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Badanti e colf al minimo da 15 anni: “Nuove misure per pochi, non favoriscono l’emersione del nero”

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L’Atlante di Fidaldo, la federazione che raggruppa le associazioni di lavoro domestico, certifica una crescita di caregiver, soprattutto di donne che si licenziano per occuparsi dei genitori anziani. E aumenta il sommerso
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ROMA – Appena 833.874 contratti per colf e badanti in Italia, mai così pochi negli ultimi quindici anni. Eppure gli over 65 in Italia crescono ormai al ritmo di 180 mila-200 mila l’anno, in un processo d’invecchiamento della popolazione ormai inarrestabile. Il rebus, spiega l’Atlante di Fidaldo, la federazione che riunisce le organizzazioni datoriali di lavoro domestico, è che da un lato ci sono sempre più donne che vanno in pensione in anticipo, o che comunque lasciano il lavoro per occuparsi dei genitori anziani, e dall’altro c’è un sempre maggiore aumento del sommerso, dopo la forte emersione dovuta al Covid, quando per i lavoratori domestici non era possibile spostarsi se non si era in possesso di un contratto di lavoro.

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ROMA – Appena 833.874 contratti per colf e badanti in Italia, mai così pochi negli ultimi quindici anni. Eppure gli over 65 in Italia crescono ormai al ritmo di 180 mila-200 mila l’anno, in un processo d’invecchiamento della popolazione ormai inarrestabile. Il rebus, spiega l’Atlante di Fidaldo, la federazione che riunisce le organizzazioni datoriali di lavoro domestico, è che da un lato ci sono sempre più donne che vanno in pensione in anticipo, o che comunque lasciano il lavoro per occuparsi dei genitori anziani, e dall’altro c’è un sempre maggiore aumento del sommerso, dopo la forte emersione dovuta al Covid, quando per i lavoratori domestici non era possibile spostarsi se non si era in possesso di un contratto di lavoro.

La diminuzione dei lavoratori domestici tocca tutto il Paese, con una riduzione del 7,6% rispetto all’anno precedente. Al Sud è maggiore in termini percentuali, ma è in Lombardia che registra in valori assoluti l’emorragia più consistente, con la perdita di 14.254 lavoratori.

Un’emorragia di lavoratori regolari che andrebbe contrastata con misure efficaci per incentivare l’emersione, ma quelle messe in campo dal governo negli ultimi due anni non aiutano. O lo fanno in misura quasi impercettibile: il report di Fidaldo parla di ”timidi segnali di sostegno”, con riferimento alla Prestazione universale e al Bonus badanti. Entrambe infatti raggiungono una platea estremamente ridotta: solo il 5% delle famiglie attualmente ne beneficia.

Per pochissimi, non più di 20 mila anziani, infatti, all’indennità di accompagnamento per i non autosufficienti si è aggiunta una somma extra di 850 euro al mese, una misura che riguarda però solo gli ultraottantenni con un reddito di non oltre 6.000 euro all’anno. A loro si rivolge anche il Bonus badanti, una decontribuzione che fa a pugni con la realtà, perché non si capisce come chi ha un reddito inferiore a 6.000 euro potrebbe trarne beneficio.

A sostegno delle famiglie rimangono molte misure territoriali ma, in attesa della riforma nazionale tanto attesa, ogni Regione, ogni Comune ha le sue regole. Tutte differenti. Gli assegni di cura hanno importi medi variabili tra 300 e 700 euro mensili, diverse regole di accesso e diversi vincoli di utilizzo. Gli sportelli e i registri per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro non funzionano, al massimo erogano informazioni. La riforma della non autosufficienza (Legge 33/2023) procede a rilento anche per quanto riguarda la formazione: il ritardo nella pubblicazione delle linee guida per le Regioni, previste dal decreto 29/2024, rappresenta infatti un ulteriore ostacolo alla qualificazione degli assistenti familiari.

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