Simona Alberini, 30 anni da manager nelle multinazionali: “Tutti i lavori sono per le donne”
di Patrizia CapuaHa mosso i primi passi nella professione di manager in un’Italia che nel 1994 cresceva a doppia cifra. Simona Alberini è da poco più di un anno country holding officer per il nostro paese e presidente del consiglio di amministrazione di Abb Italia, multinazionale svizzero-svedese che si occupa di elettrificazione, robotica, automazione e motion in oltre 100 nazioni. È responsabile di tutta l’attività fiduciaria secondo la normativa locale e le policy di gruppo e di svariate funzioni eccetto il business. Abb è leader tecnologico, un’industria 5.0, ogni giorno migliaia di applicazioni, continui input che arrivano dall’hi-tech. Il compito di Alberini è di gestire tutto quello che accompagna un cambiamento legislativo, tutto ciò che impatterà sulla normativa come l’intelligenza artificiale e ha conseguenze sugli investimenti dell’impresa e sui benefici fiscali.
Nata a Vittorio Veneto, sulle rive del fiume Meschio, nel 1971, quarta di quattro figli, da mamma avellinese, Maria, e papà emilia…
Ha mosso i primi passi nella professione di manager in un’Italia che nel 1994 cresceva a doppia cifra. Simona Alberini è da poco più di un anno country holding officer per il nostro paese e presidente del consiglio di amministrazione di Abb Italia, multinazionale svizzero-svedese che si occupa di elettrificazione, robotica, automazione e motion in oltre 100 nazioni. È responsabile di tutta l’attività fiduciaria secondo la normativa locale e le policy di gruppo e di svariate funzioni eccetto il business. Abb è leader tecnologico, un’industria 5.0, ogni giorno migliaia di applicazioni, continui input che arrivano dall’hi-tech. Il compito di Alberini è di gestire tutto quello che accompagna un cambiamento legislativo, tutto ciò che impatterà sulla normativa come l’intelligenza artificiale e ha conseguenze sugli investimenti dell’impresa e sui benefici fiscali.
Nata a Vittorio Veneto, sulle rive del fiume Meschio, nel 1971, quarta di quattro figli, da mamma avellinese, Maria, e papà emiliano, Francesco, Simona Alberini è arrivata in Abb nel 2014 con il grado di head of tax Italy e successivamente regional tax manager per l’area South Europe, divenendo membro effettivo del group tax strategy board nell’headquarter svizzero di Abb. In tasca una laurea in Economia e commercio conseguita all’università di Ca’ Foscari, a Venezia e l’esperienza maturata negli anni, a partire dallo studio di commercialista in cui è arrivata subito dopo l’università per occuparsi di revisione contabile. “Avevamo buoni clienti che sviluppavano le loro attività. Uno di questi, Permasteelisa, una multinazionale italiana delle costruzioni, mi chiese se volevo andare a lavorare da loro, avrei dovuto settare la parte amministrativa, in prima linea con i clienti e le aziende”. Un’avventura professionale che durerà cinque anni.
Alberini nel ruolo di group corporate & stock exchange manager è responsabile di una sessantina di società. “In quegli anni il mercato delle aziende era florido, si acquistavano e vendevano con facilità, non c’erano consulenti e io ero quasi sempre dai notai. Dopo poco tempo decidemmo di quotarci, ed è stata un’esperienza formativa”. Quando aveva 27 anni un’altra multinazionale, Electrolux, gruppo Zanussi, la chiama per una mansione diversa, cioè responsabile fiscale del gruppo in Italia. “Ero combattuta, pensavo fosse necessaria una figura ad hoc. La sera andavo per i colloqui a Pordenone. Volevano proprio me, con le mie competenze. Iniziai un nuovo percorso. Poi aggiunsero responsabilità societaria e altre funzioni finché si creò per me un incarico di corporate manager perché gestivo tutta la parte finance, i sistemi tecnologici, it, privacy, real estate, parte di business, progetti europei”.
Alberini in una veste molto simile al ceo di oggi, lavora tra Pordenone, Bruxelles e Stoccolma, maturando una visione ampia e formativa per i successivi 11 anni. “Electrolux era un’azienda manageriale, le paghe venivano gestite internamente, con un numero incredibile di dipendenti. Quella di prima al confronto mi sembrava un’azienda, pur multinazionale, ma di diversa portata”. Con Electrolux cambia molto. Sistemi informativi fortissimi, una visione dell’economia più complessa. “Ma anche il mondo cominciava a mutare: produzioni di massa in un settore divenuto maturo, marginalità del due per cento, spinte a spostare la produzione all’Est. Visione ottimista che si scontrava con tendenze divenute problematiche”. Era ora di cambiare, e di nuovo, anche per Simona Alberini. “Ma non perché l’azienda non andasse bene, è che ti dai delle nuove sfide. Mi guardavo un po’in giro, se succede succede”.
E succede che Abb la trova e le ripropone l’incarico di direttore degli affari fiscali. “Ci piacciamo e decido di rimettermi in gioco”. Abb acronimo di Asea Brown Boveri, ha sede a Zurigo, è quotata al Six Swiss exchange e al Nasdaq Stockholm, ed è classificata nel 2018 al 341 posto nella lista di Fortune Global 500. Il Gruppo ha oltre 140 anni di storia e più di 105mila dipendenti in tutto il mondo, un fatturato di 32,2 miliardi di dollari, +14 per cento sul 2022. In Italia opera al nord e al centro, occupa 5mila persone per un fatturato 2023 di 3.12 miliardi di euro (37 per cento Italia, 63 per cento estero). Il suo headquarter è a Sesto San Giovanni, roccaforte industriale di Milano e ha sette stabilimenti produttivi: Garbagnate Monastero (Lecco), Ossuccio (Como), Genova, Dalmine (Bergamo), San Giovanni Valdarno (Arezzo), Santa Palomba (Roma), Frosinone. Queste business area si dedicano a servire utility, industrie e clienti nei settori dei trasporti e delle infrastrutture. Santa Palomba è il centro di eccellenza mondiale per lo sviluppo di interruttori differenziali modulari: ogni anno ne vengono prodotti più di 16 milioni. Insieme a Dalmine e Frosinone, è sia un sito Mission zero che fabbrica Lighthouse, intelligente, per il suo impegno nella digitalizzazione e innovazione in ambito produttivo.
Nel corso degli anni il Gruppo in Italia ha integrato le esperienze e le competenze di alcuni tra i più rinomati marchi del panorama elettromeccanico nazionale che hanno contribuito alla storia industriale del Paese, come Ercole Marelli, Sace, Iel, Ansaldo Trasformatori e Elsag Bailey. La sede di Milano è lontana dalla famiglia. “All’inizio mi spaventò il traffico. Mi dicevo non ce la farò mai ad arrivare puntuale in ufficio, avevo preso casa a 25 chilometri di distanza. Nella prima settimana sono arrivata alle 7 e un quarto. Piano piano le cose hanno trovato la loro sistemazione. Lavoravo molto con la Svizzera, con Zurigo, nel group tax strategy, da lì definivamo le linee guida per le problematiche fiscali dei diversi paesi”. A fine ottobre 2022, in regime di smart working, si apre per la manager la possibilità di accedere a un ruolo che assomigliava di più a quello ricoperto in Electrolux. “Decido di candidarmi e ora eccoci qui dopo quasi due anni”.
In azienda Alberini è impegnata anche nel supportare progetti a favore del women empowerment e nella valorizzazione di giovani talenti. L’ultima campagna del progetto ‘Abb4Equity’ ha ottenuto un ottimo engagement sui canali social di Abb. La manager e quanti hanno lasciato un segno nella sua vita di lavoro. “A volte sono come delle meteore, arrivano e ti danno l’illuminazione. Persone che mi sono state di esempio, quelle che mi hanno assunto”. E nella vita privata. “Alcune imprenditrici con la parola giusta al momento giusto, nei momenti bui che pure ci sono stati, di indecisione. Loro non lo sanno, ma mi hanno offerto la chiave di lettura adeguata. Quando lavoravo come commercialista qualcuno mi disse: ricordati che devi lavorare tanto, i risultati arrivano solo così. Amici che mi hanno sostenuto e mi hanno incoraggiato a non mollare mai, di fare più che posso”.
La generosità, la capacità di dare, di aiutare, di non tirarsi mai indietro, un altro capitolo. “Fare per gli altri, per i colleghi, aiutare le persone a stare meglio e su questo si può lavorare tanto, è cosa bellissima. Sono volontaria fuori dall’ufficio. Aiuto donne che hanno avuto difficoltà, violenze di genere, aiuto gli anziani, lo faccio nel mio tempo libero. Spesso, in 30 anni di professione, ci sono stati la paura e sensazioni di fragilità”.
Lo spirito di sacrificio che deriva dalla famiglia. “Sicuramente viene da lì. Mamma insegnante, papà manager, sono esempi genitoriali, poche parole, ci riflettevo, sentivo i dialoghi. Noi tre sorelle molto unite, ancora di più dopo la morte da giovane di Sandro, il quarto fratello. Mio papà mi disse avrei piacere che tu studiassi Economia. E io l’ho fatto, volevo scegliere Giurisprudenza e ho fatto Economia. C’era un mondo in cui tu ascoltavi queste persone, io vengo da una famiglia sana”. Un compagno, una nipotina che è la gioia degli zii. Convivere con impegni lavorativi, tra alti e bassi, il rispetto reciproco, il lavoro è una quota importante. Tra le passioni c’è la lettura, con tanti libri di filosofia e di fantarcheologia sulle origini della civiltà antica, il tennis, la cucina, le vacanze in Tanzania. “E mi dedico agli affetti, mia madre, mia suocera, lo faccio con impegno e grande amore. Ho un messaggio: il rapporto genitoriale è bello e andrebbe coltivato, inviterei tutti a curarlo, è la cosa che ti dà di più nella vita”.
L’invito come cittadina è ad aiutare le persone. “Sono bucolica, abituata ad avere rispetto per la natura. Ritrovare le nostre dimensioni umane sosterrebbe la società. Spero ancora di ingaggiare delle sfide, dei cambiamenti in azienda, di fare cose nuove e farle bene, mi vedo sempre un po’ in evoluzione, fa parte del mio essere. Ho subito anche delle ingiustizie nella professione, nelle aziende precedenti, ho saputo gestirle nella maniera migliore, accade a tutti, non solo a noi donne. Ho fatto tantissima gavetta, ma posso dire di non aver preso strade sbagliate. Se le donne oggi per affrontare la maternità si sentono costrette a lasciare il lavoro è un problema del paese, una questione di sistema. Io sono positiva, veloce, faccio cento cose, ma l’invito sarebbe calmiamoci un attimo, facciamo un passo indietro, il vivere è complicato”.
Un’attività quella di Simona Alberini in un ambito che può sembrare prevalentemente maschile. “Tutti i lavori sono per le donne, lo sostengo. Nel progetto inaugurato due mesi fa, che coinvolge 25 studentesse dell’area stem, facciamo coaching affiancate dai nostri colleghi. Ci teniamo moltissimo a portare in azienda più donne di quel settore di studi che copre tante discipline diverse e in questo modo si può arricchire un territorio”. Tre chiavi di lettura: sostenibilità, gender diversity, desiderio di agevolare il progresso sociale. “Investire nei giovani è il passo più etico che un’azienda possa compiere”.