ROMA — Il governo corregge la manovra. Declinandola a favore delle imprese, le più trascurate dalle prime tre leggi di bilancio del governo Meloni. L’idea che si fa strada, benedetta da Palazzo Chigi e a cui lavora il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è quella di cancellare un incentivo mai del tutto digerito da Confindustria, la superdeduzione fino al 130%, e sostituirlo con l’Ires premiale, un taglio dell’imposta alle aziende che reinvestono gli utili. «Occorre coraggio, il 2025 sarà un anno difficile», spinge in queste ore il presidente degli industriali Emanuele Orsini. Un invito che sembra fare breccia. E trasformarsi in modifica alla finanziaria. Sul tavolo, un intervento da almeno 2 miliardi. Ritenuti comunque insufficienti dalle imprese. Ma un segnale.
ROMA — Il governo corregge la manovra. Declinandola a favore delle imprese, le più trascurate dalle prime tre leggi di bilancio del governo Meloni. L’idea che si fa strada, benedetta da Palazzo Chigi e a cui lavora il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è quella di cancellare un incentivo mai del tutto digerito da Confindustria, la superdeduzione fino al 130%, e sostituirlo con l’Ires premiale, un taglio dell’imposta alle aziende che reinvestono gli utili. «Occorre coraggio, il 2025 sarà un anno difficile», spinge in queste ore il presidente degli industriali Emanuele Orsini. Un invito che sembra fare breccia. E trasformarsi in modifica alla finanziaria. Sul tavolo, un intervento da almeno 2 miliardi. Ritenuti comunque insufficienti dalle imprese. Ma un segnale.
Scambio di incentivi
Da sola la superdeduzione vale 1 miliardo e 336 milioni. L’incentivo, da subito criticato da Confindustria perché poco agile nell’applicazione, doveva stimolare le maggiori assunzioni stabili e per questa via abbassare le imposte alle aziende. Non è andata così. E ora che il governo Meloni l’ha riconfermata per un altro anno, viale dell’Astronomia si è messa di traverso.
Molto più utile concentrarsi sulla riforma dell’Ires, tra l’altro prevista dalla delega fiscale che la premier Meloni ha affidato al viceministro Maurizio Leo. Di qui l’idea di un’Ires più bassa – la richiesta è di cinque punti in meno, dal 24 al 19% – a chi mantiene almeno il 70% di utili in azienda per investimenti o assunzioni. Cinque punti sono tanti e costosi. Ma il principio è passato.
Le imprese trascurate
Trovare altri 700 milioni (almeno) e arrivare a 2 miliardi pare un traguardo abbordabile. Il ministro Giorgetti proverà ad andare oltre. L’anno scorso, in audizione alla legge di bilancio per il 2024, non si nascondeva: «Riconosco che abbiamo fatto meno per le imprese, ma c’è il Pnrr».
Sia Bankitalia che Istat osservavano che l’abolizione dell’Ace da 4,82 miliardi (un incentivo alla capitalizzazione, tolto per finanziare il taglio dell’Irpef) era solo in parte compensato dalla nuova superdeduzione da 1,3 miliardi.
Le imprese insomma perdevano quasi 5 miliardi e in cambio ne ricevevano uno. Non solo. La superdeduzione, nei calcoli dei tecnici, portava l’Ires giù del 3,1%, ma la cancellazione dell’Ace la faceva crescere del 13,7%. Alla fine le tasse salivano del 10%.
Mano tasse alle imprese
Il gioco insomma non valeva la candela. E quest’anno almeno un quarto delle aziende se n’è accorto. Così il nuovo presidente di Confindustria è tornato a battere cassa. Osservando che va bene una manovra tutta spostata sui lavoratori dipendenti e sulle famiglie, con il doppio taglio di cuneo e Irpef, per sostenere i consumi.
Ma anche le imprese sono in difficoltà, la produzione industriale cala da 20 mesi, le richieste di cassa integrazione crescono. Nel vertice politico a casa della premier del 24 novembre, mentre l’Italia del tennis vinceva la Coppa Davis, gli alleati di governo avevano dato mandato a Giorgetti per riaprire la manovra su tre temi: forze dell’ordine, politiche sociali e settori produttivi. L’ultimo punto ora viene al pettine: meno tasse alle imprese.