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Uno spot spiega a genitori e figli come usare i social: “Conta fino a dieci”

Il sottosegretario Alberto Barachini promuove una campagna pubblicitaria sulle reti della Rai, con Caterina Balivo come testimonial d’eccezione: “Una vita online inconsapevole porta a eventi tragici”. Freddezza sul modello australiano che vieta la navigazione fino ai 16 anni. Capitanio: gli strumenti in Italia ci sono
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ROMA – È urgente che le ragazze e i ragazzi imparino a usare i social network, attenti alle loro tante insidie come anche ai messaggi positivi che veicolano. Decisivo è il ruolo dei genitori che, a loro volta, devono prendere coscienza delle trappole che i figli possono incontrare. Con questo spirito, Alberto Barachini lancia una campagna di spot che sarà trasmessa da Rai1, Rai2, Rai3 e Rai News.

Il sottosegretario con delega all’editoria e all’informazione individua in Caterina Balivo la “testimonial d’eccezione” – spiega – in grado di dare massima forza al contenuto dello spot.

Caterina Balivo, Alberto Barachini, Massimiliano Capitanio (AgCom) 

Un montaggio rapido

Lo spot, con un montaggio rapido, mostra alcune delle più frequenti raccomandazioni che bisogna fare ai figli quando utilizzano il web e soprattutto i social.

In famiglia bisognerebbe consigliare sempre di limitare la navigazione sulle varie piattaforme di condivisione, che non possono diventare un’ossessione.

A loro volta, mamma e papà devono attivare tutti i sistemi di controllo parentale, spesso trascurati, e quelli a tutela della riservatezza.

I post-it gialli

Nello spot, queste raccomandazioni sono affidate a un serie di post-it gialli attraverso cui i genitori lasciano ai figli i messaggi chiave “Conta fino a 10”, “Il tuo tempo è prezioso”, “Scegli con chi condividere”.

Spiega Barachini: “Proteggere la privacy dei minori e sensibilizzare i genitori alla navigazione sicura dei loro figli è una priorità assoluta. I tanti casi di cronaca hanno messo tragicamente in luce che cosa possa accadere a fronte di una vita online inconsapevole o gestita con superficialità”.

E ancora: “Noi vogliamo che usare i social sia, invece, una esperienza positiva e garantita dalla responsabilità che tutti noi dobbiamo assumerci: istituzioni, genitori, piattaforme. Meta (Facebook), a questo proposito, ha sposato questa nostra iniziativa proprio perché vuole assumersi questa responsabilità”.

Un fermo immagine dello spot 

Il sostegno di Meta

Dice Angelo Mazzetti, Responsabile Relazioni Istituzionali di Meta in Italia: “I social media offrono enormi vantaggi per gli adolescenti: esprimere se stessi, condividere momenti, scoprire il mondo che li circonda e connettersi con le altre persone”.

"Per questo, vogliamo che, quando si connettono, lo facciano in un ambiente sicuro, con il sostegno dei genitori che rappresentano una guida fondamentale nella loro vita quotidiana”.

"Negli ultimi anni, abbiamo sviluppato oltre 50 strumenti dedicati alla sicurezza e al benessere degli adolescenti e delle loro famiglie sulle nostre piattaforme”.

Il modello di Canberra

Il sottosegretario Barachini lancia la campagna di spot perché non si sente del tutto garantito dal nostro modello: "Certamente – sottolinea – la via italiana di consentire l'utilizzo ai minori di 13 anni sotto il controllo dei genitori o a 14 anni in via preliminare ha delle opportunità ma anche dei rischi”.

Nello stesso tempo, Barachini non guarda al modello australiano, dove la navigazione sulle piattaforme di condivisione è vietata fino ai 16 anni: “Ogni Paese – dice il sottosegretario – fa le sue valutazioni”.

Il ruolo di AgCom

Ecco Massimiliano Capitanio, commissario all’AgCom: “Il parental control oggi in Italia esiste. Compie un anno all'insaputa della maggior parte degli italiani l'introduzione del parental control su tutte le Sim intestate a minori di 18 anni”. Il sistema “filtra e blocca milioni di contenuti ogni giorno per adulti: violenza, gioco d'azzardo, bullismo, sette, contenuti che diffondono odio e discriminazioni e pratiche che possono danneggiare la salute''.

Ma i dati Istat dicono che – su 3,4 milioni di ragazzi in possesso di un cellulare – solo 600mila hanno attivato il parental control, “perché le Sim intestate ai minori sono pochissime e la maggior parte sono in capo ai genitori".

Il Garante Agcom, assicura Capitanio, "è impegnato costantemente in questi strumenti di civiltà digitale''.

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