L’ultimo monito è arrivato da Christine Lagarde: urgono progressi concreti verso l’unione europea dei mercati dei capitali. È un passaggio centrale, ha spiegato la presidente della Bce in questo modo allineandosi a Mario Draghi, affinché l’Ue diventi «più resiliente in un mondo economico sempre più frammentato».
Cosa significa, nel concreto, unire i mercati dei capitali europei? Benché se ne parli spesso, ritiene Lukas Plattner, partner di Advant Nctm, «il concetto rimane fumoso. Non credo possa essere una concentrazione delle società di gestione, non sarebbe fattibile anche per accenti concorrenziali, ma dovrebbe essere l’unificazione digitale delle piattaforme e il consolidamento delle controparti e dei depositari centrali», ruoli oggi in Italia svolti rispettivamente dalla Cassa di compensazione e da Monte Titoli.
Sul punto concorda Anna Kunkl, senior partner di Be Shaping The Future (Gruppo Engineering), convinta che per un’efficace unione dei mercati dei capitali «serva un int…
L’ultimo monito è arrivato da Christine Lagarde: urgono progressi concreti verso l’unione europea dei mercati dei capitali. È un passaggio centrale, ha spiegato la presidente della Bce in questo modo allineandosi a Mario Draghi, affinché l’Ue diventi «più resiliente in un mondo economico sempre più frammentato».
Cosa significa, nel concreto, unire i mercati dei capitali europei? Benché se ne parli spesso, ritiene Lukas Plattner, partner di Advant Nctm, «il concetto rimane fumoso. Non credo possa essere una concentrazione delle società di gestione, non sarebbe fattibile anche per accenti concorrenziali, ma dovrebbe essere l’unificazione digitale delle piattaforme e il consolidamento delle controparti e dei depositari centrali», ruoli oggi in Italia svolti rispettivamente dalla Cassa di compensazione e da Monte Titoli.
Sul punto concorda Anna Kunkl, senior partner di Be Shaping The Future (Gruppo Engineering), convinta che per un’efficace unione dei mercati dei capitali «serva un intervento nel post trading», termine con cui si intendono tutte quelle attività che consentono la realizzazione dello scambio effettivo tra strumenti finanziari e la somma pattuita per acquistarli.
Secondo Kunkl, che per Assiom Forex ha preparato lo studio “Verso la capital markets union: sfide e opportunità per le infrastrutture di mercato”, l’interoperabilità tra Borse «può realizzarsi quando anche il post trading è moderno, ma in Europa ha ancora una connotazione nazionale: da noi ci sono 37 Depositi centrali titoli (tra cui Monte Titoli) contro uno solo in America e 18 Clearing House contro le cinque statunitensi».
Tale frammentazione si traduce in una maggiore debolezza delle Borse europee. Guardando ai dati dal 2021 al 2023, sottolinea Kunkl, emergono così «una capitalizzazione scarsa rispetto agli Stati Uniti, un andamento dei volumi azionari non brillante, sebbene comunque Euronext abbia registrato buone performance, e un numero inadeguato di Ipo: -55% di nuove aziende quotate in Europa rispetto al 2021».
Meno Ipo sul mercato europeo
Nel terzo trimestre del 2024, evidenzia l’ultimo osservatorio sulle Ipo di Pwc, l’Europa ha sperimentato «una fase di quotazioni in Borsa meno intensa del solito, dovuta sia alle elezioni in diversi Paesi sia alle novità regolatorie». Tutti eventi che «hanno condotto molte società a rimandare l’Ipo in attesa di un quadro politico più tranquillo e di una riduzione della volatilità di mercato».
Anche Piazza Affari riflette queste tendenze, in alcuni casi amplificandole. Basti pensare alle continue offerte pubbliche lanciate per condurre fuori dalla Borsa Italiana (delisting) gruppi di dimensioni medie e grandi, solo in parte controbilanciate dalle Ipo, che in genere coinvolgono gruppi ben più piccoli.
«In Europa - commenta Alberto Villa, responsabile equity research di Intermonte - la frammentazione delle regole e la mancanza di criteri comuni sono tra le motivazioni per cui i prezzi non rappresentano i reali valori fondamentali, portando a un aumento dei delisting. Inoltre, società interessanti, soprattutto in settori come quello tecnologico e consumer, propendono per la quotazione sul mercato americano pur avendo sede in Europa». Per esempio, le italiane Genenta Science e Stevanato si sono quotate oltre oceano.
I delisting a Piazza Affari nel 2024
«Senza una reale unione del mercato dei capitali - aggiunge Villa - a livello europeo si corre il rischio di un progressivo e inesorabile impoverimento dei listini. Occorre intervenire rapidamente per rilanciare i mercati dei capitali, che svolgono un ruolo fondamentale nell’indirizzare le risorse verso iniziative imprenditoriali in grado di creare crescita economica ed occupazione».
Secondo Plattner, «per canalizzare il risparmio verso le imprese Ue ed evitare che vada verso quelle extra Ue, servono incentivi fiscali. Lo schema ideale dovrebbe essere quello di prodotti di risparmio e previdenziali/assicurativi incentivati per investire nelle imprese europee». In Italia, un passo in questa direzione è stato fatto con i Pir, ma occorrono correttivi per evitare, come accaduto, che si vendano i prodotti allo scadere del beneficio fiscale.
In direzione dell’unione dei capitali, secondo Kunkl, le aggregazioni tra Borse «non devono fermarsi» e anche l’offerta di dati «presenta spazi di crescita». Quanto poi alle attività digitali, «c’è una regolamentazione Ue ma non esiste ancora una valuta europea né Borse con una presenza significativa del business di criptovalute e criptoasset».
Per Plattner, è necessario accelerare i processi già in atto per favorire «la condivisone dei dati al fine di arrivare a una piattaforma globale di negoziazione a livello Ue a cui sono interconnesse le diverse trading venue (luoghi di scambio) regionali». L’idea è quella di arrivare ad avere «Ipo su base nazionale ma scambi su base europea, che consentano all’investitore di accedere da tutti i punti in Ue a strumenti finanziari con un unico prezzo». L’esperto suggerisce poi di «allargare le competenze dell’Esma», l’autorità delle Borse europee, e di «centralizzare le sanzioni, oggi troppo diversificate».
In questo quadro, nota Alessandro Carretta, presidente di Nedcommunity, il lavoro per la nuova Commissione europea non mancherà. «All’unione Bancaria - afferma - manca il completamento del terzo pilastro e l’unione dei mercati dei capitali costituisce ancora un obiettivo. Tra gli ostacoli che la Commissione dovrà affrontare c’è la necessità di assicurare una fiscalità omogenea, che riguardi in particolare le imprese e gli investimenti finanziari, e di armonizzare le leggi nazionali sull’insolvenza».
Per Carretta, «allargare il campo di gioco per investitori e imprese emittenti necessita quindi di un approccio d’insieme, che solo una forte volontà politica può assicurare. Anche la governance gioca un ruolo fondamentale: board delle imprese competenti e bene assortiti sono un fattore di attrazione per gli investitori».