Censis, italiani più poveri: “Un Paese che galleggia”
di Rosaria AmatoROMA — Un Paese dove neanche l’aumento dei lavoratori riesce a creare ricchezza, lo dimostra il Pil tornato a una crescita dello zero virgola. Ma dove anche le prospettive personali sono sconfortanti: l’85,5% degli italiani è convinto che sia molto difficile risalire nella strada sociale. L’Italia che emerge dal 58° Rapporto Censis non è più neanche così tanto orgogliosa della propria storia: per il 32,4% degli intervistati la Cappella Sistina è stata affrescata da Giotto o Leonardo, e uno su cinque ritiene che Giuseppe Mazzini sia stato un politico della Prima Repubblica. Un ceto medio impoverito: negli ultimi 20 anni il reddito disponibile lordo pro-capite si è ridotto in termini reali del 7%, e la ricchezza netta è diminuita del 5,5%. La percentuale di persone a rischio di povertà, dopo i trasferimenti sociali, è pari al 18,9%, contro una media Ue del 16,2%.
ROMA — Un Paese dove neanche l’aumento dei lavoratori riesce a creare ricchezza, lo dimostra il Pil tornato a una crescita dello zero virgola. Ma dove anche le prospettive personali sono sconfortanti: l’85,5% degli italiani è convinto che sia molto difficile risalire nella strada sociale. L’Italia che emerge dal 58° Rapporto Censis non è più neanche così tanto orgogliosa della propria storia: per il 32,4% degli intervistati la Cappella Sistina è stata affrescata da Giotto o Leonardo, e uno su cinque ritiene che Giuseppe Mazzini sia stato un politico della Prima Repubblica. Un ceto medio impoverito: negli ultimi 20 anni il reddito disponibile lordo pro-capite si è ridotto in termini reali del 7%, e la ricchezza netta è diminuita del 5,5%. La percentuale di persone a rischio di povertà, dopo i trasferimenti sociali, è pari al 18,9%, contro una media Ue del 16,2%.
Anche il welfare arretra, e non garantisce più le solide tutele del passato: oltre la metà degli italiani ha fatto ricorso ai propri risparmi per pagare le spese mediche tra il 2013 e il 2023, tanto che si è registrato un balzo del 23% in termini reali della spesa sanitaria privata pro-capite, che l’anno scorso ha superato complessivamente i 44 miliardi di euro. Il 78,5% teme, in presenza di una malattia, di non poter contare sul servizio pubblico. Mentre il 75,7% pensa che non avrà una pensione adeguata, un tasso che tra i più giovani sale all’89,8%.
Eppure, non ci sono spinte al miglioramento: gli italiani, semplicemente, galleggiano. Anzi, per dirla con Massimiliano Valerii, che insieme a Giorgio De Rita ha presentato al Cnel il Rapporto di quest’anno, «la sindrome italiana è la continuità nella medietà, in cui restiamo intrappolati». Sempre più disincantati e sfiduciati, come dimostra il tasso di astensione record del 51,7% alle ultime elezioni europee. E sempre più chiusi in se stessi: nonostante negli ultimi dieci anni sia stata concessa la cittadinanza italiana a quasi un milione e mezzo di stranieri, dato che colloca l’Italia al primo posto nella Ue, per il 57% degli intervistati “l’italianità” viene determinata solo dalla discendenza diretta da italiani, e per il 14% è persino associata a determinati tratti somatici.
All’ostilità verso il nuovo si affianca l’affievolimento della spinta verso il benessere: i patrimoni, tramandati di padre in figlio, si concentrano sempre di più, anche per via della diminuzione della popolazione. L’industria arretra, e il turismo compie impressionanti balzi in avanti, ma un “tasso di sostituzione” non è neanche ipotizzabile, sottolinea il Censis, dal momento che la produttività del terziario negli ultimi 20 anni ha registrato una riduzione del valore aggiunto per occupato dell’1,2%, mentre quella dell’industria è aumentata del 10%.
I giovani, per quanto molto più preparati che in passato, (il 31,7% degli occupati tra i 25 e i 34 anni ha una laurea, contro il 14% del 2019), stentano a trovare sbocchi lavorativi soddisfacenti, in un mercato che, nonostante l’aumento di quest’anno, avrebbe bisogno ancora di oltre tre milioni di lavoratori per arrivare alla media Ue. E così vanno via: dal 2013 al 2022 sono espatriati circa 352 mila italiani tra i 25 e i 34 anni, tra loro il 37,7% ha una laurea.
La rarefazione dei servizi pubblici, l’allentamento della coesione sociale, la questione giovanile, le ipoteche sul sistema del welfare, l’insicurezza che rende inquieti gli italiani: «Galleggiare abilmente non ci protegge da una lunga serie di inconvenienti», conclude il Censis. Non si può continuare a stare alla finestra: «C’è bisogno di futuro», conclude Giorgio De Rita, una «sfida che richiama tutte le componenti della società italiana».