Il governo sfida i sindacati sugli scioperi: “Siamo pronti a fare altre precettazioni”
Rosaria AmatoIl segretario della Cgil Maurizio Landini
ROMA – «A dicembre si contano già 15 scioperi proclamati, sono pronto a intervenire ancora». All’indomani della protesta di Cgil e Uil, che ha portato nelle piazze di oltre 40 città mezzo milione di lavoratori e pensionati, il vicepremier Salvini con l’ennesimo messaggio sui social sfida il sindacato, evocando nuovamente la precettazione, già adottata per ridurre a 4 ore lo sciopero dei trasporti del 29 novembre. E si dichiara «soddisfatto di aver garantito, ieri, il diritto a viaggiare con i mezzi pubblici a milioni di italiani».
Quasi nello stesso momento, a metà mattinata, il leader della Cgil Maurizio Landini, intervenendo al congresso nazionale delle Acli, difende invece il suo appello …
ROMA – «A dicembre si contano già 15 scioperi proclamati, sono pronto a intervenire ancora». All’indomani della protesta di Cgil e Uil, che ha portato nelle piazze di oltre 40 città mezzo milione di lavoratori e pensionati, il vicepremier Salvini con l’ennesimo messaggio sui social sfida il sindacato, evocando nuovamente la precettazione, già adottata per ridurre a 4 ore lo sciopero dei trasporti del 29 novembre. E si dichiara «soddisfatto di aver garantito, ieri, il diritto a viaggiare con i mezzi pubblici a milioni di italiani».
Quasi nello stesso momento, a metà mattinata, il leader della Cgil Maurizio Landini, intervenendo al congresso nazionale delle Acli, difende invece il suo appello alla “rivolta sociale”, tanto criticato dal centrodestra: «Quando sono stato a Palazzo Chigi per la legge di Bilancio ho regalato alla presidente del Consiglio “L’uomo in rivolta” di Albert Camus. Il senso di quel libro che fece grande rumore - spiega - è rimettere al centro la libertà delle persone. Se la persona non si rivolta di fronte alle ingiustizie non esiste come persona, perché viene cancellata. Io l’ho pensata così».
Ma dal centrodestra gli attacchi a Landini non si fermano: «I toni utilizzati dal segretario Landini, con riferimenti all’autoritarismo e alla rivolta sociale, rischiano di alimentare pericolose tensioni nel Paese», afferma il portavoce di Forza Italia Raffaele Nevi. «Le parole pesano come pietre - obietta il vice capogruppo di FdI alla Camera, Alfredo Antoniozzi -. Se è la Cgil a dettare la linea, continueremo a vincere le elezioni».
Il presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi parla di “cattivi maestri”. E all’Assemblea della formazione di centro-destra interviene anche il leader della Cisl, sindacato che da tempo ha preso le distanze dallo sciopero generale proclamato contro la manovra da Cgil e Uil. Luigi Sbarra lancia un appello alla «partecipazione dei lavoratori», «strumento vero per lasciarsi alle spalle definitivamente un Novecento caratterizzato da antagonismo e conflittualità tra capitale e lavoro».
A fine giornata Salvini torna sui social per chiedere a Landini di «essere cauto e usare le parole con attenzione», perché se «qualcuno brucia foto mie o di altri ministri, non è un buon segnale». Dal governo però più che criticare si cerca di minimizzare la portata dello sciopero: il ministro della Pa Paolo Zangrillo fa sapere che l’adesione dei dipendenti pubblici è stata del 5,57%, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara parla del 5,66% della scuola. Dati molto lontani da quelli comunicati da Cgil e Uil, che hanno rilevato un tasso medio di adesione del 70%, con punte anche più alte in alcuni comparti.
A sostenere le rivendicazioni dei sindacati si schiera il centrosinistra, a cominciare dal Pd: la segretaria Elly Schlein rileva come «lo sciopero generale ha visto centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici scendere in piazza per difendere non solo il posto di lavoro, ma anche per chiedere una vera politica industriale». Mentre, sempre dal Pd, Andrea Casu, vicepresidente della commissione Trasporti della Camera, fa notare come anche ieri, senza alcuno sciopero, ci siano state «gravi difficoltà sulla rete ferroviaria che presenta numerosi ritardi», ma «il ministro Matteo Salvini è impegnato ad accanirsi contro il diritto costituzionale allo sciopero, tentando di scaricare sui lavoratori le responsabilità di un sistema che non funziona». Angelo Bonelli (Avs) reputa «volgari e offensive» le accuse della destra ai lavoratori in sciopero, e Nicola Fratoianni (Avs) ironizza su una destra che «dovrebbe mettersi d’accordo con se stessa», decidendo se lo sciopero non ha funzionato o ha danneggiato il Paese.