Ristrutturazione Beko: golden power spuntato e l’azienda va avanti
di Giovanni PonsMilano — Nel tavolo di confronto con Beko, l’azienda «ci ha assicurato che nessuno stabilimento sarà chiuso e nessun licenziamento sarà effettuato nel prossimo anno, mentre proseguirà il confronto con le forze sociali e sindacali affinché sia davvero presentato un piano che rispetti la prescrizione della golden power che in estrema ratio può far scattare un provvedimento sanzionatorio». Il ministro Adolfo Urso nella vertenza su Beko Europe, continua ad agitare la minaccia del Golden power, cioé i poteri speciali in mano al governo per prevenire problemi di sicurezza o ordine pubblico in caso di operazioni di acquisto o ristrutturazione sul territorio italiano. In realtà quest’arma appare spuntata perché nel maggio 2023, quando il governo approvò l’acquisto da parte di Beko dei 5 stabilimenti italiani ex Whirlpool, le prescrizioni non furono così stringenti come dice il ministro. Letteralmente nel Dpcm è scritto che Beko Europe deve «porre in essere qualsiasi impegno finalizzato ad evi…
Milano — Nel tavolo di confronto con Beko, l’azienda «ci ha assicurato che nessuno stabilimento sarà chiuso e nessun licenziamento sarà effettuato nel prossimo anno, mentre proseguirà il confronto con le forze sociali e sindacali affinché sia davvero presentato un piano che rispetti la prescrizione della golden power che in estrema ratio può far scattare un provvedimento sanzionatorio». Il ministro Adolfo Urso nella vertenza su Beko Europe, continua ad agitare la minaccia del Golden power, cioé i poteri speciali in mano al governo per prevenire problemi di sicurezza o ordine pubblico in caso di operazioni di acquisto o ristrutturazione sul territorio italiano. In realtà quest’arma appare spuntata perché nel maggio 2023, quando il governo approvò l’acquisto da parte di Beko dei 5 stabilimenti italiani ex Whirlpool, le prescrizioni non furono così stringenti come dice il ministro. Letteralmente nel Dpcm è scritto che Beko Europe deve «porre in essere qualsiasi impegno finalizzato ad evitare sovrapposizioni di produzioni di stabilimenti italiani ed europei».
Una sorta di “best effort”, come si dice in gergo, senza vincoli e che non riguarda la tutela dell’occupazione ma la sovrapposizione di produzioni. Mentre Beko nel suo piano di ristrutturazione presentato il 20 novembre scorso ha scritto che intende chiudere le filiere del lavaggio e della refrigerazione negli stabilimenti di Comunanza (Ascoli Piceno, 332 dipendenti), Siena (300 dipendenti) e Cassinetta (Varese, 2087 dipendenti), per puntare tutte le sue carte su forni, piani cottura e microonde, inclusa la ricerca e sviluppo, investendo 110 milioni e garantendo il posto ad altri 2300 dipendenti.
Secondo il management, infatti, la concorrenza cinese e coreana nel settore del freddo è diventata insostenibile per i gruppi europei, per ogni frigorifero prodotto oggi Beko perde 40 euro, su ogni lavatrice venduta a 390 euro Beko guadagna solo 10 euro mentre i cinesi 80. E neanche riducendo i costi fissi delle società ex Whirlpool in Italia, cioé tagliando il 43% dei 1560 cosiddetti colletti bianchi, il conto economico nelle produzioni del freddo torna positivo. Beko Europe vuole dunque andare avanti con la ristrutturazione tanto che nell’anno appena trascorso si è già accordata con i lavoratori per chiudere 4 fabbriche in Polonia e una in Gran Bretagna, mantenendo sempre attivi i due stabilimenti in Romania che hanno costi fissi e variabili più bassi.
Per l’Italia la trattativa è più complessa e il management di Beko, come confermato da Urso, si è impegnato a non chiudere e non fare tagli per tutto il 2025, sopportando altri 150 milioni di perdite. Ma non perché lo prevede il Golden power. Tuttavia l’azienda non vuole andare oltre il 2025 e il 10 dicembre prossimo, nella nuova riunione del tavolo di crisi, il piano di chiusure e tagli verrà confermato. L’azienda, a quanto si è potuto apprendere, si mostrerà aperta a discutere solo delle conseguenze e delle modalità con cui verranno trattate le uscite dal 2025 in poi. Dunque la trattativa al momento si annuncia in salita anche perché al tavolo saranno sedute ben 105 persone in rappresentanza dei vari territori, essendo i siti produttivi molto sparsi su tutta la penisola. E che rischia di protrarsi per tutto il 2025.