dichiarazioni e controdichiarazioni, tra le colombe e i falchi. Con le prime che, guardando all’ulteriore rallentamento dell’economia europea, chiedono tagli più decisi e su un orizzonte già definito, per uscire quanto prima dalle politiche monetarie restrittive, e i secondi - capitanati dalla Germania - che proclamano prudenza nel cantare vittoria, anche a fronte di salari che stanno recuperando il terreno perso.
La convinzione di mercati e analisti è che i dati di ieri non siano tali da convincere una maggioranza del direttivo Bce e Christine Lagarde a cambiare passo. A dicembre dunque dovrebbe arrivare la terza riduzione consecutiva, e la quarta dell’anno, ma sarà ancora di un quarto di punto, fino al 3%, anziché di mezzo come qualcuno aveva ipotizzato. Altre dovrebbero seguire nelle riunioni successive, ma per ora è difficile che Francoforte abbandoni l’approccio prudente della scelta “volta per volta” con cui ha approcciato la normalizzazione. Si aspetteranno le proiezioni di dicembre su crescita e prezzi, con un occhio alle decisioni della Fed e alle prime mosse di Trump, poi se ne riparlerà.