Milano — In Open Fiber la Cdp va avanti in ogni caso, con o senza il socio Macquarie. La fumata bianca nel cda della Cassa è arrivato ieri pomeriggio con la delibera di partecipare a un nuovo aumento di capitale fino a 1,1 miliardi, pro quota o anche interamente. La società presieduta da Giovanni Gorno Tempini e gestita da Dario Scannapieco controlla il 60% di Open Fiber e ha inviato una lettera al cda della partecipata confermando la sua volontà a ricapitalizzare. I dubbi riguardano solo il fatto se all’aumento parteciperà anche il fondo australiano Macquarie che controlla il 40%.
Dal fondo guidato in Italia da Gianluca Ricci, infatti, non sarebbe arrivata una lettera impegnativa dello stesso tenore, ma soltanto un rinnovato impegno a sostenere la società ma senza …
Milano — In Open Fiber la Cdp va avanti in ogni caso, con o senza il socio Macquarie. La fumata bianca nel cda della Cassa è arrivato ieri pomeriggio con la delibera di partecipare a un nuovo aumento di capitale fino a 1,1 miliardi, pro quota o anche interamente. La società presieduta da Giovanni Gorno Tempini e gestita da Dario Scannapieco controlla il 60% di Open Fiber e ha inviato una lettera al cda della partecipata confermando la sua volontà a ricapitalizzare. I dubbi riguardano solo il fatto se all’aumento parteciperà anche il fondo australiano Macquarie che controlla il 40%.
Dal fondo guidato in Italia da Gianluca Ricci, infatti, non sarebbe arrivata una lettera impegnativa dello stesso tenore, ma soltanto un rinnovato impegno a sostenere la società ma senza impegni concreti. Open Fiber ha però urgentemente bisogno di 2 miliardi di risorse fresche per portare avanti il suo piano di cablatura di 2,2 milioni di numeri civici e 1 milione di unità immobiliari entro giugno 2026. Dei 2 miliardi, il 45% deve arrivare dagli azionisti e il 55% da un nuovo finanziamento da parte di un pool di banche.
La riunione del cda di ieri serviva proprio a sbloccare l’iniezione di capitale da parte dei soci. Il fondo Macquarie in effetti aveva già deliberato l’estate scorsa il versamento di 420 milioni nella società della fibra, ma per procedere all’esecuzione ha detto di aver bisogno della garanzia che il piano complessivo di Open Fiber venga ridotto di almeno 150 mila numeri civici per renderlo sostenibile. Una sicurezza in tal senso potrà arrivare solo a fine anno con la Legge di Bilancio che dovrebbe prevedere la riduzione del perimetro da coprire. Oltre ad altri 610 milioni come contributo per le aree bianche (quelle a fallimento di mercato) dovuti per la maggiorazione dei costi sopravvenuta negli anni scorsi.
La delibera presa da Cdp dovrebbe dunque sbloccare la chiusura del finanziamento con le banche e salvare la società dal fallimento. Ma se Macquarie non dovesse partecipare pro quota all’aumento di capitale e venisse diluita pesantemente nel capitale di Open Fiber si rischia l’apertura di un contenzioso.